Disturbo d’ansia generalizzato negli adulti e nei bambini

Pubblicato il 10 marzo 2011

Il disturbo d’ansia generalizzato negli adulti

La caratteristica essenziale del Disturbo d’Ansia Generalizzato è la presenza di ansia e preoccupazione (attesa apprensiva) eccessive, che si manifestano per la maggior parte del tempo per almeno 6 mesi, nei riguardi di una quantità di eventi o attività (Criterio A).

L’individuo ha difficoltà a controllare la preoccupazione (Criterio B).

L’ansia e la preoccupazione sono accompagnate da almeno tre sintomi addizionali da un elenco che include irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, tensione muscolare e sonno disturbato  (Criterio C).

L’oggetto dell’ansia e della preoccupazione non è limitato alle manifestazioni di un altro disturbo di Asse I, come avere un Attacco di Panico (come nel Disturbo di Panico), rimanere imbarazzati in pubblico (come nella Fobia Sociale), essere contaminati (come nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo), essere lontani da casa o dai familiari più stretti (come nel Disturbo d’Ansia di Separazione), aumentare di peso (come nell’Anoressia Nervosa), lamentele fisiche multiple (come nel Disturbo di Somatizzazione), o avere una grave malattia (come nell’Ipocondria), e l’ansia e la preoccupazione non si manifestano esclusivamente durante il Disturbo Post-traumatico da Stress (Criterio D).

Sebbene non sempre gli individui con Disturbo d’Ansia Generalizzato possano riconoscere le preoccupazioni come “eccessive”, essi riferiscono un disagio soggettivo dovuto alla preoccupazione costante, hanno difficoltà a controllare la preoccupazione, o presentano una conseguente compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti (Criterio E).

Il disturbo non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (cioè abuso di una droga, un farmaco, o l’esposizione ad una tossina) o di una condizione medica generale, e non si manifesta esclusivamente durante un Disturbo dell’Umore, un Disturbo Psicotico o un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo (Criterio F).

L’intensità, la durata, o la frequenza dell’ansia e della preoccupazione sono eccessive rispetto alla reale probabilità o impatto dell’evento temuto. La persona trova difficile impedire che i pensieri preoccupanti interferiscano con l’attenzione ai compiti che sta svolgendo, e difficoltà ad interrompere la preoccupazione. Gli adulti con Disturbo d’Ansia Generalizzato spesso si preoccupano per circostanze quotidiane, abitudinarie, come responsabilità lavorative, problemi economici, salute dei familiari, disgrazie per i propri figli, o piccole cose (come faccende domestiche, riparazioni all’automobile, far tardi agli appuntamenti). I bambini con Disturbo d’Ansia Generalizzato tendono a preoccuparsi eccessivamente per le proprie capacità o per la qualità delle proprie prestazioni. Durante il corso del disturbo, il centro della preoccupazione può spostarsi da un oggetto ad un altro.

Insieme alla tensione muscolare possono essere presenti tremori, contratture, scosse, e dolenzia o dolorabilità muscolari.

Molti individui con Disturbo d’Ansia Generalizzato presentano anche sintomi somatici (per es.: freddo; mani appiccicose; bocca asciutta; sudorazione; nausea o diarrea; pollachiuria; difficoltà a deglutire, o “nodo alla gola”) e risposte di allarme esagerate. Sono comuni anche sintomi depressivi.

Il Disturbo d’Ansia Generalizzato è di frequente concomitante a Disturbi dell’Umore (per es.: Disturbo Depressivo Maggiore o Disturbo Distimico), ad altri Disturbi d’Ansia (per es.: Disturbo di Panico, Fobia Sociale, Fobia Specifica) e a Disturbi Correlati a Sostanze (per es.: Dipendenza o Abuso di Alcool o di Sedativi, Ipnotici o Ansiolitici). Altre condizioni che possono essere collegate a stress (per es.: sindrome del colon irritabile, mal di testa) accompagnano frequentemente il Disturbo d’Ansia Generalizzato.

Nell’espressione dell’ansia vi è una considerevole variabilità culturale (per es., in alcune culture l’ansia è espressa prevalentemente attraverso sintomi somatici, in altre attraverso sintomi cognitivi). Quando si valuta se le preoccupazioni riguardanti certe situazioni siano eccessive è importante considerare il contesto culturale.

