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Cosa dobbiamo fare quando siamo di fronte a scelte difficili?

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Cosa dobbiamo fare quando siamo di fronte a scelte difficili?

Spesso molti di voi arrivano da me con preoccupazioni legate alle scelte, alla mossa giusta da fare riguardo ad alcune decisioni da prendere riguardo la propria vita, al dubbio implicito che si genera quando è possibile scegliere una strada piuttosto che un’ altra.

C’è un’ aspetto che mi è sempre premuto condividere e che trovo davvero essenziale.

Noi siamo realmente artefici delle nostre scelte?

E soprattutto, che cosa facciamo quando affrontiamo una decisione? siamo davvero in grado di soppesare la migliore tra le opzioni che abbiamo di fronte?

Non esiste, in realtà, una vera e propria risposta a queste domande. Eppure è possibile spostare la propria attenzione su alcune caratteristiche dei nostri processi di scelta.

L’aspetto fondamentale da prendere in considerazione è che, nei processi di scelta, tendiamo ad utilizzare le informazioni parziali, incomplete e frammentarie. Il perché non è affatto ovvio; è estremamente difficile avere delle informazioni realmente complete, ottenerle è ancor più faticoso!

Anche se abbiamo la presunzione di prendere delle decisioni esaminando ogni aspetto e dettaglio, non è così! siamo naturali semplificatori della realtà circostante.

Se vediamo una penna per metà nascosta da un foglio di carta, pensiamo che oltre al foglio ci sia una normalissima penna, ma è davvero sempre così?

No, eppure se dovessimo ricontrollare qualsiasi nostra certezza ogni volta che viene messa in discussione diventeremmo pazzi. Non avremo più tempo per fare altro se non cercare di dare coerenza ad un mondo senza senso.

Il mio avviso è semplice; non dobbiamo cercare risposte perfette, non esistono. Ciò che possiamo fare è prendere responsabilità delle nostre scelte e permetterci di essere incompleti. Ovviamente non dico di fare delle scelte casuali, sarebbe molto incosciente, ma è possibile essere consapevoli della nostra incompletezza. E la consapevolezza è l’arma migliore che abbiamo contro noi stessi.

Il significato del denaro

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Il significato del denaro

La cosa fondamentale che bisogna comprendere è che tutti quanti pensano che il denaro sia protagonista della nostra esistenza, che la sua presenza sia sufficiente a sistemarci la vita.

In verità, se vi fermate un secondo a riflettere, vi accorgerete che esso non è altro che un mezzo di scambio che ci serve per migliorare il baratto. Un meccanico che ha bisogno di pane fresco, non può recarsi da un panettiere diverso ogni mattina chiedendo se hanno bisogno di una controllata ai freni. Sarebbe una perdita di tempo.

Per ottimizzare i tempi, come società, abbiamo inventato un sistema di scambio virtuale; la cartamoneta ci ha permesso di semplificare di molto questi processi lunghi e confusi.

Con il corso del tempo, però, qualcosa è cambiato: il denaro ci ha reso schiavi. Esso ha iniziato a diventare sempre più protagonista nelle nostre vite, abbiamo cominciato a vederlo come uno scopo, non come un mezzo per raggiungere un fine.

Tutti vogliamo raggiungere degli scopi, ma senza il denaro tutto ciò che facciamo improvvisamente ci appare non essere possibile.

Sapete cosa non sono in grado di fare le banche di direzione centrale?

Chiedete alle agenzie che si occupano di creare le banconote di stampare un sorriso, di stampare gli alberi, di stampare degli ingegneri, di stampare uno sguardo sul mondo, di stampare la felicità.

È per questo che invece di andare a cercare un posto fisso, un poso sicuro e tutelato come giustificazione per avere uno stipendio, dovete iniziare a coltivare la vostra professionalità, la vostra passione nel creare.

Perché nel momento in cui ci si dedica seriamente a dare forma a qualcosa di solido, un prodotto che permette a voi stessi di offrire al mondo un servizio, di portare un nuovo significato, in quel momento diventiamo emancipati dal denaro. Tutto è legato a ciò che possiamo produrre come persone: l’ingegno del generare qualcosa che porterà la società al cambiamento, ad aggiungere un nuovo tassello.

