Il circolo vizioso dell’ansia
Pubblicato il 23 aprile 2009
Il modello cognitivo del disturbo di panico
I disturbi psicologici possono essere spiegati ricorrendo a dei modelli cognitivi in cui è possibile identificare circoli viziosi, comportamentali, cognitivi ed emotivi.
E’ fondamentale che il terapeuta identifichi questi circoli viziosi che permettono alla malattia di automantenersi, in modo tale da far notare al paziente la presenza del circolo per poi spezzarlo.
Alla base di tutto ciò ci deve essere una forte motivazione da parte del soggetto a voler intervenire sul suo disturbo. La persona arriva con il tempo a comprendere quelle che sono le sue difese, cominciando così il percorso verso il benessere.
Si dovrebbe imparare a guardare la malattia come ad un fenomeno che, almeno all’inizio da al soggetto dei benefici, primari e secondari. Per questo motivo il compito del terapeuta, nelle fasi iniziali è quello di identificare i fattori protettivi della patologia.
Secondo il modello cognitivo dell’attacco di panico (Clark) le persone che soffrono di attacchi di panico temono di provare eventi fisici o mentali negativi,dopo aver esperito uno più attacchi di panico. Nei soggetti che hanno avuto un attacco di panico si innesca la cosiddetta “paura della paura” in cui le sensazioni fisiche avvertite non sono altro che (stimoli condizionati) da (risposte condizionate) dal panico. Il soggetto presta, così un’eccessiva attenzione alle sensazioni corporee (capogiri, sensazione di svenimento, vertigini, tachicardia), spesso attivate da pensieri o immagini disfunzionali.
Una volta che la persona comincia ad avvertire le sensazioni corporee temute, aumenta la percezione del pericolo, si riscontrano così pensieri negativi, di catastrofizzazione e di generalizzazione della paura, a situazioni esterne, determinando, così, l’insorgenza dell’agorafobia.
Dopo che è avvenuto il primo attacco di panico, tre fattori mantengono la situazione:
- Attenzione selettiva alle sensazioni corporre
- Comportamenti protettivi
- Evitamento (freezing) o fuga
Con la terapia cognitiva-comportamentale si mira a spezzare il circolo vizioso, si interviene impedendo la fuga e l’evitamento attraverso tecniche come l’esposizione graduale in vivo e la desensibilizzazione sistematica. Si cerca di ridimensionare le emozioni, attraverso il modeling e le esposizioni ripetute. Inoltre si mira a modificare il modo di concepire gli stimoli, come quelli interni (p.e. tachicardia).
Gli attacchi di panico hanno un’incidenza maggiore nei giovani adulti, inoltre si riscontra spesso che queste persone hanno subito dei lutti (non solo riferito a persone, ma anche a situazioni, p.e. al lavoro) durante l’anno precedente al primo attacco di panico.
Molti considerano l’attacco di panico come un attacco di solitudine improvviso, la persona che prova un attacco di panico si sente improvvisamente disarmata ed impotente, come un bambino che si sente costretto, ed è incapace, di fronteggiare la solitudine.

Fig. Modello del disturbo di panico con il ciclo di mantenimento di Clark (1986)
Bibliografia:
- Wells A., Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia. McGraw-Hill, 1997
- Ellis A., L’autoterapia razionale emotiva. Erickson, 2008
- Principi di terapia cognitiva, Principi di terapia cognitiva. Astrolabio
