La condizione depressiva
Pubblicato il 8 febbraio 2009
Ogni depresso vive una propria personale malattia irripetibile, unica. La condizione depressiva costringe chi ne è affetto a comportamenti abbastanza prevedibili e uniformi. Il depresso sembra vivere in un mondo senza tempo, non esistono più ricordi di momenti belli del passato e nemmeno speranza di un’evoluzione futura. La sofferenza e la tristezza sono vissute come immutabili e incorreggibili. La situazione si aggrava per i sentimenti di inferiorità e di colpa che generalmente affliggono questi pazienti. La depressione è causa di atroci sofferenze che sono particolarmente gravi perché apparentemente prive di senso. La sfiducia che il depresso ha di sé finisce con l’essere estesa anche agli altri, e lo porta a pensare che nessuno riuscirà a comprendere la grandezza del suo dolore. Dalla depressione si esce.
Esistono forme di depressione in cui a una predisposizione organica si affianca un notevole disagio legato principalmente a fattori cognitivi e relazionali. In questi casi la terapia orientata a modelli cognitivo-comportamentali è sicuramente il trattamento elettivo. Il trattamento farmacologico potrebbe essere utile come supporto, ma in genere non è risolutivo.
L’approccio cognitivo, nelle sue varie formulazioni sostiene che le emozioni, compresa la depressione, sono determinate dal modo in cui una persona interpreta gli eventi. La depressione è caratterizzata da alterazioni dei processi di pensiero, rallentamento e inibizione delle idee, disistima di sé. Molto spesso il paziente depresso è costantemente fissato su un unico pensiero, penoso e deprimente, da cui non riesce a distogliersi. Tale fissazione impedisce di concentrarsi su compiti nuovi e quindi rallenta i processi di adattamento con il mondo circostante.
Bibliografia:
- Beck, A.T. Cognitive therapy and emotional disorders. 1976
- Clark, D.M. A cognitiv model of panic. Behaviour Research and therapy 1986
- Francesco Rovetto Non solo pillole, psicoterapia e psicofarmaci: un’integrazione