Sono le entrate che otteniamo oggi, sono i sacrifici che portiamo avanti cercando di valorizzare ciò che siamo, i fattori da cui deve derivare la nostra felicità.
Sono le attività in cui ci riteniamo confidenti e in cui sei maggiormente competenti che possono permetterci di essere sereni e liberi.
Tutto gira attorno alla vostra personale capacità di comprendere ciò che volete essere, al percorso che volete intraprendere, alla storia che decidete di raccontare.

Certo, è difficile riuscire a creare qualcosa di proprio mentre dobbiamo combattere un milione di altri problemi che quotidianamente ci abbattono, ma non bisogna farsi scoraggiare. Le opportunità vanno create anche quando le condizioni sono avverse: con pazienza e buona volontà sono sicuro che riuscirete a ritagliarvi uno spazio per essere veramente voi stessi.

Chi sono i falliti?

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Chi sono i falliti?

Negli ultimi giorni mi è capitato spesso di parlare con persone che si sentivano abusate, attaccate e denigrate nel profondo. I fautori di questi attacchi personali, gli artefici di comportamenti scorretti, sono quella tipologia di persone che ritengo e definisco come “falliti”.

Chi è il fallito?

Colui che addossa le responsabilità dei propri insuccessi agli altri. È una persona che è in grado esclusivamente di fare confronti e prova un immenso piacere quando gli altri si trovano in una condizione di inferiorità rispetto a lui.

Non amano mettersi in gioco, non desiderano avere delle responsabilità. Piuttosto, sono solite scaricare i compiti sugli altri, su chi non è in grado di rifiutare un favore o una richiesta.

Fallito è l’uomo che rimane eterno adolescente, che ha bisogno di fare del male al più fragile per potersi auto affermare.

È colui che, anche se riceve un aumento, continua a guardare gli stipendi degli altri e a criticarli per il loro merito. È colui che sminuisce il lavoro ed i progressi di chi si impegna realmente per raggiungere uno scopo.

Se nella vita porterai a termine qualcosa che va contro le aspettative di un fallito, lui negherà il tuo lavoro ed i progressi che hai conseguito. Cercherà intenzionalmente di intralciarti e impossessarsi di meriti inesistenti.

Non ammetterà mai un tuo pregio, un tuo successo. Dirà che è stata fortuna, che hai barato, perché egli non è veramente in grado di accettare i propri limiti o le capacità degli altri. Deve porsi in una posizione di coercizione, di dominio.

Photo by Kat Love / Unsplash

Per questo motivo non dobbiamo chiedere a loro delle opinioni, non dobbiamo permettergli di definire chi siamo. Loro vorranno sempre confermare chi sono loro, non chi siamo noi. Quello che vedono in noi passerà esclusivamente attraverso il confronto con loro stessi.

Per definire chi siamo, quanto valiamo, dobbiamo imparare ad osservare il mondo. Perché il modo in cui osserviamo il mondo è ciò che siamo.

Diamo forma a noi stessi attraverso il nostro sguardo sulla realtà.

Dobbiamo definire il mondo senza subirlo, senza essere schiacciati dalle contingenze che si manifestano e dalle circostanze che lavorano contro di noi. L’importante è apprendere come agire in esso e come dare forma alla nostra libertà.

Il fallito rifugge la fatica e l’impegno, se è colpevole di qualcosa l’addossa agli altri, all’esterno.
A voi.
Quindi cerchiamo di non farci manipolare, di non cadere vittime del suo gioco.
Dobbiamo essere disposti ad incassare il pugno.
Dimostrare che ciò che lui porta avanti non ha alcun effetto, che il potere che tanto desidera è solo una sua fantasia.

Incassare colpi può fare male, ma con esperienza è possibile, gradualmente, imparare come evitarli.

Diventate dei maestri, non soccombete ai falliti.
Liberate il mondo.

La perfezione è nemica dell’essere

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Fido è un cane. I padroni lo tengono legato da sempre alla catena della sua piccola cuccia. Lui vorrebbe correre libero, incontrare altri cani, fare esperienze… ogni giorno cerca disperatamente di vincere la forza attorno alla sua gola, ma invano. Vorrebbe, non ci riesce.

Non ha mai capito cosa stia sbagliando o se sia davvero quello il suo sogno, o se sia giusto quello che pensa di fare.
È colpa della catena, ma Fido non lo capisce, dopotutto lui è soltanto un cane.
Quella catena, meschina e traditrice, può essere paragonata al perfezionismo. Esso ti permette di vivere solamente in un piccolo raggio d’azione, che conosci molto bene e pieno di sicurezze, in cui l’ignoto non esiste.

