La fobia sociale: quando la paura delle relazioni e del giudizio degli altri ci blocca

Pubblicato il 22 novembre 2009

In questo articolo ho deciso di approfondire un disturbo che è sempre più in espansione nella nostra società, in particolare tra i giovani.

Il termine “fobia sociale” è spesso usato impropriamente, quando si pensa a questo disturbo, nella nostra mente subentrano le immagini di un oratore, di una persona che si trova a parlare o a sostenere una prestazione in pubblico. No, la fobia sociale non è soltanto questo. Tutti noi, possiamo avere delle difficoltà a prendere in mano un microfono e ad intrattenere delle persone che hanno gli occhi puntati su di noi, che da noi si aspettano qualcosa.

La fobia sociale è qualcosa di invalidante e, come tutti i disturbi psicologici classificati nel DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali) compromette la qualità della vita della persona che ne soffre. Consiste nella paura eccessiva ed immotivata di trovarsi esposti al giudizio altrui e di agire in modo inadeguato, di vivere una situazione imbarazzante ed umiliante. La caratteristica peculiare delle persone che soffrono di questo disturbo è l’insorgenza di un’ansia anticipatoria che si manifesta ogni volta che si prospetta la necessità di affrontare situazioni temute. Le persone con fobia sociale non riescono ad andare da sole a bere un caffè al bar, non riescono ad andare a prendersi un giornale se non accompagnate da qualcuno di cui hanno massima confidenza, che magari si espone direttamente, mettendole così in una situazione di costante ombra. Immaginate quanto sia invalidante soffrire di un disturbo come questo, a livello fisiologico si avvertono delle alterazioni molto profonde, tachicardia, sudorazioni, giramento di testa. Sono molto forti anche le componenti cognitive, quindi i pensieri, che spesso, (e potete approfondire questo argomento in altri articoli che trovate su psicologo-brescia) diventano la nostra trappola. La fobia sociale porta i soggetti che ne sono vittima a stare sempre attenti al giudizio degli altri, si sentono come se fossero sempre al centro dell’attenzione A livello comportamentale, l’ansia provata finisce con l’avere un effetto devastante, compromettendo la performance del soggetto che risulta così goffo, rinunciatario..Nel tentativo di evitare questo malessere, queste sensazioni di disagio, l’errore che queste persone fanno è quello di mettere in atto l’evitamento. Evitando la situazione temuta, si riduce l’ansia ed il disagio esperito, ma la cosa è solo momentanea. Cosa succederà quando queste persone si dovranno trovare nuovamente esposte in simili situazioni? Il circolo vizioso della fobia sociale porterà ad aumentare i pensieri disfunzionali, l’ansia anticipatoria, le emozioni spiacevoli e quindi, ancora i comportamenti messi in atto saranno di esitamento. E’ molto importante riconoscere ed intervenire direttamente su questo circolo vizioso.

A livello psicoterapico si è dimostrata molto efficace la terapia cognitiva comportamentale, in modo particolare l’approccio di tipo razionale-emotivo (RET) in cui si ricorre all’utilizzo di homeworks e di esercizi dal vivo, pianificati in modo graduale. Questo approccio fa leva sui pensieri disfunzionali e mira ad una loro identificazione e conseguente ristrutturazione per migliorare poi la componente emotiva e comportamentale. Inoltre si sono dimostrate efficaci le tecniche di rilassamento e il training assertivo.

Ogni tecnica ed ogni intervanto vengono poi “tarati“ sulla singola persona ed estese alle situazioni temute.

Ritengo che sia fondamentale intervenire precocemente su questo disturbo, a volte confuso con una timidezza eccessiva, giustificata dall’età, per poter migliorare la qualità di vita di queste persone, per ridare loro la fiducia ed il coraggio nell’affrontare le relazioni interpersonali.

Bibliografia:

  • F. Rovetto, Panico. Origini, dinamiche, terapie. McGraw-Hill
  • F. Rovetto, Non solo pillole. McGraw-Hill