Stress – Strategie di prevenzione e gestione

Pubblicato il 1 marzo 2009

Secondo Selye, lo stress è la risposta non specifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso. Come tale è una reazione adattiva fisiologica che può essere prodotta da una grande varietà di stimoli, tra i quali giocano un ruolo fondamentale quelli emotivi.

Ognuno di noi sperimenta livelli differenti di stress a seconda delle situazioni in cui si trova.

Si definisce “coping” lo sforzo che la persona mette in atto sul piano cognitivo e comportamentale per fronteggiare le richieste esterne ed interne che nascono dall’interazione tra la persona e l’ambiente e che vengono valutate come estenuanti o eccessive rispetto alle risorse che si possiedono. Con il termine coping, quindi, non si fa riferimento soltanto alle azioni che l’individuo mette in atto per fronteggiare l’evento stressante, ma anche alle emozioni negative che sono associate a tale evento. L’analisi della letteratura scientifica mette in evidenza l’esistenza di numerose strategie di coping a cui fanno solitamente ricorso le persone che si trovano in situazioni di forte stress; ci sono individui che affrontano direttamente l’evento critico mettendo in atto strategie di problem solving ,altri, invece, che prendono le distanze, attraverso la fuga e l’evitamento. Sebbene questa ultima strategia, possa sembrare efficace in alcuni momenti, come nelle prime fasi di situazioni traumatiche, non risulta, però efficace a lungo termine, in quanto può potenziare le reazioni negative agli eventi esistenziali stressanti.

L’impatto che lo stress ha sulla salute dipende molto dalle risorse di coping che l’individuo utilizza quando si trova ad affrontare l’evento stressante. Si distinguono: risorse interne ed esterne. Per risorse interne si intendono i tratti di personalità e le competenze che la persona sfrutta per fronteggiare l’evento stressante. E’ stato dimostrato come soggetti che hanno la convinzione di poter influenzare gli eventi della propria vita e che vedono il cambiamento come qualcosa di positivo, hanno maggiori probabilità di fronteggiare gli effetti negativi dello stress. Persone con caratteristiche simili a quelle sopraelencate vedono la loro vita più positivamente e maggiormente sotto il loro controllo. Non a caso un altro fattore mediatore della relazione stress-salute è la propensione all’ottimismo. Soggetti con alti livelli alla scala sull’ottimismo soffrono di una minore quantità di sintomi legati all’ansia, in seguito ad esperienze esistenziali stressanti. Diversi studi hanno dimostrato come l’ottimismo fosse un predittore importante degli sforzi di coping e del recupero in soggetti sottoposti ad intervento chirurgico.

Tra le risorse di coping esterne, gioca un ruolo fondamentale il sostegno sociale. Il sostegno sociale è legato a comportamenti di promozione della salute, permette di proteggere l’individuo dall’impatto negativo indotto da alti livelli di stress. Ricerche epidemiologiche hanno dimostrato come individui con bassi livelli di sostegno sociale, corrono maggiori rischi di morbilità e di mortalità. Ci sono anche prove che il sostegno sociale influenzi le risposte neuroendocrine.

Secondo Bandura, non sono le condizioni di vita stressanti di per sé, ma è la percezione dell’incapacità a gestirle che produce gli effetti biologici negativi. L’esposizione agli stress, senza il senso di poterli controllare, attiva i sistemi neurovegetativo, catecolaminergico e quello degli oppiodi endogeni. Studi epidemiologici indicano che la mancanza del senso di controllo nell’influire sulle richieste ambientali, accresce la suscettibilità ad infezioni batteriche e virali e contribuisce all’insorgenza di disturbi fisici, accelerando il corso della malattia.

La concezione della salute e della malattia ha subito rilevanti cambiamenti negli ultimi anni. Tradizionalmente l’approccio era fondato sul modello biomedico, quello recente adotta, invece il modello biopsicosociale, che da importanza alla prevenzione della malattia ed enfatizza la promozione della salute. Spesso le persone soffrono di problemi fisici e muoiono prematuramente a causa di abitudini dannose che possono essere prevenute (fumo, abitudini alimentari, sedentarietà..). L’autoefficacia, ossia la convizione delle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso delle azioni necessarie per gestire adeguatamente le situazioni e raggiungere gli obiettivi prefissati, si è dimostrata un fattore determinante dei comportamenti di promozione della salute

Per costruire un buon senso di autoefficacia occorre imparare:

  • come osservare sistematicamente il comportamento che si cerca di modificare;
  • come stabilire obiettivi intermedi raggiungibili per motivare e dirigere i propri sforzi;
  • come ottenere incentivi per mantenere lo sforzo necessario.

I programmi di promozione della salute, mirano, infatti ad aumentare la consapevolezza e la conoscenza dei fattori di rischio per la salute, oltre che a potenziare le abilità di autoregolazione.

Bibliografia:

  • Bandura, Il senso di autoefficacia. Erickson, 1996
  • Bandire, Stegagno S., Self-efficacy: the exercise of control. Freeman, New York
  • Majani G., Introduzione alla psicologia della salute. Ed. Erickson, 1999
  • Stroebe W., Stroebe M., Psicologia sociale e salute. McGraw-Hill Psicologia, 1997
  • Pancheri P., Stress, emozioni malattia. Introduzione alla medicina psicosomatica. Biblioteca della Est, Edizioni scientifiche e tecniche Mondatori, 1979