La perfezione è in realtà un grande limite

Ti porta ad un’insicurezza perenne, poiché presa una scelta non si è mai convinti fino in fondo della propria decisione. Si sale a cavallo, si imbocca un sentiero, ma ad un certo punto si mollano le redini: perché si sta seguendo questo sentiero?! Se si avesse percorso un’altra strada, magari sarebbe stata la migliore!
È la perfezione che parla.
Ti impone come uno schiavo di considerare tutte le possibili opzioni. Alla fine si riesce di certo a fare una scelta, perché il perfezionista è in grado di vivere anche dei momenti di assoluta convinzione.. ”momenti”, poiché in seguito inizia un turbine di infiniti ripensamenti, che mitragliano il cervello senza tregua. L’unica via per porre fine a questa agonia è l’astensione alla scelta, ma ciò implica lasciar decidere ad altri per la propria vita. Ne conseguono ulteriori ripensamenti e sensi di colpa perché ci si rende conto della propria inettitudine.
Si pensa al passato e al futuro, non al presente, e per entrambi si rimugina solamente sugli errori fatti e su quelli che si potrebbero commettere!
Da tutto quanto detto si può ben comprendere che la perfezione non contempla sbagli: se non si riesce a raggiungere un obiettivo, l’errore è imperdonabile. Ed è appunto da questi indelebili sensi di colpa che non ci si riesce a liberare per costruirsi nuove prospettive; nella maggior parte dei casi ne derivano ansia, pessimismo, scarsa autostima, denigrazione di se stessi da qualsiasi fronte e soprattutto “incapacità di agire”.

Esattamente, perché la situazione a lungo andare diventa quella del “gatto che si morde la coda”

Da un lato se agisci sicuramente commetterai degli sbagli che non puoi permetterti di fare, perché il prezzo da pagare sarebbero omicidi sensi di colpa, ma dall’altra se non agisci ti rimprovererai di non aver preso in mano la tua vita e continuerai a pensare “cosa sarebbe potuto accadere se”, vivendo nei rimpianti.
Ma se si è sempre sentito dire che la perfezione non esiste, allora di cosa si sta parlando? Essa non esiste e non si può raggiungere, in realtà è una creazione della nostra mente, la immaginiamo e per questo motivo siamo portati a darle una forma, a credere che essa esista davvero.

Ma per quale motivo allora le persone sono spinte ad immaginarla? Questa necessità da dove nasce? Ebbene, la perfezione non è altro che la figlia di una delle peggiori paure, la quale forse uccide e mortifica più vite umane della morte stessa: la paura del giudizio degli altri. Si prendono decisioni e si agisce in base a ciò che ci viene dettato dalla società e a ciò che “gli altri” potrebbero ritenere giusto o migliore: sostanzialmente, ragionare in questo modo ti porta a non sapere più chi sei, quale sia il tuo vero io e quali le tue vere inclinazioni. Nell’agire non consulti te stesso, ma interroghi l’ambiente esterno aspettando una risposta giusta per te, ma che giusta non potrà mai essere perché “non tua”.
Prendere come riferimento dei canoni esterni di perfezione da rispettare è come decidere di nascondersi sotto una cupola di vetro riflettente: sei ciò che la società detta di essere, ma sotto la cupola c’è il buio totale.

Sei un completo estraneo a te stesso.

Disturbi sessuali – Intervenire a Brescia

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disturbi sessuali

Disturbi sessuali: cosa sono?

Nonostante la sessualità sembri una componente semplice della vita delle persone, è un processo complesso gestito da più sistemi: endocrino, vascolare, neurologico. Oltre al funzionamento strettamente fisico, è caratterizzato da tantissime influenze di stampo psicologico: la famiglia, le esperienze personali, le relazioni interpersonali, il proprio credo religioso, le influenze sociali, il proprio stato fisico e di salute, l’età. In questa situazione in cui si intersecano più realtà, possono nascere diversi tipi di disturbi sessuali, che possono avere differenti cause scatenanti.