Nei bambini e adolescenti con Disturbo d’Ansia Generalizzato, le ansie e le preoccupazioni spesso riguardano la qualità delle prestazioni o la preparazione a scuola o negli eventi sportivi, anche quando la prestazione non deve essere valutata da altri. Possono esservi preoccupazioni eccessive per la puntualità. Possono anche preoccuparsi per eventi catastrofici come terremoti o guerre nucleari. I bambini con il disturbo possono essere eccessivamente conformisti, perfezionisti, ed insicuri, e tendono a rifare le cose a causa di una scontentezza eccessiva per le prestazioni non perfette. Sono tipicamente zelanti nel ricercare approvazione, e richiedono eccessiva rassicurazione per le proprie prestazioni e preoccupazioni.

In ambito clinico, il disturbo viene diagnosticato un po’ più frequentemente nelle donne rispetto agli uomini (circa il 55%-60% di coloro che presentano il disturbo sono donne). Negli studi epidemiologici la distribuzione tra i sessi vede la presenza di circa due terzi di femmine.

In un campione di comunità la prevalenza in 1 anno per il Disturbo d’Ansia Generalizzato era approssimativamente del 3%, e la prevalenza nel corso della vita era del 5%. Nelle cliniche per disturbi d’ansia, circa il 12% degli individui presenta il Disturbo d’Ansia Generalizzato. Il 55% sono donne.

Molti individui con Disturbo d’Ansia Generalizzato riferiscono di essersi sentiti ansiosi e nervosi per tutta la loro vita. Sebbene più della metà di coloro che ricercano il trattamento riferisca un esordio nella fanciullezza o nella adolescenza, non è infrequente l’esordio dopo i 20 anni. Il decorso è cronico ma fluttuante, e spesso peggiora durante i periodi di stress.

L’ansia come tratto ha una concentrazione familiare. Per quanto riguarda la familiarità del Disturbo d’Ansia Generalizzato, sono stati riportati dati poco coerenti, e la maggior parte degli studi non ha riscontrato una aggregazione familiare specifica.

La preoccupazione nel disturbo d’ansia generalizzato

La componente prevalentemente cognitiva dell’ansia che ritroviamo nel disturbo d’Ansia Generalizzata è la preoccupazione o worry. Questa può essere definita come una catena di pensieri o immagini, gravata da emozioni negative e relativamente incontrollabile. Il processo di worry rappresenta un tentativo di impegnarsi in un “problem solving” mentale su una questione dall’esito incerto dove esistono possibilità di esito negativo. Di conseguenza il worry si connette strettamente con il processo di paura.

L’aspetto principale è quello di un’attività prevalentemente cognitiva che si allarga via via che si snoda lungo un tempo più o meno lungo occupando l’attenzione e la mente dell’interessato. Per questo il worry si può chiamare preoccupazione o rimuginio infatti indica un fenomeno in cui:

  • vi è una forte predominanza del pensiero verbale negativo;
  • vi è una strategia di evitamento cognitivo;
  • avviene una inibizione della processazione emotiva, con una conseguenza persistenza delle emozioni sgradevoli.

La preoccupazione diviene quindi patologica quando diviene un’esperienza indesiderata e che diviene incontrollabile per il suo perpetuarsi e la persona non tenta più di arrestare tale processo; per molti diventa così uno stile di vita o un’abitudine. È un fenomeno dannoso perché interferisce con le attività a cui il soggetto vorrebbe prestare attenzione e può ritardare o interferire con il fornteggiamento efficace dei problemi.

Le sue forme croniche e gravi si svilupperebbero in persone che hanno una vulnerabilità personale e che quindi:

  • percepiscono il mondo come pieno di pericoli;
  • temono di non avere dentro di sè le capacità per far fronte agli eventi negativi che potrebbero presentarsi.

Per valutare un rimuginio patologico si può far riferimento al Penn State Questionnaire (Meyer e al. 1990) e Worry Dominains Questionnarie (Tallis e al. 1992); in generale per il Disturbo d’ansia generalizzata il GADQ: Generalized Anxiety Disorder Questionnaire  (Roemere e al. 1995).

