Prevenzione delle ricadute nella depressione

Pubblicato il 7 novembre 2010

La terapia cognitiva basata sulla mindfulness

In questo articolo vi parlerò della terapia cognitiva basata sulla mindfulness per la prevenzione delle ricadute di pazienti depressi. Prima di entrare nel merito di questo approccio, ritengo importante dare una breve definizione del disturbo depressivo.

La depressione è un disturbo dell’umore. Comunemente, la persona depressa, afferma di “sentirsi giù” o “triste”. Il disturbo depressivo ha carattere sindromico, è quindi costituito da una pluralità di elementi, sintomi fisici e mentali quali disturbi del sonno, mancanza di appetito, difficoltà a concentrarsi, sentimenti di inadeguatezza e di inutilità. Si formula una diagnosi di depressione solo in presenza di alcuni di questi elementi contemporaneamente per almeno due settimane e quando il soggetto ha una notevole compromissione delle sue normali attività quotidiane. Dati statistici internazionali dimostrano come il disturbo depressivo sia fra le condizioni psichiatriche più diffuse. Raramente si osserva una depressione pura e semplice. Il disturbo che più spesso vi si accompagna è l’ansia.

Fino alla fine degli anni sessanta e all’inizio degli anni settata gli studi scientifici erano rivolti alla ricerca di trattamenti più efficaci per la depressione acuta e si teneva relativamente poco conto della condizione cronica di rischio in cui venivano a trovarsi i pazienti usciti da un episodio acuto. Numerosi studi hanno dimostrato come la psicoterapia, così come i farmaci antidepressivi può ridurre la probabilità di ricadute.

L’approccio della terapia cognitiva basata sulla mindfulness è stato sottoposto a numerosi studi randomizzati che ne hanno dimostrato l’efficacia terapeutica.

Per prima cosa, diamo una definizione del termine “mindfulness” ricorrendo alle parole di Jon Kabat-Zinn: “Mindfulness significa fare attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”. Kabat-Zinn utilizza dagli anni ‘70 la mindfulness presso la Stress Reduction Clinic all’University of Massachusetts Medical Center a pazienti che soffrono di svariati dolori fisici cronici. Presso la clinica si insegnano ai pazienti modalità di risposta agli stress della vita che permettono di evitare reazioni mentali che spesso peggiorano lo stress ed ostacolano un’efficace riduzione dei problemi.

La pratica della mindfulness insegnata da Kabat-Zinn ai suoi pazienti comporta esercizi basati sulla consapevolezza, al fine di ridurre i circoli viziosi di rimuginazione, tipici del paziente depresso,ma non solo. Lo stesso tipo di rimuginazione si riscontra anche in pazienti che soffrono di disturbi d’ansia. Quando proviamo emozioni spiacevoli, cerchiamo in ogni modo di allontanarle, di combatterle. I tentativi messi in atto dalle persone per non ascoltare il loro dolore, le loro emozioni ed il loro pensieri, portano alla lunga a peggiorare la loro qualità di vita. Ci si rivolge alla droga, all’alcol, ci si butta nel lavoro, nel gioco d’azzardo. Tutto questo, che in termini tecnici è chiamato “evitamento esperienziale”, riduce la nostra autostima e le nostre relazioni, ci porta via molto tempo ed energie. Il training di mindfulness ha come obiettivo quello di accrescere la consapevolezza dell’esperienza momento per momento. Si insegna a riportare la concentrazione sul momento presente, partendo dal respiro e si dimostra alla persona come funziona la mente, caratterizzata da flussi di pensieri e sentimenti relativi al passato, al presente e al futuro.

Il programma, a partire dall’esperienza iniziale di ricognizione corporea, si caratterizza per meditazioni guidate su suoni, immagini. L’attenzione alle sensazioni corporee permette ai pazienti di comprendere come le emozioni possano esprimersi attraverso le sensazioni fisiche.

Combinando la mindfulness alle tecniche cognitive e comportamentali è possibile ridurre il rischio di ricadute in soggetti depressi. Quando i pazienti sono invasi da emozioni come la tristezza non si cerca di risolvere loro i problemi, ma si incoraggiano a permettere ai pensieri e ai sentimenti negativi di esserci. Questo permette alle persone di distinguere tra il sé pensante ed il sé osservante di cui parleremo nel prossimo articolo.

Dott.ssa Alice Bruschi