Home Blog

La psicoterapia rende flessibile la mente

0
la psicoterapia rende flessibile la mente
la psicoterapia rende flessibile la mente

La psicoterapia rende la mente flessibile

Pensa a come abbiamo costruito la società sulla perfezione. Si pensi per esempio a quei test necessari a entrare in medicina. Dei test che misurano la sapienza delle persone, il quoziente intellettivo. Test che misurano la perfettibilità delle persone. Oppure a quanto cibo abbiamo buttato via perché non perfettamente sano sulla carta. Tutta un’economia e tutta una società basata sulla carta, sul giudizio sociale. Carta sul giudizio della gente, carta sul giudizio sul cibo. La ricerca della perfezione pura. Poi la vita ha detto che invece non è così, la vita è un’altra cosa. Accade un virus e mette in ginocchio tutta la nostra rigidità. Quella perfezione non ci aveva portato a essere persone intelligenti, non una società intelligente, ma una società estremamente poco resiliente, poco flessibile. Una società che muore nella sua incapacità di accettare la propria imperfezione.

Ecco, questa è una mia riflessione che vorrebbe far riflettere ognuno di noi. Di quanto tutti gli accadimenti della vita, che siano essi positivi o negativi, sono proprio ciò che ci rende più flessibili. Cerchiamo di non giudicare questi accadimenti, proviamo a onorarli e a cogliere uno spunto costruttivo.

Vedere il mondo con altri occhi con la psicoterapia

Anche in questi giorni così duri, proviamo a riflettere su cosa esattamente ci fa più paura, accogliamo la sensazione dell’incertezza. Una signora pochi giorni fa mi ha detto di aver molta paura del virus che sta circolando e riflettendo sul motivo di quella paura, piano piano, abbiamo scoperto insieme che si trattava in realtà della paura di non aver mai vissuto. Di aver rincorso per molto tempo cose non essenziali. Ecco, cogliamo l’occasione per far diventare questo periodo un’occasione per capire che non è sempre necessario rincorrere la perfezione o degli obiettivi che non ci appagano davvero. Questo periodo può cambiarci nel profondo e guidarci verso una conoscenza più intima di noi stessi.

Un percorso di conoscenza di se stessi è il senso stesso della psicoterapia. Sì perché la psicoterapia rende il cervello flessibile, non è certo una soluzione al mondo, ma è un modo di camminare nel mondo, è un modo di vedere, di riflettere. Questo è il senso della psicoterapia. Non risolvere un problema, ma creare un cervello in grado di non cadere in quel problema.

Fermarsi per ripartire

0
fermarsi per ripartire e dare inizio al cambiamento
fermarsi per ripartire e dare inizio al cambiamento

Uno stop obbligato che ci spinge a riflettere

Mi viene in mente una persona che va in autostrada ai 300 all’ora e in realtà non ha un problema, niente che non siano avvenimenti normali della vita. A un certo punto però prova paura per qualcosa e inizia a frenare. Frena e quella frenata è legata alla sua paura, al suo attacco di panico, al timore del cambiamento e così facendo rallenta tutto.

Non è sempre un male, a volte è anche un bene, ma spetta a noi cercare il bene in tutto ciò. Eravamo arrivati a dei livelli di attivazione, di corsa, infiniti. Nel momento della frenata ci si accorge di quanto si andava veloci, ci si rende conto della propria fragilità interiore, ci si rende conto che non si aveva consapevolezza di nulla, correva e basta.

Ci si rende conto di aver passato molto tempo della propria vita a costruire delle sicurezze, a proteggersi dal mondo perché reputava il mondo qualcosa di pericoloso e pensa di aver trovato qualcosa che lo rendesse immune al mondo esterno.

Sappiamo benissimo che questo non accade, il mondo esterno ci ha fatto riflettere che non siamo onnipotenti, che non siamo proprietari di nulla, e nemmeno di stampare denaro all’infinito.

E’ bastata un’influenza, sono bastate le nostre paure, per fermare tutto.

Un mondo basato sul denaro che non ha mai creato rapporti umani tra le persone, fiducia tra le persone. Tutto orientato a guadagnare di più per spendere di più. I valori umani, le motivazioni, i desideri, i rapporti umani e psicologici erano stati messi in disparte. Si era perso di vista l’essenziale, ciò che realmente conta tra le persone.

