Riflessioni sulla depressione – I pensieri che bloccano
Pubblicato il 21 febbraio 2010
Prima di delineare che cosa significhi ‘depressione’, ritengo fondamentale fare una distinzione tra il concetto di sofferenza normale e sofferenza ‘patologica’. In entrambi i casi, quello che si riscontra è la presenza di un tono dell’umore deflesso.
L’umore non è stabile, fluttua continuamente, verso un polo di positività e negatività, anche durante una giornata, l’umore può fluttuare. Tutti noi, quotidianamente, possiamo andare incontro a momenti in cui il nostro umore non è al top. Ci sono dei momenti nella vita, in cui, inevitabilmente, ci troviamo di fronte al dolore, ad eventi come lutti, separazioni, cambiamenti, che possono causare tristezza. Questo tipo di umore, non deve essere riconducibile alla depressione, ma ad una sofferenza normale, fisiologica. Molte volte, infatti, il termine ‘depressione’ è abusato, lo si utilizza impropriamente per definire momenti in cui ci sentiamo particolarmente tristi. Si parla di sofferenza patologica, quando la tristezza permane per una durata e con una intensità significativamente marcate, fino ad arrivare alla compromissione della qualità della vita, sociale, interpersonale, lavorativa della persona.
La nostra società, sempre di più ci impone di avere un’immagine vincente, sorridente, intraprendente. Il dolore e la tristezza non sono più accettati, per questo, ci troviamo spesso di fronte a sorrisi mascherati. Sempre di più arrivano all’attenzione clinica persone che è come se fossero sommerse da una montagna. Nascondono il dolore di scelte non volute, di situazioni che stanno strette, indossano la maschera del ‘va tutto bene’. La depressione, la sofferenza patologica, che si caratterizza per la presenza di un tono dell’umore marcatamente deflesso per la maggior parte del tempo, per almeno due settimane (disturbo depressivo maggiore) oppure che si presenta con un’intensità sintomatologia meno accentuata, ma che permane per due anni (disturbo distimico) è spesso un messaggio che le persone lanciano al contesto in cui vivono, un grido sordo. La sintomatologia (appetito scarso o iperfagia. insonnia o ipersonnia, scarsa energia o astenia, bassa autostima, difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni, sentimenti di disperazione), parla da sé, non sono necessarie altre parole.
Anche nella depressione, come nei disturbi d’ansia, la persona tende a parlarsi in maniera caratteristica, il chiacchiericcio mentale è articolato in circoli viziosi che spesso portano all’auto-colpevolizzazione, all’evitamento. La triade cognitiva del paziente depresso riguarda: la visione negativa del mondo, un’idea negativa di sé ed una visione negativa del futuro .Le persone che soffrono di depressione, evitano di affrontare le cose che prima facevano quotidianamente, hanno un’idea di sé autosvalutativa, compromettono spesso le loro abilità sociali causando, così, un inevitabile isolamento dal contesto esterno.
Un altro tratto caratteristico è l’evitamento esperienziale che corrisponde al tentativo di evitare la propria esperienza (ricordi, pensieri, sensazioni fisiche..) causando delle difficoltà comportamentali a lungo termine. I modi con cui le persone evitano, possono essere i più svariati, si evita di confrontarsi con la realtà che ci fa male abusando di alcol, di droga, eccedendo nell’assunzione di medicinali, rifiutandosi di esporsi per paura di conseguenze negative, per timore che la propria depressione impedisca di essere brillanti. E così, si corre il rischio di non vivere mai il tempo presente, ma di rimanere in balia di pensieri che riguardano il passato, e anticipando il futuro. E’ fondamentale, come primo passo, intervenire su questo livello, comprendere quelli che sono i veri valori della nostra vita, capire se, a causa del nostro malessere, non stiamo vivendo, ma solo rimandando la vita.
Dott.ssa Alice Bruschi
