Anoressia Nervosa
L’anoressia nervosa, un disturbo multifattoriale
Il termine “anoressia” letteralmente, indica “mancanza di appetito” ciò risulta essere decisamente fuorviante, in quanto, la manifestazione più clamorosa di questa patologia non è la mancanza di appetito, bensì il rifiuto di mangiare.
L’anoressia nervosa è presente in tutte le classi sociali con eguale misura, coinvolge prevalentemente il sesso femminile, colpisce circa il 10% delle ragazze di età compresa fra i 12 ed i 25 anni. L’andamento della patologia è bimodale, con un picco massimo che si riscontra intorno ai 14 e ai 18 anni. E’ raro trovare donne di età superiore ai 30 anni affette da anoressia nervosa; quando questo accade, molto spesso si tratta di pazienti che hanno avuto in passato problemi nei confronti del cibo, insoddisfazione per il proprio peso o per le proprie forme corporee e, molto spesso, crisi anoressiche superate.
Caratteristica peculiare dell’anoressia è la forte restrizione alimentare, dovuta ad una eccessiva preoccupazione nei confronti del proprio peso e della propria immagine corporea. Le pazienti anoressiche si rifiutano di mantenere il peso al di sopra del peso minimo per età e per statura. E’ considerato sottopeso un individuo con un BMI [Body Mass Index (indice di massa corporea). Misura internazionale che si utilizza per stabilire i livelli di normopeso, sottopeso e soprappeso. Si calcola facendo il rapporto tra il peso in Kg e il quadrato dell’altezza.] inferiore a 17.5.
Un sintomo chiave per riconoscere la possibile insorgenza dell’anoressia nervosa è l’amenorrea, ossia l’assenza, per almeno 3 mesi consecutivi, del ciclo mestruale.
Esistono due forme di anoressia, presenti con la stessa percentuale tra le pazienti:
- con abbuffate e condotte di eliminazione
- senza abbuffate e con condotte di restrizione
Numerosi studi sembrano evidenziare una correlazione tra questi due tipi di anoressia ed i tratti di personalità della ragazza. Nella forma restrittiva, si riscontra una maggiore tendenza a negare la malattia (egosintonia) e una maggiore presenza di tratti di personalità ossessivi. Nella forma bulimica, con abbuffate, emergono manifestazioni emotive più evidenti (umore depresso, irritabilità..).
E’ importante sottolineare la stretta correlazione che esiste tra dieta (quasi sempre “fai da te”) e anoressia. A questo proposito è interessante fare riferimento al modello elaborato da Ostruzzi e Luxardi, nel 2003, che spiega il circolo vizioso di automantenimento dell’anoressia. Da un’iniziale preoccupazione e insoddisfazione per il proprio peso e le proprie forme corporee, la ragazza decide di intraprendere una dieta, ottiene così un calo ponderale, dopo poco tempo, esperisce un aumento degli stimoli biologi di sopravvivenza (fame, appetito..) l’anoressica teme, così di perdere il controllo, di conseguenza aumenta le pratiche restrittive ed il controllo della propria alimentazione attraverso un inasprimento della dieta, che causa un ulteriore calo ponderale. Questo circolo vizioso perdura a lungo, fino al momento in cui la giovane ha un “cedimento” e si concede un’abbuffata che, in alcuni casi è oggettivamente tale, in altri, è assimilabile ad un comune pasto giornaliero. La maggior parte delle ragazze anoressiche sperimentano infatti una fame intensa che, nel corso del tempo, può generare spinte compulsive verso il cibo.
Ritengo importante sottolineare, nonostante la esplicazione del modello di Ostruzzi e Luxardi, quanto già detto nell’articolo inerente ai disturbi del comportamento alimentare: l’anoressia non è causata da un unico fattore, come ad esempio la dieta, ma si instaura associata a fattori predisponesti come quelli socioculturali, individuali e familiari.
Il tasso di mortalità per anoressia è compreso tra il 5% ed il 15%. La morte sopraggiunge spesso a causa di un suicidio o per le complicanze dovute al grave stato di malnutrizione.
L’intervento terapeutico non deve escludere il coinvolgimento dei familiari, ci deve essere una stretta collaborazione tra il terapeuta i familiari e la giovane, questo anche nonostante l’iniziale diffidenza e negazione della patologia che manifestano le ragazze anoressiche.
Un dato allarmante riguarda l’aumento dei casi di anoressia tra le pre-adolescenti, il supporto familiare in questi casi risulta di fondamentale importanza per aiutare i genitori a riconoscere i bisogni ed i segnali che i propri figli inviano, anche se in modo latente, e per dare loro l’indispensabile sostegno.
Il trattamento d’elezione per l’anoressia rimane comunque la terapia cognitiva-comportamentale che mira a neutralizzare i pensieri dicotomici (giudizio rigido del tipo “tutto o nulla”) e disfunzionali della paziente, in particolare attraverso la ristrutturazione cognitiva. Secondo il modello cognitivo-comportamentale, l’anoressia è caratterizzata da una serie di convinzioni e significati attribuiti a corpo, peso e forma e ai loro rapporti con il valore personale e l’autostima. Le ragazze anoressiche non si piacciono, stimano il loro valore personale sulla base della forma o del peso corporeo. Il trattamento cognitivo comportamentale, può essere integrato da quello farmacologico nei casi di marcato rischio per la salute e per la sopravvivenza della giovane.
Senza dubbio, viviamo in una società in cui quello che conta è l’apparire piuttosto che l’essere. A partire da questo humus, il tentativo di debellare l’insorgenza di questa patologia risulta ancora più impegnativo e richiede l’utilizzo di molte più energie, rispetto al passato. Ma io mi sento fiduciosa, sono convinta che questa società consumistica e di facciata non riuscirà, ancora per molto, ad avere la meglio sull’espressione delle emozioni e dei sentimenti delle giovani donne.
