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Non fermarti in superficie, guarda oltre!

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guardarsi dentro - oltre la superficie - lago di garda
guardarsi dentro - oltre la superficie - lago di garda

Che coraggio ci vuole per guardarsi dentro.

Spesso passeggio sulla riva del mio lago di Garda, guardo l’acqua e non posso fare a meno di riflettere su ciò che c’è oltre, ciò che non si vede, ciò che c’è in profondità. Anche nella nostra vita e nei nostri comportamenti possiamo fermarci sulla superficie dell’acqua oppure scegliere di guardare più in profondità, guardarsi dentro per affrontare la vita in modo diverso.

Rimanere in superficie significa trovare un modo per appagare l’idea che ci siamo fatti del mondo e tutelarla. È una cosa facile. Mentre ammettere che oltre quell’idea, oltre quella verità, ce ne possano essere altre è più complicato. Significa ammettere che ci possano essere dei mondi diversi che altro non sono che idee nuove del mondo, e questo è straordinario. Significa saper guardare oltre, e quindi anche saper guardarsi dentro, in profondità.

Cercare di andare oltre l’apparenza degli eventi.

Pochi lo fanno, pochi riescono ad aprire quella porta perché aprire quella porta, che non ti aspettavi che fosse aperta o addirittura che ci fosse, significa ammettere che non puoi controllarne l’esistenza. Che non è ripetibile. Che in ogni luogo può accedere qualcosa di straordinario o di tremendo.

Ma è l’unico modo che conosco per vivere.

E così, andare oltre significa morire con le cicatrici, con i pianti di dolore che non sono nient’altro che la vita che abbiamo incontrato, ma soprattutto morire con il sorriso per tutto ciò che abbiamo vissuto.

Oltre la superficie dell’acqua c’è tutto un mondo da scoprire.

 

Ti va di leggere altri pensieri sul mondo della psicologia? Ogni settimana condivido una riflessione, spero di esserti di aiuto.

Come affrontare una situazione nuova?

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Come affrontare una situazione nuova?
Come affrontare una situazione nuova nella vita?

Affrontare una situazione nuova può fare paura, ma sono le situazioni nuove che ci permettono di vivere.

Nel tempo ho imparato che quando fa freddo tutti scappano, pensiamo per esempio alle crisi economiche. Le crisi economiche sono quasi sempre secondo me create ad arte affinché la gente possa diventare schiava. Obbligano ad affrontare una situazione nuova, fanno paura e per questo molte persone sono disposte a scendere a compromessi.

Le crisi economiche sono come abbassare la temperatura ed è allora che tutti scappano. Basta creare una forte crisi economica, la gente ha paura di non farcela ed è disposta anche a lavorare gratis, pur di appagare la sua paura.

In realtà dovrebbe essere il contrario, quando c’è una forte crisi economica c’è il terreno libero per costruire perché mentre tutti stanno cercando sicurezze nessuno sta costruendo, perché se ci pensi bene le gemme nascono in inverno, non le vede nessuno, troppo occupati al freddo.

Costruire mentre tutti scappano, hai tutto il tempo per costruire.

Normalmente invece le persone quando costruiscono? Quando si è in piena bolla, che tutti fanno, soldi per tutti, vacche grasse per tutti. Si fanno trascinare: “aspetta che lascio il lavoro che vado a costruire anche io, se lo fanno gli altri sono capace anche io”. E invece forse era il momento per tirare i remi in barca.

E’ il contrario: i campioni si vedono quando fa freddo fuori, quando c’è crisi e tu non molli, e dici “non li abbasso i pantaloni”. Io so offrire qualcosa al mondo, so cucinare, so programmare, so fare bene il mio lavoro. Prima o poi avrete bisogno di qualcuno che mandi avanti il mondo, vero? Il denaro non fa andare avanti il mondo, è in quel momento che crescono le società. Ed è in quel momento che invece di scappare hai affrontato una situazione nuova e hai vinto.

