Adolescenza e bullismo
Pubblicato il 18 ottobre 2010
L’adolescenza è un periodo estremamente complesso nella vita di una persona, durante il quale avvengono numerosi cambiamenti e trasformazioni che portano il bambino a diventare uomo. Per adolescenza si intende quel periodo di vita che va dai 12 ai 22 anni circa e che vede l’individuo impegnato ad affrontare cambiamenti riguardanti il suo sviluppo fisiologico, morfologico, sessuale, cognitivo e sociale. L’adolescenza è un periodo di scelte, trasformazioni e cambiamenti: il ragazzo si trova a dover abbandonare la propria identità di bambino per acquisire quella di persona adulta; deve assumere nuove responsabilità prendendo decisioni su tutto ciò che riguarda la propria identità personale, sessuale, sociale e professionale; deve acquisire un nuovo stile di pensiero e creare un nuovo sistema di valori che sia da un lato influenzato dal modello familiare ma dall’altro che sia elaborato e personalizzato. Durante questo periodo vi è anche lo spostamento degli interessi e dei riferimenti dalla famiglia al gruppo: forti relazioni con i coetanei in gruppi che condividono valori comuni aiutano l’adolescente a emanciparsi dalla famiglia.
Quando si parla di “disagio adolescenziale” si devono intendere le difficoltà evolutive che l’adolescente vive nei confronti di se stesso e della realtà che lo circonda, e quindi le difficoltà di relazione, riconoscimento e comunicazione che caratterizzano questa fase evolutiva. Il disagio si manifesta sotto svariate forme più o meno esplicite ma che generalmente rientrano nella normalità. Non è da considerarsi come indicatore patologico, ma come un elemento costitutivo dell’età. È infatti normale che il passaggio verso l’età adulta sia faticoso e provochi difficoltà di vario tipo, proprio a causa dei compiti evolutivi che il soggetto deve affrontare. Spesso il disagio è nascosto e difficile da riconoscere e in questi casi esso è gestito dal singolo, con una sofferenza interiore e privata. Altre volte invece è evidente e visibile all’interno dei sistemi di appartenenza. In certi casi il disagio può esplodere manifestandosi attraverso gesti eclatanti ed è indice di una grave sofferenza interiore che sfocia in comportamenti devianti. Il disagio giovanile, l’incertezza e l’ansia che comporta, sono riconducibili a carenza nel senso di auto-efficacia, di autostima e di autocontrollo: i ragazzi persuasi di essere in grado di far fronte ai compiti della loro età sono meglio equipaggiati per affrontare le incertezze e le tensioni del cambiamento rispetto a chi invece non ha fiducia nelle proprie capacità. Vengono definiti adolescenti “difficili” quei ragazzi eccessivamente fragili, impreparati e che, anche a causa di insufficienza o mancanza di adeguati supporti educativi, si relazionano in modo distorto con se stessi e con gli altri, sviluppando comportamenti inadeguati e autolesivi. Famiglia, istituzioni formative e società hanno l’importante compito di facilitare l’assimilazione di norme comportamentali motivandole razionalmente e di incentivare l’assunzione di responsabilità personali. Se ciò non avviene il rischio è quello di rendere sempre più fragile la vita psicologica e morale dell’adolescente. Ulteriori influenze negative possono provenire dall’amicizia, dalla vita di gruppo e dal tempo libero dove viene meno il rispetto per i diversi, emarginando i più deboli. All’interno di questo clima di mortificazione della persona, l’adolescente deve mettere in atto dinamiche difensive che vanno dall’isolamento all’inibizione, dall’aggressività immotivata alla ricerca di evasione emotiva e trasgressione, fino a poter assumere forme più gravi di disagio come il teppismo, la violenza, l’abuso di alcool e droghe, il razzismo.
Il bullismo è una forma di aggressività tipica della fase adolescenziale che si verifica prevalentemente a scuola e presenta 4 caratteristiche:
- l’intenzionalità: le azioni messe in atto dal bullo hanno il chiaro intento di fare del male e causare danno alla vittima;
- l’asimmetria di potere: la relazione bullo-vittima è una relazione non simmetrica. Il bullo è colui che è più forte, la vittima è più debole e spesso incapace di difendersi;
- la prepotenza può essere manifestata attraverso diverse forme: attacchi fisici, verbali e indiretti;
- il bullismo è persistente, dura nel tempo e può essere ripetitivo.