Tra i più frequenti troviamo:

  • eiaculazione precoce e/o ritardata
  • difficoltà erettile
  • disturbo dell’orgasmo femminile
  • disturbo del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile
  • dolore genito-pelvico e della penetrazione
  • disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile
  • disfunzione sessuale indotte da sostanze/farmaci

Terapia dei disturbi sessuali

La terapia dei disturbi sessuali si svolge in sedute guidate da un professionista. Nei primi colloqui si definisce il problema e si ricostruisce la struttura che porta alla sua manifestazioni. Si va quindi ad intervenire verso la propria conoscenza, la conoscenza di sé con il partner, lo scoprire il proprio piacere e l’intimità di coppia.

Puoi contattare dott. Davide Munaro Psicologo Psicoterapeuta per prenotare un aiuto riguardo ai Disturbi Sessuali con i seguenti recapiti

Come funziona il ciclo sessuale

Possiamo dividere il ciclo di risposta sessuale in quattro fasi distinte: desiderio, eccitazione, orgasmo e risoluzione. Una disfunzione sessuale è caratterizzata da problematiche in una di queste fasi di natura fisica, psicologica o, più spesso, dalla combinazione di entrambe.

  • Desiderio: tensione emotiva che porta a cercare di raggiungere l’oggetto del proprio interesse, in cui il corpo non subisce alcuna modificazione visibile.
  • Eccitazione: varia molto tra i soggetti e consiste in una serie di alterazioni fisiologiche,  sensoriali e psichiche. Tra i sintomi fisiologici troviamo l’accelerazione del battito cardiaco, tensione muscolare ed erezione del pene nell’uomo; vasocongestione pelvica, lubrificazione e dilatazione della vagina nella donna.
  • Plateau: fase di aumento progressivo dell’eccitazione e delle relative modificazioni fisiologiche. Può essere una fase radicalmente diversa da individuo ad individuo, a seconda delle preferenze personali.
  • Orgasmica: l’accumulo energetico e di tensioni trova il suo canale di sfogo provocando sensazioni forti e piacevoli, affiancate da una vera e propria perdita di controllo.
  • Risoluzione: ritorno allo stadio normale di relax. fisiologicamente notiamo che il sangue drena velocemente dagli organi genitali, respiro, battito cardiaco e pressione sanguigna tornano ai livelli normali. Durante questa fase possiamo riscontrare un periodo refrattario, diverso da persona a persona.

Disagio Adolescenziale – quando conviene intervenire

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disagio adolescenziale a brescia

Disagio Adolescenziale – di cosa parliamo?

L’adolescenza è l’età del cambiamento ed è spesso caratterizzata da instabilità e conflittualità. In questa fase della vita, tra i 7 e i 16 anni, può crearsi una situazione di disagio adolescenziale. Quando parliamo di disagio adolescenziale lo facciamo usando dei termini non propriamente tecnici e molto più legati al parlato; ci troviamo infatti di fronte ad uno spettro di possibilità molto ampio. Chiunque di noi, soprattutto se è genitore, può ritrovarsi in alcune sensazioni comuni.

Dietro alla naturale situazione di cambiamento, si può celare però un disagio più profondo che può sfociare in svariate problematiche, e non è sempre facile notare la differenza tra una situazione sana ed una difficile. Fino a che punto i conflitti sono sani? Quando sfociano in problematiche più complesse?

Cosa può comportare?

I rischi che derivano dal prendere sotto gamba situazioni delicate possono essere i più svariati, tra i principali troviamo:

  • Abuso di sostanze
  • Ansia e attacchi di panico
  • Bullismo
  • Comportamenti autolesivi
  • Comportamenti trasgressivi
  • Conflitti famigliari
  • Depressione
  • Difficoltà scolastiche
  • Dipendenze dalle nuove tecnologie
  • Disturbi alimentari
  • Disturbi dell’immagine corporea
  • Rischio di suicidio
  • Ritiro sociale

Quali sono gli obiettivi della terapia?

La terapia può essere di aiuto sia per i genitori, fornendo tutto il supporto professionale necessario al superamento delle conflittualità in questa fase di cambiamento, sia agli adolescenti che spesso hanno bisogno di essere affiancati da una persona esterna alla loro famiglia in questa fase cruciale della loro esistenza.

A volte può bastare un semplice incontro singolo, altre è bene affiancare la famiglia in un percorso più duraturo per evitare che le situazioni possano sfuggire di mano ed aggravarsi inutilmente.