Il disturbo d’ansia generalizzata (disturbo iperansioso) nei bambini

L’ansia nei bambini

Nel corso dello sviluppo è normale che ogni individuo, sia adulto che bambino, si trovi ad affrontare situazioni di pericolo, reale o immaginario, che provocano sentimenti di ansia o paura.

Si può trovare, infatti, nei bambini durante l’età infantile un “normale sviluppo” dell’ansia.

Intorno agli 8 mesi:

  • c’è il superamento dell’egocentrismo assoluto;
  • acquisizione della costanza dell’oggetto;
  • angoscia di separazione;
  • paura per l’estraneo.

Intorno ai 18 mesi la paura per l’estraneo e l’angoscia di separazione raggiungono il loro apice, poi tendono con la crescita a diminuire e diventano meno intense.

Fra i 3 e 5 anni: sono presenti le paure legate ad un oggetto specifico (animali, al buio, a mostri, creature immaginarie), paure che con la crescita vengono superate da sole.

Fra i 6 e 11 anni troviamo:

  • paure legate a malattie o paure di morte di un genitore;
  • paure legate a situazioni di imbarazzo personale, ansia di fallire in una prestazione o perdere il controllo della situazione;
  • paure di tipo sociale (essere presi in giro, essere disapprovati dall’insegnante).

Nell’adolescenza:

  • paure legate al confronto interpersonale con il gruppo dei pari;
  • ansia per specifici setting sociali;
  • paura di essere diverso dagli altri, sia fisicamente che psicologicamente.


Le caratteristiche del disturbo d’ansia generalizzata nei bambini

Nel bambini il Disturbo d’Ansia Generalizzata l’ansia è eccessiva e irrealistica, avvertita particolarmente quando si rapporta ad eventi futuri (come interrogazioni, esami, attività  di gruppo con i coetanei).

L’ansia si sviluppa attraverso preoccupazioni eccessive, ossessive e ruminative, dubbi e diffidenza verso gli altri.

L’ansia nei bambini e ragazzi può far sviluppare diversi sintomi fisici come: l’insonnia, mangiarsi le unghie, palpitazioni, senso di costrizione alla gola o al petto, disturbi gastrointestinali, tricotillomania.

I bambini che soffrono di ansia generalizzata appaiono sempre nervosi e tesi. Possono apparire perfezionisti, eccessivamente conformisti, alla costante ricerca di approvazione; possono provare sentimenti di inadeguatezza e sfiducia nelle proprie possibilità e capacità e, diventare riluttanti ad intraprendere attività legate all’esito della prestazione come lo sport.

Per fare la diagnosi di Disturbo Iperansioso o D.A.G. nei bambini è bene seguire i criteri diagnostici del DSM-IV-TR:

  1. Uno dei seguenti sintomi per almeno sei mesi:
  • irrequietezza;
  • affaticamento;
  • scarsa concentrazione;
  • irritabilità;
  • tensione muscolare;
  • disturbi del sonno
  1. Ansia causa impedimento in molte aree del funzionamento psicologico (es. socializzazione e scuola);
  2. Nei casi più gravi esitamento delle situazioni ansiogene.

Durante la crescita dei bambini si può individuare e diagnosticare il disturbo iperansioso o d’ansia generalizzata attraverso diverse manifestazioni.

Nell’età pre-scoalre il disturbo può manifestarsi con:

  • grave angoscia di separazione
  • tensione
  • prolungati stati di collera
  • difficoltà di addormentamento

Nella scuola dell’infanzia:

  • fatica ad adattarsi dopo l’allontanamento dai genitori
  • scarsa socializzazione
  • le situazioni nuove provocano stress
  • comportamento di aggrappamento al careviger

Nella suola primaria:

  • l’ansia interferisce nella vita sociale
  • ci può essere discreta autoconsapevolezza e bisogno costante di rassicurazione
  • reazioni anticipatorie di fronte a un potenziale disagio
  • difficoltà a rilassarsi
  • sintomi somatici di origine non organica (dolori articolari o addominali, cefalea, tosse ricorrente).

Diagnosi differenziale con gli altri disturbi d’ansia nell’infanzia.

Il Disturbo Iperansioso deve essere distinto, quando si fa una diagnosi, dai Disturbi Fobici, dal Disturbo d’Ansia da Separazione e dal Disturbo da Attacco di Panico.