Penso che ci sarà una seconda fase di abitudine, dal momento che ci sono persone che lavorano sotto le bombe, non vedo perché non dobbiamo abituarci a questa condizione di cambiamento, di non conosciuto.

Qualche giorno fa ho visto la foto di un frate che era morto di lebbra tra i lebbrosi. Si era donato il mondo perché aveva compreso che si ama se stessi quando si ama qualcuno più di se stessi.

Penso sempre alle chiome degli alberi, mia nonna diceva che se le chiome sono troppo grandi i fiori sottostanti non crescono, c’è troppa ombra, allora ci pensa la natura, crea un temporale e distrugge tutti quegli alberi secolari immensi, non perché è cattiva ma perché vuole che la terra si rigeneri. E così, se faccio un’altra riflessione penso ai ragazzi di oggi che devono alzarsi e lavorare per dare valore a quei pezzi di carta, per reggere il sistema. Il potere è sempre stato in mano a poche persone. Non c’è altro modo di un’epidemia, una guerra, qualcosa che brucia, per dare inizio al cambiamento. Questa è una benedizione per le future generazioni, prima o poi doveva accadere, dei fiori sotto che spingevano e dei fiori sopra che non se ne volevano andare.

 

Fermarsi a riflettere ci aiuta spesso a leggere gli avvenimenti da un altro punto di vista. Letture che spesso la psicoterapia agevola e guida.

Fermarsi e ascoltare il silenzio

0
ascoltare il silenzio è psicoterapia
ascoltare il silenzio è psicoterapia

Ascoltare il silenzio è guardarsi allo specchio

Mi trovo all’interno dei boschi di Firenze, sento la vita che pulsa, che si rigenera, è straordinario.

Siamo abituati a starne fuori, mentre in questo momento mi sento proprio immerso in essa. Quando cammini in questi posti te ne puoi rendere conto, è il silenzio che ti permette di entrare in certe dimensioni. Spesso si pensa a cos’è il mondo se non la sua narrazione attraverso un linguaggio, una parola. Ma proviamo per un momento a smettere di usare quel linguaggio, proviamo ad ascoltare il silenzio. Se dovessimo ascoltare il silenzio sentiremmo un altro mondo che non potremmo sentire.

E così mentre cammino lungo questi sentieri incontro un piccolo ruscello d’acqua, l’acqua scorre e non riesco a specchiarmi. D’altra parte non ci si può specchiare nell’acqua che scorre. Ci si può specchiare solo nell’acqua ferma. Questo avviene anche nella psicoterapia, molte persone non si fermano mai, non ascoltano il silenzio. Ma fermarsi è importante per prendere consapevolezza di dove stanno andando. Sono come l’acqua sempre in movimento.

A volte però bisogna fermarsi, non troppo certo, l’acqua troppo ferma stagna, ma il tempo necessario per riflettere. E poi riprendere a vivere. Ci sono momenti della nostra vita in cui è giusto fermarsi, prendere consapevolezza, ascoltare il silenzio, guardare il nostro riflesso in una pozza. Iniziamo a capire dove stiamo andando. Altrimenti succede, come è successo poc’anzi a mio figlio che correva in questo sentiero ed è caduto pensando che non ci fosse nulla. E’ proprio così che accade,

quando non ti fermi sei convinto che la strada su cui stai correndo sia quella giusta.

Ti puoi rendere conto che la strada non era quella giusta quando ormai sei caduto. Ecco perché fermarsi significa mettere in pratica un atto di psicoterapia e penso che la psicoterapia intesa come uno sguardo verso se stessi sia la cosa più essenziale che possa esistere nella nostra vita.

Le persone hanno paura di fermarsi per questo motivo, andare avanti e non pensare a volte può essere comodo. Se ti fermi e ti rendi conto che quel sentiero non va bene, ci vuole coraggio per cambiare strada.

Serve fatica, ma il fatto di fermarsi a riflettere è già un atto di coraggio, la prima consapevolezza di guardare dentro di sè, è già il primo passo su un sentiero nuovo.

3 passi per superare l’ansia

0
superare l'ansia
superare l'ansia

Superare l’ansia è una sfida che ci rende liberi

Nella vita di tutti i giorni l’ansia è spesso una presenza costante, a volte ci blocca, a volte ci spaventa e a volte ci sprona a impegnarci di più, a fare meglio, ma come si può gestire? Come si può affrontare e superare l’ansia?

