Le conseguenze psicologiche della disoccupazione – Cenni alle conseguenze individuali

Pubblicato il 21 febbraio 2010

Il concetto di lavoro si è evoluto notevolmente nel corso del tempo, da un’accezione tipicamente negativa, in cui si attribuiva al lavoro il significato di fatica e sofferenza, con il protestantesimo, si è arrivati ad attribuire al lavoro, un valore morale. Oggi, la nostra società attribuisce al lavoro accezioni fuorvianti. Noi siamo ciò che facciamo. Il lavoro è diventato un biglietto da visita con cui presentarsi, con cui ricevere approvazione sociale.

Partendo da questo presupposto, è facile comprendere come l’evento disoccupazione, di per sé, fortemente negativo per la vita di un individuo, in quanto mette a rischio i bisogni fondamentali di sopravvvienza, assuma una valenza ancora più negativa, proprio perché intriso di distorsioni sociali. ‘Non ho un lavoro quindi sono un fallito’ questo è uno dei pensieri tipici della persona che perde il lavoro e tende a colpevolizzarsi.

Le conseguenze sul piano psicologico della perdita del lavoro sono innumerevoli, amplificate dalla caratteristiche di personalità e dai tratti nevrotici del soggetto. Generalmente si osservano alterazioni del ritmo sonno veglia, insonnia, alterazioni dell’appetito, senso di stanchezza, pessimismo, idee autosvalutative, ansia, irritabilità, mancanza di autostima, senso di fallimento. Il decorso della sintomatologia è fluttuante, inizialmente la persona che perde il lavoro è motivata alla ricerca di un altro posto, con il tempo, mano a mano che prende consapevolezza che questa possibilità viene meno, subentra un senso di pessimismo ed abbattimento che porta all’implosione. Non si fanno più tentativi, oppure, se questi avvengono, ci si presenta ai colloqui con un atteggiamento arrendevole. La persona gradualmente tende ad isolarsi dagli amici, dal contesto sociale, perché prova vergogna, avverte un senso di inadeguatezza, di perdita delle proprie sicurezze.

Sempre più si osserva che l’elemento chiave che porta la persona che ha perso il lavoro ad avere una compromissione del proprio benessere generale è la percezione da parte dell’individuo del proprio stato di disoccupazione, piuttosto che la disoccupazione in quanto tale. Il modo in cui noi ci vediamo, le attribuzioni che facciamo riguardo alla nostra persona, sono preamboli per un disturbo depressivo.

E’ quindi basilare, comprendere e fare un’analisi sociologica di come il lavoro si sia evoluto nel corso del tempo e di come oggi vada ad interferire troppo sulla sfera dell’identità lavorativa. L’obiettivo da raggiungere è quello di portare all’accettazione di questo momento di vita, senza negarlo o evitando di fronteggiarlo, ricorrendo, invece a strategie comportamentali di coping, mirate alla rimotivazione.

Dott.ssa Alice Bruschi