Ma cos’è il biofeedback?

Pubblicato il 24 gennaio 2010

La fisica definisce col termine feedback un metodo atto a controllare un sistema mediante il reinserimento in esso dei risultati della sua prestazione passata (Weiner,1977). Letteralmente significa quindi “retro-informazione biologica” e fa riferimento a una particolare categoria di strumenti elettronici che consentono, collegandosi all’organismo umano attraverso sensori, di porre sotto controllo volontario funzioni corporee normalmente al di fuori della consapevolezza e dell’intenzione volontaria.

L’apparecchiatura di biofeedback svolge molteplici funzioni: controllo e regolazione del tono muscolare; analisi e regolazione del livello e del tipo di vigilanza (arousal), evidenziando intensità e segno, positivo o negativo delle reazioni emotive; controllo e regolazione del battito cardiaco; controllo e regolazione dell’attività neurovegetativa simpatica e parasimpatica, con la misurazone della reattività vasomotoria. La terapia con biofeedback-training è rivolta, dunque, ai disturbi che prevedono “disregolazioni” biologiche da stress rilevabili medianti i canali della strumentazione. Sul versante neuro-anatomico i centri nervosi superiori attivati nella risposta allo tress sono le strutture subcortica, in particolare l’ipotalamo e il sistema limbico. La stimolazione di queste strutture centrali, (ipotalamo posteriore principalmente) attiva le vie nervose periferiche dando origine alle varie risposte rilevabili oggettivamente (risposta ergotropica):tachicardia, vasocostrizione cutanea, iperpnea, aumento della pressione arteriosa, attivazione elettroencefalografica (ritmi rapidi), aumento della tensione muscolare e della sudorazione. Contemporaneamente, da un punto di vista cognitivo, viene elecitato un sentimento d’ansia. Viceversa la stimolazione negli animali dell’area ipotalamica anteriore (Benson, 1975) provoca una risposta trofotropica speculare a quella ergotropica: bradicardia, vasodilatazione,periferica, bradipnea, diminuzione della tensione muscolare e della conduttanza cutanea, assenza di sudorazione e abbssamento della pressione arteriosa. In altre parole ne risulta uno stato di rilassamento profondo. Questa risposta di rilassamento riprodotta da Hess (1975) in laboratorio, anche sull’uomo, permette di affrontare e di superare lo stress cronico e di rigenerare i meccanismi protettivi. La strumentazione del biofeedback facilità la regolazione di svariate funzioni biologiche, come la tensione muscolare, il battito cardiaco, la temperatura periferica, o l’orientamento dell’attenzione e lo stato di allerta.

L’apparecchiatura registra i segnali fisiologici e restituisce al soggetto che vuole intervenire su di loro, un segnale che n’esprime l’attività. Qualsiasi tentativo messo in atto per modificarla viene immediatamente collegato all’effetto e sviluppato ulteriormente, se efficace, oppure abbandonato, se inefficace, ed eventualmente identificato come peggiorativo e quindi disadattivo e disregolativo. Il risultato finale è una maggiore consapevolezza del rapporto pensieri-emozioni-risposte biologiche. Oltre ad avere un utilizzo terapeutico, questa strumentazione, potrebbe  essere utilizzata non solo per misurare l’effetto di un trattamento terapeutico ma anche l’andamento di determinate variabili fisiologiche.

Dott. Davide Munaro