Evitamento e mantenimento dell’ansia: quando rimaniamo impantanati nelle sabbie mobili dei nostri pensieri
Pubblicato il 24 novembre 2009
Quanti di noi si sono trovati bloccati di fronte ad una situazione che attendevano da molto tempo, che idealizzavano, che vivevano solo a livello cognitivo, nei pensieri?
Immagino che sia successo a molti di noi.
Evitare una situazione o un evento porta, con il tempo, ad aumentare questo circolo vizioso. E’ quello che accade spesso quando anticipiamo negativamente un evento futuro, è la trappola che porta all’insorgenza di un disturbo di panico o all’agorafobia.
Molti disturbi d’ansia si mantengono con il tempo a causa di questo fenomeno, che diventa una sorta di strategia difensiva per non entrare in contatto con l’ansia. Talvolta le persone esperiscono uno o due attacchi di panico, ma vivono continuamente nella paura che questi possano riaccadere, per questo evitano di trovarsi nelle situazioni che possano esporli ad un altro attacco di panico.
Le persone che soffrono di ansia generalizzata tendono ad evitare molti luoghi e situazioni ritenute minacciose o potenzialmente rischiose.
Coloro che soffrono di fobie specifiche eviteranno di entrare in contatto con lo stimolo, ritenuto per loro minaccioso.
I meccanismi di evitamento interagiscono con la componente cognitiva dei disturbi d’ansia, contribuendo così a cronicizzate le paure. L’intervento cognitivo-comportamentale porta all’analisi dei meccanismi di evitamento e di fuga messi in atto dalla persona. Attraverso la ristrutturazione cognitiva e l’analisi dei pensieri disfunzionali che mantengono il disturbo, la persona può, gradualmente, cominciare ad esporsi alla situazione ritenuta minacciosa o emotivamente destabilizzante e, a piccoli passi, iniziare ad essere più ‘padrona’ della propria vita.
A volte ci dimentichiamo che la vita è una sola, che il passato non può più tornare e che il futuro non lo possiamo programmare e conoscere oggi. A volte non viviamo il momento presente per le nostre mille paure..e quindi preferiamo evitare, rimandare, non esporci al dolore che il faccia a faccia con i nostri “mostri interni” potrebbe evocarci.
Vi saluto ricorrendo alle profonde parole di Borges, nella speranza che possano aiutarvi a guardare la vita da un’altra angolazione, a prenderla per mano nei momenti di sconforto, quando all’orizzonte sembra che non ci sia una via d’uscita e che il tunnel non finisca mai.
“Se io potessi vivere nuovamente la mia vita, nella prossima cercherei di commettere più errori. Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più, sarei più stolto di quello che sono stato; in verità prenderei poche cose sul serio. Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne, contemplerei più tramonti e attraverserei più fiumi; andrei in posti dove mai sono stato; avrei più problemi reali e meno problemi immaginari. Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente, producendo ogni momento della vita. È chiaro che ho avuto momenti di allegria. Ma, se potessi tornare a vivere, cercherei di avere solamente momenti buoni. Perché di questo è fatta la vita, solo di momenti da non perdere. Io ero una di quelle persone che mai andava da qualche parte senza un termometro, una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute: se tornassi a vivere, viaggerei più leggero. Se io potessi tornare a vivere, comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera e continuerei così fino alla fine dell’autunno. Girerei più volte nella mia strada, contemplerei più aurore e giocherei di più con i bambini.
Se avessi un’altra volta la vita davanti …
ma, vedete, ho ottantacinque anni e non ho un’altra possibilità”.
Jorge Luis Borges
Dott.ssa Alice Bruschi