Alla base della maggior parte dei comportamenti aggressivi perpetrati dal bullo c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare. Perché si possa parlare di bullismo però, non è sufficiente che si verifichi un singolo episodio di sopruso, ma si deve instaurare una relazione che cronicizzandosi nel tempo definisca i ruoli di vittima e di bullo.
Le azioni del bullo possono essere dirette, quando riguardano attacchi aperti nei confronti della vittima, oppure indirette attraverso l’isolamento sociale della vittima e l’intenzionale esclusione dal gruppo dei pari. Gli attacchi possono essere verbali (minacciare, rimproverare, prendere in giro, ingiuriare), fisici (picchiare, spingere, ricorrendo alla forza fisica) oppure beffeggiando con smorfie, gesti e escludendo la vittima.
Studi condotti in questo ambito hanno portato a individuare due tipologie di vittima e tre tipologie di bullo:
- vittima passiva: generalmente sono studenti più ansiosi e insicuri degli altri, se attaccati reagiscono piangendo e chiudendosi in se stessi. Spesso hanno scarsa autostima ed una negativa opinione di sé e delle proprie capacità;
- vittima provocatrice: presenta uno stato di iperattività, ha bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione, vuole essere elogiata, non sta mai ferma infastidendo così il bullo e provocandone la reazione;
- bullo aggressivo: colui che ha bisogno di un capro espiatorio sul quale sfogare la propria rabbia. È impulsivo e non si preoccupa delle conseguenze delle sue azioni, considera la violenza indispensabile per manifestare il suo dominio. È fisicamente molto forte e non è dotato di empatia. All’interno di questa categoria rientra la maggior parte dei bulli;
- bullo ansioso: attacca, cerca il suo capro espiatorio e fa del male gratuitamente. Tuttavia è sufficiente un rimprovero o un’indagine da parte dell’adulto alla ricerca del responsabile perché il bullo ansioso ceda di fronte ai suoi sensi di colpa;
- bullo passivo o sobillatore: svolge un ruolo di sostegno per il bullo aggressivo; e colui che esalta e potenzia le qualità del suo leader (il bullo aggressivo).
Prevalentemente i bulli sono maschi, ma il fenomeno si sta facendo strada anche tra le femmine (15%) dove si presenta in maniera più subdola e con violenze più psicologiche che fisiche.
Le conseguenze del fenomeno del bullismo non sono da sottovalutare, in quanto possono avere ripercussioni psicologiche sia a breve che a lungo termine, sia per le vittime ma anche per i bulli. Le vittime manifestano il proprio disagio inizialmente con sintomi fisici (mal di testa, mal di pancia….) e psicologici (attacchi di ansia, incubi, sonno agitato….) assieme al rifiuto o la riluttanza ad andare a scuola. A lungo andare la vittima può arrivare all’abbandono della scuola, ad avere una scarsa valutazione di sé, potrebbe manifestare problemi sul piano relazionale e nei casi più gravi manifestare depressione e comportamenti autodistruttivi. Per i bulli, invece, le conseguenze si possono manifestare in un calo del rendimento scolastico, difficoltà relazionali, disturbi della condotta con incapacità di rispettare le regole e che a lungo andare possono portare a comportamenti antisociali, devianti e ad agire l’aggressività anche in famiglia o sul lavoro.
Per fronteggiare la situazione di bullismo sono consigliati interventi di prevenzione che hanno lo scopo di sensibilizzare e responsabilizzare i ragazzi, oltre a quello di fornire ai ragazzi coinvolti nel bullismo efficaci strumenti per gestire il problema. Essendo la scuola l’ambito nel quale maggiormente si verificano episodi di bullismo, dovrebbe essere proprio essa stessa la prima a consentire l’attuazione di tali programmi di prevenzione, vedendo coinvolti in prima linea gli studenti, ma anche insegnanti e genitori.
Dott.ssa Annalisa Marchesini
Bibliografia:
- Bonino S., Ragazzi contro, in Psicologia Contemporanea Psicologia Contemporanea 153, pp.18-25 (1999)
- Caprara G. V., Fonzi A., L’età sospesa. Giunti, 2000
- Fonzi A., Il gioco crudele. Strategie e ricerche sui correlati psicologici del bullismo. Giunti, 1999
- Marini F., Mameli C., Bullismo e adolescenza. Carocci, 2004
- Olweus D., Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono. Giunti, 1996