Le crisi economiche sono un po’ come affrontare una situazione nuova nella vita di tutti i giorni. Non scappare, non avere paura perché è in quel momento che stai costruendo la tua vita. E’ in quel momento che stai crescendo.

 

 

Quando diventiamo campioni nella vita?

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Una palla da tennis che simboleggia la scelta di non mollare mai. Diventiamo campioni nella vita
Diventiamo campioni nella vita

Quando cominciamo a diventare campioni di tennis? O nella vita?

Diventiamo campioni nella vita esattamente quando si rompe qualcosa, quando troviamo un avversario più forte, quando ci spacchiamo il polso. In quel momento nasce il vero campione, non è quello che a 7 anni fa il bel rovescio o un dritto perfetto. Il campione nasce quando a un certo punto della sua vita qualcosa di strano accade, qualcosa che lo obbliga a scegliere chi vuole essere.

A quel punto la maggioranza delle persone, anche molto brave, molla perché il campione non era dentro di loro, perché dicono che non è giusto, che non va bene.

Ricordo una storia di Nadal: giocava a tennis, perdeva 6 a 0, la seconda 7 a 5. Lo zio entrò in campo e gli disse, “Nadal, hai visto che avevi la racchetta rotta?” E lui disse “No, cercavo di migliorarmi”. Ecco, è in quel momento che la maggioranza delle persone da la colpa alla sfortuna, alla sfiga, al non è giusto, ai perché. Ma dietro a quei rovesci perfetti e quei bei dritti non c’erano dei campioni, ma solo dei bei vestiti.

Il campione era quello ruvido, che sbagliava anche il dritto, che imparava nel campetto sotto casa sua e che non era neanche bravissimo a fare quel rovescio, ma lui non ha mollato, in quel momento ha detto “Io vado avanti”. “Quando ho finito questo anno di convalescenza, anche se arrivo in ritardo io vado avanti”. Lì aveva scelto di essere un campione.

C’è sempre una vita dentro la vita, noi pensiamo che la vita sia studio, mi diplomo, mi laureo e bla bla bla. Poi a un certo momento ci accade qualcosa di straordinario che ci chiede di iniziare a vivere, un padre che non è come ci aspettiamo, una madre che non è come ci aspettiamo e bla bla bla.

E’ a quel punto che se vogliamo diventiamo campioni.

Lì inizia la vera vita, il resto era solo superficiale, luce superficiale, ma dentro quel giallo c’era il verde. Per un nuovo inizio.

 

Spero che questo testo ti abbia aiutato. Scopri di più sul mio lavoro di psicoterapeuta.

Cosa dobbiamo fare quando siamo di fronte a scelte difficili?

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Cosa dobbiamo fare quando siamo di fronte a scelte difficili?

Spesso molti di voi arrivano da me con preoccupazioni legate alle scelte, alla mossa giusta da fare riguardo ad alcune decisioni da prendere riguardo la propria vita, al dubbio implicito che si genera quando è possibile scegliere una strada piuttosto che un’ altra.

C’è un’ aspetto che mi è sempre premuto condividere e che trovo davvero essenziale.

Noi siamo realmente artefici delle nostre scelte?

E soprattutto, che cosa facciamo quando affrontiamo una decisione? siamo davvero in grado di soppesare la migliore tra le opzioni che abbiamo di fronte?

Non esiste, in realtà, una vera e propria risposta a queste domande. Eppure è possibile spostare la propria attenzione su alcune caratteristiche dei nostri processi di scelta.

L’aspetto fondamentale da prendere in considerazione è che, nei processi di scelta, tendiamo ad utilizzare le informazioni parziali, incomplete e frammentarie. Il perché non è affatto ovvio; è estremamente difficile avere delle informazioni realmente complete, ottenerle è ancor più faticoso!

Anche se abbiamo la presunzione di prendere delle decisioni esaminando ogni aspetto e dettaglio, non è così! siamo naturali semplificatori della realtà circostante.