Nelle situazioni che generano ansia spesso proviamo delle sensazioni anche fisiche che creano malessere, a volte non ci è nemmeno chiaro che cosa genera quel fastidio, quel peso sullo stomaco che rischia di bloccarci e farci vedere tutto nero.

Proviamo allora a fermarci un attimo a pensare da dove viene quel malessere. Ecco, la parola chiave è fermarsi. Fermarsi e darsi il tempo per capire, per riflettere, cerchiamo di isolare il problema, capire cosa ci rende ansiosi e pensiamo a perché ci mette in difficoltà.

Fermati, pensa… e agisci

Ecco i 3 passi per superare l’ansia. Non agiamo d’impulso, non lasciamoci trascinare dal momento e nel vortice delle emozioni. Fermiamoci a pensare, respirare, anche assaporare, perché nel momento in cui capiamo che cosa ci da ansia ecco che già riusciamo a vedere le cose da un’altra prospettiva, riusciamo a isolare il problema e ad affrontarlo. A quel punto siamo già liberi. Magari non risolviamo il problema, ma abbiamo compiuto il primo passo.

E siamo pronti per fare anche quelli successivi, uno alla volta.

Per saperne di più

Perché abbiamo paura dei virus?

0
La paura dei virus è uno stato mentale
La paura dei virus è uno stato mentale

La paura dei virus è uno stato mentale

Di questi tempi sentiamo molto parlare di virus che stanno scatenando una vera e propria ansia diffusa nella società. Fermiamoci un momento a riflettere sul significato e sui motivi che scatenano questi fenomeni e cosa sta alla base della nostra paura dei virus.

Nella nostra società, in cui tutto sembra sotto controllo, ci spaventa tutto ciò che non conosciamo. Diciamo di aver costruito una società forte, ma cos’è che è forte se ci spaventa tutto ciò che va al di fuori di un confine.

Noi amiamo le risposte, senza renderci conto che le risposte creano delle prigioni e non basteranno mai perché ogni risposta presupporrà il fatto che ci può essere un se. Sono figlie di domande chiuse, di domande che creano schiavitù.

E quindi tutte le volte che si diffonde un virus, che accade qualcosa che non è gestibile, che va al di fuori del nostro confine, che mette a nudo i nostri limiti, non siamo in grado di gestirlo. Non viviamo questi eventi per quello che sono, iniziamo a destabilizzarci, ad allarmarci, a preoccuparci, ad aver paura.

Queste malattie, questi virus o gli eventi della vita ci danno la libertà, ci aprono, sono una crepa, come un terremoto, portano a galla la nostra libertà, mettono in discussione le nostre certezze, ci danno la libertà.

Ma noi abbiamo paura della libertà, abbiamo paura di sapere che possiamo andarcene da un momento all’altro.

Abbiamo paura di sapere che tutto fluisce, che nulla è certo e allora quando la vita si fa vedere nella sua imprevedibilità, noi diventiamo matti. Abbiamo paura che lo straniero ci possa portare via la nostra ricchezza, abbiamo paura dei virus perché ci potremmo portare via la vita.

Passiamo il nostro tempo a voltarci dall’altra parte, a non voler guardare che nulla ci appartiene, che tutto è di passaggio e che non esistono certezze perché accettare questo significherebbe accettare di vivere un modello di vita completamente diverso. E così moriamo nelle nostre certezze, nelle nostre malattie, nelle nostre patologie, quando potremmo invece sapere gestire l’ansia.

La vera patologia non era il virus, era l’atteggiamento mentale che abbiamo avuto verso di lui.

Come le crisi esistenziali umane, le crisi sono delle possibilità di potersi conoscere, del fatto che Dio mischia le carte, permette che il ricco possa diventare povero e che il povero possa diventare ricco. E invece noi non le vogliamo perché mettono in discussione il nostro potere sulla vita. Ecco perché odiamo i terremoti, odiamo i virus e odiamo tutto ciò che in realtà rende viva questa vita.

Siamo vivi quando abbiamo delle preoccupazioni, quando abbiamo incertezze, quando abbiamo paura di perdere colui che amiamo, amiamo quando perdiamo colui che amiamo. E sono proprio questi eventi che ci rendono vivi.

