Le conseguenze psicologiche del trauma

Pubblicato il 1 luglio 2009

Curare il disturbo post traumatico da stress con l’EMDR: Eye Movement Desentization and Reprocessing

Sono trascorsi poco più di due mesi dal giorno in cui è avvenuto il terremoto in Abruzzo. Sicuramente, per coloro che non sono stati coinvolti, sembrerà passato decisamente più tempo. Molto diversa è la situazione per le persone che sono state vittima di questa calamità. Cosa avrà causato a livello psicologico una tale tragedia? Che effetto avranno avuto le immagini che quegli occhi hanno osservato?

Cosa accade al nostro cervello quando siamo vittima di un evento traumatico? E quali sono le nostre reazioni psicosomatiche quando ci troviamo di fronte ad una minaccia?

Ogni individuo reagisce in modo soggettivo e peculiare a situazioni pericolose e minacciose per la propria incolumità.

Solo nella Seconda Guerra Mondiale si comincia a parlare di nevrosi da guerra e sindrome post traumatica.

Il disturbo post traumatico da stress (PTSD) è stato diagnosticato per la prima volta durante la guerra del Vietnam (Fingley, 1978). Secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSMIV) il PTSD è caratterizzato dal rivivere un evento estremamente traumatico con sentimenti di terrore, impotenza, orrore. Tale evento può essere rivissuto in diversi modi, attraverso il flashback è come se il soggetto si ritrovasse ancora nella situazione traumatica, come se fosse ancora dentro all’evento.

Il PTSD si configura quando il soggetto sperimenta di nuovo, nell’immaginazione e nei pensieri il trauma relativo all’evento che lo ha colpito La persona ha vissuto, assistito o si è confrontata con eventi che hanno implicato morte, rischio di morte, gravi lesioni o minaccia l’integrità fisica propria o altrui.

In molti casi l’evento si può ripresentare anche nei sogni, in allucinazioni e in momenti dissociativi. Per fare diagnosi di PTSD il disturbo deve essere presente da almeno un mese, inoltre, il disagio vissuto dal soggetto è marcatamente patologico, comportando l’evitamento di tutto ciò che può essere associato all’esperienza traumatica, in molte persone il tono dell’umore può essere simile a quello di stati depressivi.

L’approccio terapeutico d’elezione per il PTSD è l’EMDR: Eye Movement Desentization and Reprocessing una metodologia , scoperta da Shapiro. L’EMDR utilizza i movimenti oculari appaiati e altre forme di stimolazione ritmica (destra/sinistra) in associazione con la riattivazione del ricordo. Lo scopo è quello di trattare disturbi legati ad esperienze passate che causano, nel quotidiano, una compromissione della qualità della vita.

L’obiettivo dell’EMDR è quello di riorganizzare il ricordo in modo più funzionale. La stimolazione fisiologica sembra attivare il sistema innato di elaborazione dell’informazione e sembra inoltre legata ai meccanismi inerenti l’immagazzinamento della memoria.

L’EMDR è una tecnica giovane, che viene applicata anche ad atri disturbi con un buon successo terapeutico. Viene applicata usualmente dagli psicologi dell’emergenza per far fronte ad eventi traumatici che possono sfociare in PTSD.

Non possiamo cancellare quello che di negativo, traumatico e forte è accaduto nella nostra vita.

Possiamo, però, affidarci ed intraprendere un percorso terapeutico per “riorganizzare i nostri ricordi” affinché il dolore vissuto non venga perpetrato ad oltranza e ci impedisca di vivere il momento presente.

Bibliografia:

  • Eschenroder C., EMDR. RED Ed.
  • Balbo M., EMDR uno strumento di dialogo fra le psicoterapie. Mc Graw-Hill
  • Shapiro F., EMDR per traumi. Sovera