Stressati dal computer: la sindrome di hourglass

Pubblicato il 21 maggio 2010

La società moderna si caratterizza per la tecnologia, l’innovazione e le comodità che essa porta. Il computer è un apparecchio che oggi non manca nelle case di nessuno ed è addirittura indispensabile. Molti lo usano per lavorare, i più giovani per tessere le fila dei loro rapporti sociali, lo si usa per fare ricerche, informarsi, condividere…insomma per tutto.

Tuttavia, accanto al progresso ed al cambiamento della qualità di vita, il computer è oggi fonte anche di un nuovo malessere che colpisce la maggior parte della popolazione: la sindrome da stress di Hourglass, meglio nota in italiano come sindrome da clessidra. Riguarda la  frustrazione e lo stress derivanti dall’attesa che il nostro computer carichi un sito, piuttosto che un programma. Chi di noi non si è spazientito di fronte all’icona della clessidra che gira mentre il computer svolge il suo compito, talvolta impiegando tempi infinitamente lunghi.

Ma perchè quest’attesa può essere così fonte di stress?  Sono quattro le caratteristiche che fanno sì che un evento sia percepito come stressante: la controllabilità, la prevedibilità, i cambiamenti importanti nelle circostanze di vita e i conflitti interni. Ora, mi sembra logico supporre che gli ultimi due possano essere accantonati in questo caso. La controllabilità e la prevedibilità sono invece i fattori che maggiormente contribuiscono a percepire stressante l’attesa che il processo di caricamento vada a buon fine. Il non poter tenere sotto controllo la situazione, i processi e il non poter prevedere il tempo necessario al pc per completare i lavori ci rende spettatori inermi, con lo sguardo fisso sullo schermo senza poter far nulla. Associato a ciò ci sono le conseguenti reazioni emotive che nella maggior parte dei casi sono ansia, rabbia, scoraggiamento che portano ad inveire contro il computer, a cliccare compulsivamente il mouse sperando che qualcosa accada, al desiderio di gettare il computer fuori dalla finestra, etc…

Attraverso la Harris Poll, una società specializzata in sondaggi, la Intel ha condotto un’inchiesta su come i cittadini americani vivono i tempi di attesa di caricamento o aggiornamento del proprio pc. Sono stati intervistati 2.135 soggetti e di questi il 66% ha dichiarato di sentirsi stressato dai tempi di attesa mostrando una diffusa insofferenza quando questi sono prolungati.

Tutto questo fa riflettere… tecnologia è sinonimo di progresso, di innovazione. Progresso anche di nuove malattie e dipendenze. Il computer rappresenta una “nuova droga”. Ci sono persone che ne sono totalmente dipendenti ed esistono anche veri e propri centri di disintossicazione per un uso smodato di internet e per altri disturbi derivanti da un cattivo ed eccessivo utilizzo del computer. Per il benessere dell’uomo si tratta allora davvero di progresso?

Dott.ssa Annalisa Marchesini