Se vediamo una penna per metà nascosta da un foglio di carta, pensiamo che oltre al foglio ci sia una normalissima penna, ma è davvero sempre così?

No, eppure se dovessimo ricontrollare qualsiasi nostra certezza ogni volta che viene messa in discussione diventeremmo pazzi. Non avremo più tempo per fare altro se non cercare di dare coerenza ad un mondo senza senso.

Il mio avviso è semplice; non dobbiamo cercare risposte perfette, non esistono. Ciò che possiamo fare è prendere responsabilità delle nostre scelte e permetterci di essere incompleti. Ovviamente non dico di fare delle scelte casuali, sarebbe molto incosciente, ma è possibile essere consapevoli della nostra incompletezza. E la consapevolezza è l’arma migliore che abbiamo contro noi stessi.

Il significato del denaro

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Il significato del denaro

La cosa fondamentale che bisogna comprendere è che tutti quanti pensano che il denaro sia protagonista della nostra esistenza, che la sua presenza sia sufficiente a sistemarci la vita.

In verità, se vi fermate un secondo a riflettere, vi accorgerete che esso non è altro che un mezzo di scambio che ci serve per migliorare il baratto. Un meccanico che ha bisogno di pane fresco, non può recarsi da un panettiere diverso ogni mattina chiedendo se hanno bisogno di una controllata ai freni. Sarebbe una perdita di tempo.

Per ottimizzare i tempi, come società, abbiamo inventato un sistema di scambio virtuale; la cartamoneta ci ha permesso di semplificare di molto questi processi lunghi e confusi.

Con il corso del tempo, però, qualcosa è cambiato: il denaro ci ha reso schiavi. Esso ha iniziato a diventare sempre più protagonista nelle nostre vite, abbiamo cominciato a vederlo come uno scopo, non come un mezzo per raggiungere un fine.

Tutti vogliamo raggiungere degli scopi, ma senza il denaro tutto ciò che facciamo improvvisamente ci appare non essere possibile.

Sapete cosa non sono in grado di fare le banche di direzione centrale?

Chiedete alle agenzie che si occupano di creare le banconote di stampare un sorriso, di stampare gli alberi, di stampare degli ingegneri, di stampare uno sguardo sul mondo, di stampare la felicità.

È per questo che invece di andare a cercare un posto fisso, un poso sicuro e tutelato come giustificazione per avere uno stipendio, dovete iniziare a coltivare la vostra professionalità, la vostra passione nel creare.

Perché nel momento in cui ci si dedica seriamente a dare forma a qualcosa di solido, un prodotto che permette a voi stessi di offrire al mondo un servizio, di portare un nuovo significato, in quel momento diventiamo emancipati dal denaro. Tutto è legato a ciò che possiamo produrre come persone: l’ingegno del generare qualcosa che porterà la società al cambiamento, ad aggiungere un nuovo tassello.

Sono le entrate che otteniamo oggi, sono i sacrifici che portiamo avanti cercando di valorizzare ciò che siamo, i fattori da cui deve derivare la nostra felicità.
Sono le attività in cui ci riteniamo confidenti e in cui sei maggiormente competenti che possono permetterci di essere sereni e liberi.
Tutto gira attorno alla vostra personale capacità di comprendere ciò che volete essere, al percorso che volete intraprendere, alla storia che decidete di raccontare.

Certo, è difficile riuscire a creare qualcosa di proprio mentre dobbiamo combattere un milione di altri problemi che quotidianamente ci abbattono, ma non bisogna farsi scoraggiare. Le opportunità vanno create anche quando le condizioni sono avverse: con pazienza e buona volontà sono sicuro che riuscirete a ritagliarvi uno spazio per essere veramente voi stessi.

Chi sono i falliti?

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Chi sono i falliti?

Negli ultimi giorni mi è capitato spesso di parlare con persone che si sentivano abusate, attaccate e denigrate nel profondo. I fautori di questi attacchi personali, gli artefici di comportamenti scorretti, sono quella tipologia di persone che ritengo e definisco come “falliti”.