Puoi contattare dott. Davide Munaro Psicologo Psicoterapeuta per prenotare un aiuto sul Disagio Adolescenziale ai i seguenti recapiti

Terapia di Coppia – Quando è utile ed in che modo funziona

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terapia di coppia a Brescia

Terapia di Coppia

La terapia di coppia è un’intervento di consulto psicologico indirizzato non ad un singolo individuo, ma ad una coppia, intesa come partner coinvolti affettivamente. L’intervento terapeutico mira alla risoluzioni di periodi difficili fra partner cercando di fornire una nuova chiave di lettura e migliorando il dialogo e l’ascolto attraverso l’aiuto di una persona esperta e formata.

Quando ricorrere ad una terapia?

Il dottor Gottman, uno dei massimi esperti di settore, indicava quattro comportamenti distruttivi per la coppia, di fronte ai quali mi sento di consigliare un intervento guidato da un professionista:

Criticare

Spesso le critiche che i partner si scambiano sono inerenti a differenze di preferenze e gusti. Sottolineando gli elementi che rendono diversi due partner i risultati non possono essere buoni, non sarà certo una critica a cambiare l’altro. Le coppie che funzionano imparano ad accettare le differenze ed apprezzarle.

Disprezzare

Le emozioni negativi ed i litigi non sono il male, anzi. A volte però i partner rispondono ad emozioni negative con reazioni di disprezzo, insultando ed umiliando l’altra persona. Il disprezzo si manifesta sia con le parole che con i gesti. Sarcasmo, il cinismo, l’alzare gli occhi al cielo, gli insulti sono tutte manifestazioni di disprezzo. Il disprezzo è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, spesso figlia di rancori passati.

Stare sulla difensiva

Gli atteggiamenti di auto-giustificazione ai comportamenti di disprezzo tendono a farci chiudere ancora di più invece che far cambiare idea al partner. Si smette di ascoltare l’altro e ci si focalizza soltanto sulle proprie giustificazioni e sul proprio punto di vista.

Fare ostruzionismo

Dopo tempi di liti, è facile arrivare a smettere di comunicare con il partner. Le ricerche hanno mostrato che l’assenza di risposta stimola un senso di pericolo maggiore anche di un attacco o di una critica diretta. Inoltre, lavorare per un terapeuta su due partner che litigano spesso è molto più semplice che in una coppia in cui la comunicazione si è esaurita.

Puoi contattare dott. Davide Munaro Psicologo Psicoterapeuta per prenotare una Terapia di Coppia a Brescia con i seguenti recapiti

I benefici della terapia di coppia

Gli obiettivi per la coppia sono quelli di individuare la situazione migliore e più adatta per ogni tipo specifico di coppia secondo un intervento personalizzato e non deve essere diretto a mantenere per forza la coppia unita. I benefici principali, fatte le debite premesse, sono

  • valutare in maniera più obiettiva il partner

  • migliorare la componente comunicativa nella coppia

  • imparare a gestire i conflitti in maniera più sana e costruttiva

  • evidenziare i punti di forza di una relazione smettendo di guardare le debolezze

Il problema del pensare troppo

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Il problema del pensare troppo

Sento che molti di voi si rispecchiano in questa frase:

“Pensare troppo mi causa molti problemi”

Allora andiamo ad analizzare quale è la vera difficoltà che c’è dietro il pensare troppo e facciamolo attraverso una metafora: pensate alla vostra mente come ad una grossa motocicletta molto pesante. Ora, pensate di inforcare la vostra pesantissima moto e di scendere in strada verso una destinazione molto lontana. La moto non è eccezionalmente veloce, ma è molto stabile ed il viaggio è tranquillo. C’è un solo problema: le strade nelle quali vi muovete sono incredibilmente piene di semafori, ce ne sono ad ogni curva, ad ogni angolo, in ogni rettilineo. La vostra moto, purtroppo, non è molto adatta a tutte quelle interruzioni, è molto pesante ed è fastidioso doversi arrestare ogni volta. In più, dovete continuamente tenere la testa in alto per poter vedere se il semaforo è verde o rosso. Così facendo perdete di vista la strada, rischiando di sbandare.

Questi semafori non sono altro che i vostri pensieri superflui: ogni giorno, ogni secondo, la nostra mente è attraversata da moltissimi pensieri. Essi, se troppo numerosi, ci portano a prestare troppa attenzione su alcuni aspetti della nostra vita, ci inducono a rimuginare sugli stessi argomenti, ancora ed ancora, senza lasciarci sosta e distraendoci dai nostri reali obiettivi.