I Disturbi Fobici si manifestano con una paura persistente e irrazionale di un oggetto o situazione specifici, che sfocia nel desiderio pressante di evitare l’oggetto o la situazione temuta.

L’esposizione all’oggetto o alla situazione fobica scatena profonda reazione di angoscia. Il soggetto mette in atto diverse strategie difensive come l’evitamento, la fuga, ricorso ad oggetti controfobici. Questi disturbi si originano da apprendimenti mediante condizionamento (classico ed operante) o per modellamento.

È bene distinguere all’interno dei Disturbi Fobici tra Fobia Specifica e Fobia Sociale.

La Fobia Specifica è la paura per oggetti o situazioni che normalmente non comportano alcun pericolo reale per il bambino, sono attivamente evitati e compromettono le funzioni della vita quotidiana.

L’ansia fobica nel bambino viene espressa con pianti, reazioni di panico, comportamenti di attaccamento all’adulto. Questi bambini lontano dalla situazione fobica sono allegri, vivaci, amichevoli; fanno pensare ad una certa precocità emotiva e sociale. Questa fobia se non viene trattata può avere un decorso cronico con periodi di remissione. I primi sintomi si manifestano, di solito, nella fanciullezza o prima adolescenza.

Per diagnosticare la Fobia Specifica bisogna individuare se vi è paura ed evitamento per almeno 6 mesi, specificare il tipo di fobia:

  • Animali (frequenti fra 3 e 5 anni)
  • Ambiente naturale  (es. altezza, temporali, ..)
  • Sangue-Iniezioni-Ferite
  •  Situazionale (es. aeroplani, ascensori, luoghi chiusi,..)
  • Altro tipo (es. vomitare, soffocare, rumori forti, personaggi in maschera..)

La Fobia Sociale nei bambini e adolescenti, invece, è la paura di agire in modo tale da umiliarsi o imbarazzarsi di fronte agli altri. Provano ansia persistente e marcata in situazioni pubbliche, paura ed esitamento di situazioni in cui si può essere esposti al giudizio degli altri, come: il parlare, scrivere o mangiare in pubblico, partecipare a feste o attività sportive. L’esposizione sociale provoca i sintomi come per esempio le palpitazioni, pianto,tremori, sudorazione, tendenza ad arrossire, valutazione negativa delle proprie prestazioni sociali. C’è una profonda paura che gli altri scoprano e ridicolizzino  l’ansia.

Il Disturbo d’Ansia da Separazione si manifesta da parte del bambino con reazioni di panico alla separazione, reale o anche solo minacciata, da una figura di riferimento. La durata deve essere di almeno 4 settimane, l’esordio prima dei 18 anni (esordio precoce se prima dei 6 anni), ci deve essere una compromissione dell’ambito scolastico e delle reazioni con i pari.

I fattori precipitanti possono riguardare: un lutto di un genitore o di un animale domestico; malattia del bambino o di un familiare; divorzio o separazione o allontanamento di un genitore; separazioni come l’ospedalizzazione; cambiamento di residenza; cambiamento di scuola, ingresso nella scuola, cambiamento di ordine di scuola.

L’ansia in questo caso è correlata al rifiuto di andare a scuola, rimanere solo in casa, lontano dai genitori. I soggetti che soffrono d’ansia da separazione sono tendenzialmente introversi, hanno un’ansia eccessiva se viene allontanato da persone a cui è particolarmente legato, o dai luoghi familiari. Il bambino teme che i propri cari  possano andare incontro a pericoli, anche se non sa spiegarseli, o che non facciano più ritorno e hanno un livello di ansia inadeguato per l’età e al livello di sviluppo raggiunto.

Il Disturbo da Attacco di Panico si manifesta con ricorrenti attacchi di ansia, ovvero episodi relativamente brevi, di durata compresa di solito tra venti e trenta minuti con un picco, entro i primi dieci minuti, di ansia estrema.

Durante la crisi il soggetto improvvisamente ed inaspettatamente si trova ad essere sopraffatto di sensazioni terrificanti sia mentali (es: paura di morire, di perdere il controllo..) che fisiche (es: aumento della frequenza cardiaca, dolori al petto..); le sensazioni innalzano il livello di ansia percepito dal soggetto. Questo disturbo è raro nella pubertà il picco di insorgenza è nell’adolescenza tra 15 e 19 anni.

Dott.ssa Carolina Milanesi