Come riuscire a vivere il momento presente
Pubblicato il 24 aprile 2009
L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT)
La terapia cognitiva comportamentale si è molto evoluta nel corso degli anni. La prima onda, poneva l’accento sulla terapia comportamentale, la seconda onda, sulla terapia cognitiva, entrambe hanno dato importanza al contenuto, per cui ai fenomeni psicologici problematici. Recentemente si è affermata una terza onda della terapia cognitiva-comportamentale, che pone l’accento sul contesto e sulla funzione. Tra le tecniche della terapia cognitiva-comportamentale di terza generazione rientra l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT).
L’ACT è una psicoterapia che si fonda sulla Relational Frame Therapy, la quale mette in evidenza come, il linguaggio che conferisce all’essere umano un’intelligenza superiore, implichi inevitabilmente un livello elevato di sofferenza, poiché “blocca le persone”, impedendo di combattere contro la loro vita interiore.
Con l’ACT le persone accettano ed agiscono attivamente nelle loro vita, anche se ci sono circostanze ed eventi che non dipendono da noi, come ad esempio un lutto.
L’ACT cerca di favorire l’accettazione della propria vita interiore (pensieri, immagini), anche se questa può risultare sgradevole e difficile, proprio da accettare.
Attraverso l’ACT si agisce per impedire alla persona di rifugiarsi nelle trappola dell’evitamento. Uno degli obiettivi principali dell’ACT è quello di favorire la crescita psicologica dell’individuo, portandolo ad essere pienamente in contatto con il momento presente.
L’ACT fa ricorso a tecniche di mindfulness, che facilitano il cambiamento comportamentale andando ad agire sulle esperienze private (pensieri e sensazioni). Inoltre l’ACT fa ricorso a tecniche di psicoeducazione, azioni concrete che vanno ad agire sui valori di vita della persona.
Attraverso l’ACT si impara a rimanere nel flusso continuo dell’esperienza presente. Si mira ad agire sull’evitamento esperenziale, reazione che include aspetti rispondenti ed operanti e consiste nell’evitare tutto ciò che riguarda la propria esperienza (pensieri, ricordi, impulsi.).
E’ fondamentale imparare a vivere il momento presente, pensare al passato o soffermarsi a riflettere su ciò che deve ancora accadere, non porta che all’immobilità e a perdere di vista quello che invece accade ora, nel nostro presente.
Non riuscire a vivere il presente per l’influenza del passato ed i pensieri del futuro può provocare, alla lunga, gravi forme di disagio, si vive come se gli eventi del passato stessero accadendo nel presente, questo rischia di portare le persone a vivere una vita in funzione di ciò che questi pensieri suscitano
Ogni volta che evitiamo i dolori personali, immediatamente sentiamo un senso di sollievo, per non esserci confrontati con pensieri e sensazioni fisiche dolorose, questo senso di sollievo alimenterà la strategia di attuare lo stesso evitamento in circostanze simili. Questo modo di reagire nei confronti del dolore, in realtà, non fa che aumentare i pensieri, i sentimenti e le sensazioni fisiche dolorosi.
Se una persona ha sofferto in passato (ad esempio a causa di una situazione familiare difficile) il fermarsi, oggi, a pensare e a rimuginare su ciò che è stato non fa altro che aumentare sentimenti di tristezza, ansia e autosvalutazione, inibendo così la voglia di reagire e di agire.
L’ACT attraverso le tecniche di mindfulness trova applicazione e successo per svariate patologie; in particolare risulta efficace, per la cura di patologie quali l’insonnia e tutte le forme di ansia.
Il fulcro centrale è l’accettazione della nostra vita per poi agire attivamente e, soprattutto nel qui ed ora.
Concludo questo piccolo assaggio sui principi dell’Acceptance and Commitment Therapy, con uno stralcio di Imre Kertész che non necessita di ulteriori, forse inutili, parole.
“Essere senza destino” Imre Kertész
(…) “Significa che il tempo aiuta” “Aiuta…? In cosa? “In tutto”, e ho cercato di spiegargli come è, arrivare in una stazione non proprio lussuosa ma nel complesso accettabile, pulita e graziosa, dove solo lentamente, col succedersi del tempo, tappa dopo tappa ti si chiarisce tutto quanto. Quando hai superato la prima tappa, quando sai di averla passata, già ti si presenta la prossima. Quando poi sei arrivato a conoscere tutto, allora hai anche compreso tutto. E mentre comprendi tutto, non rimani certo inattivo: già sistemi le cose nuove, vivi, agisci, ti muovi, adempi le continue richieste di ogni tappa successiva. Se però non ci fosse questa successione nel tempo e tutte queste conoscenze si riversassero su di noi in una sola volta, forse la nostra testa non riuscirebbe a sopportarle e nemmeno il nostro cuore.
Bibliografia:
- Kabat-Zinn Jon, Vivere momento per momento. Corbaccio, 2005
- Kabat-Zinn Jon, Dovunque tu vada ci sei già. TEA, 1999
- Barnes-Holmes, D., Hayes, S. C., & Dymond, S., Self and self-directed rules. In S. C. Hayes, D. Barnes-Holmes, & B. Roche (Eds.), Relational Frame Theory: A post-Skinnerian account of human language and cognition (pp. 119-139). New York: Plenum Press, 2001
- Hayes, S. C., & Strosahl, K. D., A practical guide to Acceptance and Commitment Therapy. New York: Springer, 2004
- Hayes, S.C., Strosahl, K.D., & Wilson, K.G., Acceptance and commitment therapy: An experiential approach to behavior change. New York: The Guilford Press, 1999
