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Il brutto che c’è in noi

Una volta in confidenza un mio caro amico mi ha rivelato una cosa: “Ho qualche problema ultimamente… sai, un mio parente molto stretto recentemente è deceduto e mi ha lasciato una grossa eredità; la sua casa. Ora mi sono trasferito in quell’appartamento e finalmente ho coronato il mio sogno di vivere da solo. Ho spostato il letto, i mobili, tutto quanto… ho buttato via alcune delle sue vecchie cose e ho appeso i miei quadri, le mie cianfrusaglie, ed ora c’è un problema: mi sento davvero male, è come se una parte di me fosse felice di quello che è accaduto, del fatto che sia morto e che io abbia avuto l’opportunità di prendermi tutto quanto. Mi sento uno schifo per essere una persona così orribile”.
Questa sua rivelazione mi ha permesso di riflettere e avere l’opportunità di condividere con voi qualcosa di molto importante. Scommetto che è capitato a tutti voi di provare una sensazione simile, o di trovarvi molto arrabbiati perché avete raggiunto la consapevolezza che c’è qualcosa di brutto in quello che pensate…o in quello che sperate. Eppure tutto questo, queste sensazioni deplorevoli sono una parte fondamentale della nostra esperienza. Fin dall’infanzia siamo abituati a distinguere le cose, esiste il male, esiste il bene e i due concetti sono assolutamente separati, come se esistesse una linea di demarcazione che divide l’uno dall’altro. Questa tipologia di pensiero però si addice per lo più ad un bambino, la natura delle cose è molto diversa. I fenomeni che ci circondano spesso sono complicati, confusi e discernere tra bene e male è solamente una strategia che utilizziamo per renderci le cose più semplici. L’attualità scorre rapida e le persone devono adattarsi, una delle competenze che un uomo maturo DEVE possedere in questi nuovi contesti è senza dubbio la capacità di comprendere i propri limiti. Se la realtà si strutturasse come le favole ci sarebbe sempre un lieto fine, una svolta positiva ad attenderci alla porta ed invece non è così: la vita può essere piena di delusioni, di rammarichi, di dolore. Come è possibile conciliare tutto questo?

La chiave per la serenità è l’accettazione dei propri pensieri, per quanto terribili, come tali.
Non è sbagliato avere dei brutti pensieri. È dannatamente umano.
In quanto umani siamo soggetti a dei limiti, dei vincoli che per natura ci trascinano a terra e ci portano sempre a trovare la soluzione più semplice, più aggressiva.

Trovare un modo di fare pace con i propri pensieri non è facile, ma è un punto di partenza. I pensieri negativi o “maligni” sicuramente non spariscono in un lampo, ma una volta individuati è possibile iniziare a fari qualche domanda:

Come sono arrivato a pensare questo?

Ho davvero intenzione di comportarmi come penso?

Quello che penso è giusto o solo frutto dell’ira del momento?

 

Tutte queste domande ci aiutano a ricondurre i piedi a terra ad avere illuminazioni su noi stessi, su ciò che veramente siamo. Accettate il bruco nella vostra mela, accettate di non essere sempre nel giusto, nella perfezione, nell’assoluta giustizia di pensiero. Non esiste nulla di più maturo di mettersi in discussione.

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