È comune al giorno d’oggi andare alla ricerca di sicurezze. Cercarle nelle certezze, nei metodi, nei numeri. Navigando su internet trovate una moltitudine di persone con le soluzioni chiavi in mano, consegnate grazie alla vostra iscrizione ad un corso o con l’acquisto di un libro. Sono figli di una logica deterministica rigida, dell’idea che tutto abbia una relazione diretta causa-effetto, che l’oggi sia uguale al domani e viceversa.

Questa visione del mondo chiude il nostro spettro visivo e parte da un assunto sbagliato, ovvero che l’istante che state vivendo sia un dipinto, una fotografia: fermo, immutabile. Ma il mondo di oggi è sempre in divenire, anche se non ce ne accorgiamo. Pensare di sapere già tutto è una forma di intelligenza rigida, e genera arroganza. L’arroganza di chi crede di poter sottomettere il mondo. Quando tagliamo il prato pensiamo di averlo sottomesso al nostro volere; ma lui sta già crescendo. Dall’istante in cui abbiamo superato quei fili d’erba, loro sono già in movimento.

Questa scelta deterministica porta ad un punto di vista astratto fortemente limitante; le scoperte più interessanti non arrivano da modelli rigidi e prevedibili ma dal caos. Se quando ci muoviamo seguiamo una retta da un punto ad un altro ci stiamo muovendo in maniera efficiente, in maniera veloce, ma non stiamo godendo di tutto quello che abbiamo intorno.

La persona miope invece è costretta a fare un ragionamento diverso: non vedendo molto bene vive di probabilità. Vede un animale in lontananza e si chiede se sia un asino od un cavallo. Ci si avvicina e verifica. Commette errori ma non li vive come qualcosa di inammissibile, mortificandosi, ma come un’occasione di crescita. La prossima volta avrà più possibilità di indovinare.

La presunta perfezione è la morte dell’intelligenza. Teniamo strette le nostre incertezze, sono quelle che ci tengono vivi, che non ci fanno smettere di osservare. Proviamo ad essere sempre disposti a cambiare il nostro passo, per notare qualcosa di diverso sul sentiero della nostra vita.

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