Cambiare la propria vita con la psicoterapia ipnotica

0
cambiare la propria vita con la psicologia ipnotica
cambiare la propria vita con la psicologia ipnotica

Cambiare la propria vita è possibile e meraviglioso.

Ho sempre pensato che le persone possono cambiare la propria vita esattamente sul confine. Dove la pelle si forma nuova, e così mi viene in mente quando da piccolo mi sbucciavo le ginocchia e sotto, poco a poco, si formava una pelle nuova. Non riuscivo a rendermi conto che, dove mia nonna soffiava, si stava formando una pelle nuova. Si formava una crosta di sangue, io grattavo, veniva via la crosta e si formava poi di nuovo. Se avessi soltanto aspettato ancora un po’, mi sarei reso conto che in quel caos, in quel cambiamento, si stava formando una pelle nuova. Penso che il mondo cambi sempre lì.

Ecco perché penso che la psicoterapia ipnotica sia fondamentale.

Mentre scrivo mangio una mela e vedo questi puntini rossi dentro la mela gialla o forse sono puntini gialli dentro una mela rossa. La psicoterapia ipnotica è quel confine, dove i pensieri si formano, dove nell’illogico si forma il logico, ciò che conosci della vita non lo conosci più, quella condizione labile, dove stanno accadendo delle cose, dove le maglie sono aperte e dove intuizioni nuove possono accadere. Ecco, in quella condizione del cervello, in cui non sta dormendo e non è nemmeno vigile, è in una condizione di dormiveglia dove tutte le parti, sia quelle coscienti che quelle non coscienti, stanno giocando, esattamente dove il vento incontra il dito, dove la percezione si sta formando. E dove cambiare la propria vita e la percezione del mondo, è possibile.

Per lo stesso motivo per cui la ragnatela è la continuazione del ragno, così il mondo esterno è la continuazione di dove siamo noi, così il nostro cervello è la continuazione del mondo. Sono la stessa cosa. Rendiamo un cervello labile e flessibile e vi renderete conto che avrete un mondo labile e flessibile dove accadono cose straordinarie. È in questa zona che dobbiamo lavorare, in questa zona di confine, nel dormiveglia, all’interno, dove mettiamo in atto quella psicoterapia chiamata psicoterapia ipnotica.

Non fermarti in superficie, guarda oltre!

0
guardarsi dentro - oltre la superficie - lago di garda
guardarsi dentro - oltre la superficie - lago di garda

Che coraggio ci vuole per guardarsi dentro.

Spesso passeggio sulla riva del mio lago di Garda, guardo l’acqua e non posso fare a meno di riflettere su ciò che c’è oltre, ciò che non si vede, ciò che c’è in profondità. Anche nella nostra vita e nei nostri comportamenti possiamo fermarci sulla superficie dell’acqua oppure scegliere di guardare più in profondità, guardarsi dentro per affrontare la vita in modo diverso.

Rimanere in superficie significa trovare un modo per appagare l’idea che ci siamo fatti del mondo e tutelarla. È una cosa facile. Mentre ammettere che oltre quell’idea, oltre quella verità, ce ne possano essere altre è più complicato. Significa ammettere che ci possano essere dei mondi diversi che altro non sono che idee nuove del mondo, e questo è straordinario. Significa saper guardare oltre, e quindi anche saper guardarsi dentro, in profondità.

Cercare di andare oltre l’apparenza degli eventi.

Pochi lo fanno, pochi riescono ad aprire quella porta perché aprire quella porta, che non ti aspettavi che fosse aperta o addirittura che ci fosse, significa ammettere che non puoi controllarne l’esistenza. Che non è ripetibile. Che in ogni luogo può accedere qualcosa di straordinario o di tremendo.

Ma è l’unico modo che conosco per vivere.

E così, andare oltre significa morire con le cicatrici, con i pianti di dolore che non sono nient’altro che la vita che abbiamo incontrato, ma soprattutto morire con il sorriso per tutto ciò che abbiamo vissuto.

Oltre la superficie dell’acqua c’è tutto un mondo da scoprire.

 

Ti va di leggere altri pensieri sul mondo della psicologia? Ogni settimana condivido una riflessione, spero di esserti di aiuto.

Come affrontare una situazione nuova?

0
Come affrontare una situazione nuova?
Come affrontare una situazione nuova nella vita?

Affrontare una situazione nuova può fare paura, ma sono le situazioni nuove che ci permettono di vivere.