Ogni volta che date un significato al mondo e cercate di spiegarlo, potrete sentirvi bene soltanto se il mondo andrà secondo la vostra spiegazione, secondo i significati mentali che gli avete attribuito. Il vero problema è che, facendo così, intaserete il vostro traffico di pensiero. La vostra “città mentale”, il vostro pensiero, dovrebbe essere strutturato come se esistessero soltanto rotonde. In questo modo è possibile non essere costretti a fermarsi in ogni occasione, ma continuare a procedere in modo fluido, andare avanti.

Questi rituali ossessivi di pensiero ci portano a restare fermi. È una fragilità interiore, paura di vivere, paura che qualcosa vada irrimediabilmente fuori controllo. La cosa peggiore è che, dopo un po’, tutto questo diventa un’abitudine, un comportamento radicato che è difficile da perdere.

Photo by Andrew Haimerl / Unsplash

Una volta ero per strada, c’era della spazzatura per terra e un signore mi disse: “Guardi che schifo, se fossi il comune, lascerei tutta la sporcizia che c’è in discarica per strada, così imparerebbero a non lasciarla in giro.”

Gli risposi che secondo me, gradualmente, ci abitueremmo allo sporco. Dopo dieci, vent’anni che le cartacce si accumulano nessuno ci fa più caso. Tutti le danno per scontate, come se ci fossero sempre state. Anzi, nel momento in cui queste persone, ormai abituate allo sporco, dovessero trovarsi in una strada pulita, si meraviglierebbero: “Che cosa incredibile, nemmeno un po’ di spazzatura in strada.”

Questo è il rischio che corriamo quotidianamente, abituarci di ciò che, in uno stato di normalità, reputeremmo intollerabile.

Dunque il vostro compito è imparare a creare delle rotonde mentali. Delle scorciatoie che permettano alla vostra vita di fluire, a voi stessi di scorrere.

Cavalieri del tempo

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Cavalieri del tempo - Psicologo Brescia

Che cos’è il tempo?

Ho sempre pensato che comprendere la natura del tempo fosse un incredibile grattacapo. Il presente? Non è forse un flusso continuo e inarrestabile di informazioni che scorrono in una sola direzione?

Riflettendoci ancora più a fondo tutto questo può spaventare.

L’inesorabilità di un eterno scorrere ci accompagna, tra attimi interminabili e attimi sfuggenti. Più un momento è significativo (sia in senso positivo, sia in senso negativo) più alte sono le probabilità che esso venga salvaguardato.

Ciò che conserviamo del nostro presente va a fare parte di noi sotto forma di ricordi, ma come?

L’uomo è un elaboratore molto limitato, non può memorizzare tutti i momenti vissuti terribilmente densi di informazioni.
Per ovviare a questo problema, il nostro cervello adotta strategie e soprattutto modifica il contenuto del nostro pensiero. La forma di un ricordo è determinata dalla nostra elaborazione attiva su di esso.

I nostri ricordi, dunque non sono costituiti da fatti reali, bensì da deformazioni intenzionali della verità.

Ciò che ne risulta assume un connotato individuale, su di esso proiettiamo le nostre esperienze, le nostre idee. Assieme ad esse tutto ciò che ci è stato insegnato.

È come se il nostro passato si formasse alterando la realtà attraverso un imbuto con molteplici filtri. Filtri che hanno il nome di infanzia, famiglia, gruppo di amici, ideologie politiche, opinioni personali. Il nostro vissuto.
Tutto ciò che ha fatto parte della nostra vita è incisivo nel connotare un nuovo ricordo.

Consapevoli di questo notiamo quanto sia importante avere potere sui propri pensieri. Tanto il passato condiziona il presente, tanto il presente ha effetto sui nostri ricordi.
Il nostro magazzino di memorie non è impermeabile, nuovi contenuti possono interferire con i ricordi passati e arricchirli. Questo processo di reciproca dipendenza tra presente e passato ci forgia come individui.

Capire il presente ci permette di conciliare il nostro passato. Cambiare il nostro modo di conferire significato alle cose ci permette di generare pensieri più sani e conseguentemente ricordi saldi su cui fondarci. Nonostante il futuro sia l’emblema dell’incertezza e ignoto, abbiamo la possibilità di edificare la strada che stiamo percorrendo.

Mattone dopo mattone, passo dopo passo siamo artefici di un percorso che necessita delle nostre energie per essere affrontato e compreso.