Il ricordo del panico

Pubblicato il 28 settembre 2010

L’attacco di panico spesso si manifesta come un attacco di solitudine acuta in cui si interpretano in maniera negativa i sintomi fisici avvertiti. (si rimanda alla sezione “attività clinica” per una descrizione dei criteri diagnostici).

Tutte le persone possono essere soggette ad attacchi di panico. L’attacco di panico tendenzialmente è saltuario, capita improvvisamente. I fattori precipitanti l’attacco di panico possono essere molteplici: talvolta la causa può essere ricondotta ad un periodo di stanchezza o stress eccessivi, ad esperienze traumatiche, come furti, incidenti, lutti. La percezione di tali eventi viene letta in modo catastrofico e questo può determinare l’insorgenza dell’attacco di panico. E’ importante sottolineare anche quelli che potrebbero essere considerati fattori predisponenti, tra questi sono da menzionare esperienze di lutto nella prima infanzia, esperienze di abbandono e separazione in età infantile, patologie concomitanti (ipertiroidismo, prolasso della valvola mitralica..) uso di sostanze (hashish, cannabis, stimolanti.).

Il panico diventa un vero e proprio disturbo nel momento in cui capita più frequentemente (3-4 episodi in un mese) e la persona coinvolta mette in atto l’evitamento. Il panico induce a cambiare il comportamento usuale, le persone che soffrono di disturbo di panico manifestano una persistente preoccupazione sulle possibili implicazioni dei sintomi avvertiti e la loro qualità della vita è fortemente compromessa.

Quando l’emozione supera un certo livello d’intensità, come avviene nell’attacco di panico, le persone si ricordano i dettagli della situazione, del luogo in cui si trovano. Le emozioni vengono ricordate grazie all’amigdala, una piccola zona del cervello in cui si trattiene il “filmato”delle nostre esperienze emotive, positive e negative. Il nostro cervello è in grado di rievocare maggiormente i ricordi che suscitano emozioni. Un evento traumatico viene rievocato anche se sono presenti stimoli piccolissimi che lo ricordano. L’adrenalina rilasciata nei momenti di forte emozione, contribuisce a creare il “filmato”, “l’etichetta“ che poi si “registra” a livello dell’amigdala. E’ stato dimostrato come vi sia una maggiore probabilità di ricordare eventi associati a ricordi negativi, spesso perché legati ad emozioni forti (se siamo coinvolti in un incidente in cui rischiamo la vita, il nostro cervello lo ricorderà per sempre).

Tra gli obiettivi della terapia cognitiva comportamentale per gli stati ansiosi si riscontrano la modificazione della percezione e della concettualizzazione delle situazioni percepite come minacciose e l’aumento della percezione nelle capacità di fronteggiamento e di coping individuali.

Dott.ssa Alice Bruschi