Nel tempo ho imparato che quando fa freddo tutti scappano, pensiamo per esempio alle crisi economiche. Le crisi economiche sono quasi sempre secondo me create ad arte affinché la gente possa diventare schiava. Obbligano ad affrontare una situazione nuova, fanno paura e per questo molte persone sono disposte a scendere a compromessi.

Le crisi economiche sono come abbassare la temperatura ed è allora che tutti scappano. Basta creare una forte crisi economica, la gente ha paura di non farcela ed è disposta anche a lavorare gratis, pur di appagare la sua paura.

In realtà dovrebbe essere il contrario, quando c’è una forte crisi economica c’è il terreno libero per costruire perché mentre tutti stanno cercando sicurezze nessuno sta costruendo, perché se ci pensi bene le gemme nascono in inverno, non le vede nessuno, troppo occupati al freddo.

Costruire mentre tutti scappano, hai tutto il tempo per costruire.

Normalmente invece le persone quando costruiscono? Quando si è in piena bolla, che tutti fanno, soldi per tutti, vacche grasse per tutti. Si fanno trascinare: “aspetta che lascio il lavoro che vado a costruire anche io, se lo fanno gli altri sono capace anche io”. E invece forse era il momento per tirare i remi in barca.

E’ il contrario: i campioni si vedono quando fa freddo fuori, quando c’è crisi e tu non molli, e dici “non li abbasso i pantaloni”. Io so offrire qualcosa al mondo, so cucinare, so programmare, so fare bene il mio lavoro. Prima o poi avrete bisogno di qualcuno che mandi avanti il mondo, vero? Il denaro non fa andare avanti il mondo, è in quel momento che crescono le società. Ed è in quel momento che invece di scappare hai affrontato una situazione nuova e hai vinto.

Le crisi economiche sono un po’ come affrontare una situazione nuova nella vita di tutti i giorni. Non scappare, non avere paura perché è in quel momento che stai costruendo la tua vita. E’ in quel momento che stai crescendo.

 

 

Quando diventiamo campioni nella vita?

0
Una palla da tennis che simboleggia la scelta di non mollare mai. Diventiamo campioni nella vita
Diventiamo campioni nella vita

Quando cominciamo a diventare campioni di tennis? O nella vita?

Diventiamo campioni nella vita esattamente quando si rompe qualcosa, quando troviamo un avversario più forte, quando ci spacchiamo il polso. In quel momento nasce il vero campione, non è quello che a 7 anni fa il bel rovescio o un dritto perfetto. Il campione nasce quando a un certo punto della sua vita qualcosa di strano accade, qualcosa che lo obbliga a scegliere chi vuole essere.

A quel punto la maggioranza delle persone, anche molto brave, molla perché il campione non era dentro di loro, perché dicono che non è giusto, che non va bene.

Ricordo una storia di Nadal: giocava a tennis, perdeva 6 a 0, la seconda 7 a 5. Lo zio entrò in campo e gli disse, “Nadal, hai visto che avevi la racchetta rotta?” E lui disse “No, cercavo di migliorarmi”. Ecco, è in quel momento che la maggioranza delle persone da la colpa alla sfortuna, alla sfiga, al non è giusto, ai perché. Ma dietro a quei rovesci perfetti e quei bei dritti non c’erano dei campioni, ma solo dei bei vestiti.

Il campione era quello ruvido, che sbagliava anche il dritto, che imparava nel campetto sotto casa sua e che non era neanche bravissimo a fare quel rovescio, ma lui non ha mollato, in quel momento ha detto “Io vado avanti”. “Quando ho finito questo anno di convalescenza, anche se arrivo in ritardo io vado avanti”. Lì aveva scelto di essere un campione.

C’è sempre una vita dentro la vita, noi pensiamo che la vita sia studio, mi diplomo, mi laureo e bla bla bla. Poi a un certo momento ci accade qualcosa di straordinario che ci chiede di iniziare a vivere, un padre che non è come ci aspettiamo, una madre che non è come ci aspettiamo e bla bla bla.

E’ a quel punto che se vogliamo diventiamo campioni.

Lì inizia la vera vita, il resto era solo superficiale, luce superficiale, ma dentro quel giallo c’era il verde. Per un nuovo inizio.

 

Spero che questo testo ti abbia aiutato. Scopri di più sul mio lavoro di psicoterapeuta.