Tipologie di trattamento dell’ansia
Pubblicato il 7 settembre 2010
Molto spesso le definizioni di “ansia” e di “paura” sono confuse perchè le parole vengono usate in modo intercambiabile per esprimere uno stesso concetto generale. In realtà i due termini sono differenti. La parola “paura” si riferisce ad una valutazione cognitiva di un reale o potenziale pericolo in una data situazione. La parola “ansia” invece si riferisce a uno stato di tensione emotiva; è la risposta emotiva alla paura. Una paura viene attivata quando la persona è esposta, fisicamente o psicologicamente, alla situazione-stimolo che considera minacciosa. Quando la paura è attivata allora il soggetto prova ansia.
Collegati alla paura e all’ansia ci sono i termini “fobia” e “panico”, anch’essi spesso usati impropriamente. La fobia si riferisce ad un tipo specifico di paura. È una paura esagerata e invalidante, caratterizzata dal desiderio di evitare la situazione temuta e dal valutare come estremamente rischiosa o pericolosa una situazione che nella realtà è relativamente sicura. Il panico, invece, si riferisce ad uno stato di ansia acuta e intensa associato a sintomi di natura fisiologica, motoria e cognitiva in modo più intenso rispetto all’ansia tale per cui il soggetto prova un senso di catastrofe incombente, un intenso desiderio di fuga o di essere aiutato.
Durante uno stato di ansia e paura quindi, non si attiva solo il sistema emotivo dell’individuo, ma viene coinvolto tutto l’organismo:
- sistema fisiologico (sudorazione, aumento del ritmo cardiaco, capogiri…)
- sistema cognitivo (anticipazioni delle possibili conseguenze)
- sistema motivazionale (desiderio di trovarsi il più lontano possibile dalla situazione traumatica)
- sistema affettivo-emotivo (sensazione soggettiva di terrore)
- sistema comportamentale (tremore e inibizione nel parlare o pensare)
Quando allo stato di allarme e di attivazione non corrisponde un pericolo reale e i livelli di ansia sono spropositati rispetto alla situazione, l’ansia perde la sua funzione adattiva e assume una connotazione patologica.
Secondo la prospettiva cognitiva, nei disturbi d’ansia l’ansia è associata a fenomeni di distorsione e ad errori nella elaborazione delle informazioni provenienti dalle diverse situazioni-stimolo. Ciò è dovuto all’utilizzo di schemi cognitivi inadeguati per una corretta interpretazione del contesto. Tali schemi non riguardano solo la percezione del pericolo, ma anche la percezione della vulnerabilità personale e delle risorse che il soggetto è in grado di mettere in campo per fronteggiare la potenziale minaccia.
Rispetto alla cura dei disturbi d’ansia, quello che oggi è maggiormente richiesto è un approccio integrato che vede sia l’intervento sui sintomi attraverso gli psicofarmaci, sia l’intervento diretto sulla persona attraverso la psicoterapia.
Nell’intervento farmacologico i farmaci tradizionalmente utilizzati nella cura dei disturbi d’ansia sono i farmaci ansiolitici. Appartengono alla classe delle benzodiazepine e generalmente sono conosciuti come tranquillanti (es. Valium, Librium, Xanax…). Grazie alla loro attività ansiolitica, ipnoinducente, miorilassante e anticonvulsivante, sono in grado di ridurre la tensione e provocare sonnolenza andando a deprimere il sistema nervoso centrale. Gli effetti collaterali consistono in un’accentuazione delle loro proprietà farmacologiche: eccessiva sedazione, astenia e diminuzione delle prestazioni psicomotorie e cognitive.
Talvolta a causa della complessità del quadro psicopatologico del disturbo d’ansia, si possono prescrivere anche farmaci antidepressivi in associazione agli ansiolitici. La principale indicazione clinica degli antidepressivi riguarda la cura della depressione, ma in associazione alle benzodiazepine sono efficaci in alcuni disturbi d’ansia come l’attacco di panico, il disturbo ossessivo-compulsivo e le fobie sociali.
La psicoterapia dei disturbi d’ansia, invece, può variare a seconda della formazione e dell’approccio del terapeuta.
- Psicoanalisi: nella psicoanalisi classica di impostazione freudiana, l’ansia ha principalmente una funzione di conservazione dell’individuo. L’insorgenza di un’ansia segnale, come reazione ad eventi e collegata al ricordo di precedenti esperienze, ha lo scopo di preservare l’Io dai pericoli sia esterni sia interni di origine conflittuale, facilitando l’adattamento psicologico. Secondo questa prospettiva quindi, il trattamento dei disturbi d’ansi consiste nel cogliere la loro connessione con i conflitti e nell’attribuire grande importanza alla relazione che si va ad instaurare tra paziente e analista.
- Psicoterapia breve: ha come obiettivo la riduzione dei sintomi che compromettono il funzionamento sociale e lavorativo. Si rifà come modello teorico di riferimento alla psicoanalisi dalla quale però se ne differenzia in quanto l’intervento è limitato ad un ambito più ristretto e non alla personalità globale, il metodo d’indagine è costituito dal colloquio e non dalla libera associazione, lo strumento di intervento principale è la chiarificazione e non l’interpretazione.
- Terapia cognitvo-comportamentale: terapia privilegiata nella cura dei disturbi d’ansia, sostiene che comportamenti ed emozioni delle persone sono influenzati dalla loro percezione degli eventi. All’origine dei disturbi vi è un modo errato e disfunzionale di percepire le situazioni. L’obiettivo di questo tipo di terapia è di aiutare le persone ad individuare i propri pensieri distorti e disfunzionali, proponendone una valutazione più realistica e funzionale. A differenza delle altre psicoterapie si focalizza sul presente ed è orientata alla soluzione dei problemi attuali.
Accanto al trattamento farmacologico e alle diverse forme di psicoterapia esistono anche delle tecniche di rilassamento che consistono in esercizi efficaci per alleviare l’ansia. Tali tecniche richiedono uno sforzo limitato e possono essere attuate da chiunque e in qualsiasi momento. Esempi sono il training autogeno, respirazione controllata, meditazione, fitoterapia, etc… L’obiettivo comune a queste tecniche è quello di raggiungere uno stato di rilassamento tale per cui l’individuo è in grado di controllare il livello di attivazione fisiologica del proprio organismo e liberarsi dallo stato di tensione.
Dott.ssa Annalisa Marchesini
Bibliografia:
- A.T. Beck, G. Emery, L’ansia e le fobie. Una prospettiva cogntiva Astrolbio 1988
- A. Galeazzi, P. Meazzani, Mente e comportamento. Giunti, 2004
- S. Di Salvo, La psicoterapia nei disturbi d’ansia. www.depressione-ansia.it
