Gli effetti cerebrali della deprivazione da sonno

Pubblicato il 29 marzo 2009

Deficit cognitivi nascosti da un’apparente“ lucidità”

Gli esperimenti sulla deprivazione di sonno nell’uomo cominciarono già a partire dal 1896, quando Patrick e Gilbert studiarono le sue conseguenze su un periodo di deprivazione durato 90 ore ed effettuato sullo stesso Gilbert. Nelle notti successive di riposo si recupera solo il 25% circa di sonno perduto ed aumenta la durata della fase di sonno profondo (Patrick e Gilbert, 1896).

Gli studi sono proseguiti nel corso degli anni, interessante fu il caso di un giovane californiano di nome Rany Gardner, che nel 1964, decise di battere il record di veglia nel Guinnes dei primati (260 ore), ci riuscì in pieno perché rimase sveglio 264 ore. L’esperimento fu descritto ampiamente da Horne nel suo libro.

Durante tutto il periodo di privazione, il soggetto non mostrò alcuna alterazione del suo stato fisico, sia sotto il profilo clinico che laboratoristico. Non Si osservarono alterazioni bioumorali, né alterazioni dello stato psichico di qualche importanza. Le sole anomalie riguardavano le attività neuropsichiche. I primi disturbi interessarono la funzione visiva e consistevano in una difficoltà a mettere a fuoco le immagini, senso di pesantezza e stanchezza agli occhi. Comparvero poi cambiamenti d’umore, con notevole irritabilità, nausea, parola impacciata, in coordinazione dei movimenti e, dal quarto giorno, lacune della memoria, difficoltà di concentrazione con sensazione di fascia attorno alla testa. In seguito comparvero sempre più frequenti episodi illusionali con qualche spunto paranoico. Quando la prova stava per terminare, fu riscontrata una temperatura corporea più bassa di un grado ed una temperatura cutanea assai più bassa.

Recentemente, uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience dagli scienziati della Graduate Medical School della Duke-NUS di Singapore ha messo in evidenza gli effetti della deprivazione da sonno sulla percezione visiva; fenomeno a cui vanno spesso incontro soggetti come automobilisti e aotutrasportatori quando devono rimanere svegli la notte per guidare. Lo studio condotto dal gruppo di Singapore ha messo in evidenza come, anche dopo periodi di deprivazione, i processi attentivi e la funzionalità cerebrale permangono a livelli di normalità, tuttavia a livello percettivo, si riscontrano numerose cadute e risposte lente. Michael Chee, primo autore dell’articolo, sottolinea l’aspetto importante di questa ricerca, ossia, che il cervello è in grado di elaborare semplici segnali visivi anche in condizioni di deprivazione, ma con una compromissione delle aree visive superiori, responsabili dell’attribuzione del senso di ciò che vediamo.

Lo studio è stato condotto attraverso risonanza magnetica funzionale su un campione di volontari ai quali veniva chiesto di identificare alcune lettere che comparivano per alcuni secondi sul monitor del pc. Sullo schermo comparivano delle lettere “H” oppure “S” di dimensione grande, queste erano formate da lettere di dimensioni più piccole, a volte corrispondenti a quelle grandi, a volte diverse. I soggetti avevano il compito di individuare le lettere grandi e  quelle piccole e rispondevano premendo un tasto.

Quello che è emerso è stata una maggiore difficoltà, da parte dei soggetti deprivati di sonno ad effettuare le correzioni dai due tipi di dimensione del carattere e, a livello cerebrale, una diminuzione dell’attivazione a carico della corteccia visiva. La compromissione della funzione visiva  è emersa soltanto nei soggetti deprivati, i soggetti che avevano seguito un protocollo di sonno normale, mostravano solo alcuni deficit nella capacità di controllo delle lettere, ma non evidenziavano deficit a carico della corteccia visiva.

Senza dubbio le implicazioni di questo studio risultano notevoli per ciò che concerne alcuni tipi di lavoro notturno e confermano i dati presenti in letteratura sugli effetti della deprivazione da sonno in alcune patologie come la Sindrome delle apnee morfeiche ostruttive.

Bibliografia:

  • Agostini C., Sui disturbi psichici e sulle alterazioni del sistema nervoso centrale per insonnia assoluta. Riv Sperim. Freniatria, 24: 113-125, 1989
  • Cheshire K., Engleman H., Deary I., Shapiro C., Douglas N.J., Factors impairing daytime performance in patients with sleep apnea/hypoapnea syndrome. Arch. Int. Med., 152: 538-541, 1992
  • Coccagna G., Il sonno e i suoi disturbi. Piccin, 2000