Attacchi di panico e agorafobia
Cosa sono gli attacchi di panico e l’agorafobia
Gli attacchi di panico sono descritti come un’improvvisa manifestazione di ansia o una rapida escalation di quella solitamente presente; in particolare un attacco di panico può essere definito se quattro o più (fino a 13) sintomi somatici o cognitivi aumentano progressivamente o si manifestano entro un periodo di 10 minuti (DSM –IV; APA, 1994). Tra questi si trovano risposte fisiche quali: palpitazioni, capogiri, sudorazione, sensazione di soffocamento, nausea o disturbi addominali, dolore o fastidio al petto, tremore, brividi o vampate di calore, e sintomi cognitivi quali la paura di morire, di perdere il controllo, di soffocare, di diventare pazzo.
Il primo attacco di panico si manifesta improvvisamente, “a ciel sereno”, cioè in modo inaspettato e non provocato dalla situazione. Se l’attacco di panico si ripete, la persona sviluppa un’intensa paura di averne altri e comincia ad essere attenta alle sensazioni fisiche provate, perché vissute come pericolose per la propria salute fisica. La persona, infatti, teme di svenire, morire per un infarto o per un ictus. La persona tenderà quindi ad evitare le situazioni in cui si è presentato l’attacco di panico e a sviluppare un atteggiamento agorafobico. L’agorafobia è la tendenza ad evitare tutte le situazioni o i luoghi da cui potrebbe essere difficile fuggire o ricevere aiuto in caso di attacco di panico.
I criteri affinché si possa parlare di disturbo da attacchi di panico, secondo il DSM-IV, riguardano la presenza ricorrente e inaspettata degli attacchi seguita, seguita da un periodo di almeno un mese durante il quale l’individuo riporta frequentemente il timore di avere altri attacchi , oppure si nota un significativo cambiamento del comportamento, connesso all’esperienza di panico subita. Dovrebbero inoltre essersi manifestati almeno due attacchi di panico spontanei (non verificarsi appena prima o durante l’esposizione ad una situazione che solitamente causa ansia).
Studi epidemiologici concordano nell’indicare percentuali tra 1,5% e 3,5% della popolazione. Il disturbo di panico esordisce tipicamente tra la tarda adolescenza e i 35 anni ed è più frequente nelle donne, con un rapporto di circa 2,5 a 1 rispetto ai maschi. Il 14% delle persone che ha avuto un infarto, soffre di panico.
La terapia cognitiva-comportamentale risulta efficace e specifica per il trattamento del disturbo di panico. Alcune delle tecniche utilizzate sono: Ristrutturazione cognitiva in cui la persona impara ad identificare e poi a modificare i propri pensieri negativi e le proprie convinzioni. Esposizione “enterocettiva” attraverso cui la persona impara ad affrontare i sintomi solitamente provati durante un attacco di panico. Esposizione graduale in vivo alle situazioni temute ed evitate.
