In questo articolo vi parlerò di un problema o per meglio dire una caratteristica che accomuna diversi miei pazienti e che sempre più spesso incontro nel mio lavoro di psicologo e psicoterapeuta ossia quella dell’ansia sociale.

L’altro giorno, dopo essere uscito dal mio studio di Brescia, inizio a passeggiare in un grande parco li vicino e noto questi alberi spogli e queste foglie colorate tipiche dell’autunno.

Migliaia di foglie gialle, rosse e arancio.

Vogliamo afferrare la realtà 

In effetti è riduttivo incasellare le caratteristiche di ciascuna foglia o di qualsiasi altra cosa in un semplice aggettivo o in una semplice parola.

Riflettendo allora mi son detto: “La realtà è così complessa ma noi vogliamo afferrarla” così come vogliamo afferrare noi stessi dandoci determinate caratteristiche usando spesso il giudizio degli altri.

Mentre ammiro questa bellezza però non sento il freddo del parco, non cerco riparo da esso.

Così allo stesso modo nel momento in cui abbiamo paura di quello che gli altri dicono, del loro giudizio, dei loro pensieri e quindi dell’ansia che ne deriva, noi corriamo dietro al vecchio mondo.

E cosi abbiamo freddo e scappiamo in un luogo caldo invece che costruire un nuovo mondo dentro quel problema, dentro quel giudizio.

Cosa dovremmo fare?

Ascoltare tutto ciò che sta accadendo nel nostro corpo, le reazioni immediate, veloci, forti.

La mia ansia, il mio respiro, i miei pensieri e tutto quel mondo che ho conosciuto nel tempo del quale io non posso fare nulla, non posso risolverlo.

Mentre sono dentro quel mondo la mente cerca di rallentare e guarda a un altro mondo, una nuova realtà

Rientrando in possesso della realtà metto in discussione il mio mondo non cercando di risolverlo ma sentendolo dentro facendomi attraversare da esso.

Cerco quindi di costruire in quella situazione una nuova verità, una percezione nuova quindi della realtà.

Ma cosa significa un altro mondo?

Un mondo dove non mi interessa sapere cosa gli altri pensano di me.

Dove posso iniziare dentro di me a costruire una realtà in cui io sono la mia complessità, le mie sfumature.

Un mondo dove io sono infinito.

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