Chi è il fallito?

Colui che addossa le responsabilità dei propri insuccessi agli altri. È una persona che è in grado esclusivamente di fare confronti e prova un immenso piacere quando gli altri si trovano in una condizione di inferiorità rispetto a lui.

Non amano mettersi in gioco, non desiderano avere delle responsabilità. Piuttosto, sono solite scaricare i compiti sugli altri, su chi non è in grado di rifiutare un favore o una richiesta.

Fallito è l’uomo che rimane eterno adolescente, che ha bisogno di fare del male al più fragile per potersi auto affermare.

È colui che, anche se riceve un aumento, continua a guardare gli stipendi degli altri e a criticarli per il loro merito. È colui che sminuisce il lavoro ed i progressi di chi si impegna realmente per raggiungere uno scopo.

Se nella vita porterai a termine qualcosa che va contro le aspettative di un fallito, lui negherà il tuo lavoro ed i progressi che hai conseguito. Cercherà intenzionalmente di intralciarti e impossessarsi di meriti inesistenti.

Non ammetterà mai un tuo pregio, un tuo successo. Dirà che è stata fortuna, che hai barato, perché egli non è veramente in grado di accettare i propri limiti o le capacità degli altri. Deve porsi in una posizione di coercizione, di dominio.

Photo by Kat Love / Unsplash

Per questo motivo non dobbiamo chiedere a loro delle opinioni, non dobbiamo permettergli di definire chi siamo. Loro vorranno sempre confermare chi sono loro, non chi siamo noi. Quello che vedono in noi passerà esclusivamente attraverso il confronto con loro stessi.

Per definire chi siamo, quanto valiamo, dobbiamo imparare ad osservare il mondo. Perché il modo in cui osserviamo il mondo è ciò che siamo.

Diamo forma a noi stessi attraverso il nostro sguardo sulla realtà.

Dobbiamo definire il mondo senza subirlo, senza essere schiacciati dalle contingenze che si manifestano e dalle circostanze che lavorano contro di noi. L’importante è apprendere come agire in esso e come dare forma alla nostra libertà.

Il fallito rifugge la fatica e l’impegno, se è colpevole di qualcosa l’addossa agli altri, all’esterno.
A voi.
Quindi cerchiamo di non farci manipolare, di non cadere vittime del suo gioco.
Dobbiamo essere disposti ad incassare il pugno.
Dimostrare che ciò che lui porta avanti non ha alcun effetto, che il potere che tanto desidera è solo una sua fantasia.

Incassare colpi può fare male, ma con esperienza è possibile, gradualmente, imparare come evitarli.

Diventate dei maestri, non soccombete ai falliti.
Liberate il mondo.

La perfezione è nemica dell’essere

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Fido è un cane. I padroni lo tengono legato da sempre alla catena della sua piccola cuccia. Lui vorrebbe correre libero, incontrare altri cani, fare esperienze… ogni giorno cerca disperatamente di vincere la forza attorno alla sua gola, ma invano. Vorrebbe, non ci riesce.

Non ha mai capito cosa stia sbagliando o se sia davvero quello il suo sogno, o se sia giusto quello che pensa di fare.
È colpa della catena, ma Fido non lo capisce, dopotutto lui è soltanto un cane.
Quella catena, meschina e traditrice, può essere paragonata al perfezionismo. Esso ti permette di vivere solamente in un piccolo raggio d’azione, che conosci molto bene e pieno di sicurezze, in cui l’ignoto non esiste.

La perfezione è in realtà un grande limite

Ti porta ad un’insicurezza perenne, poiché presa una scelta non si è mai convinti fino in fondo della propria decisione. Si sale a cavallo, si imbocca un sentiero, ma ad un certo punto si mollano le redini: perché si sta seguendo questo sentiero?! Se si avesse percorso un’altra strada, magari sarebbe stata la migliore!
È la perfezione che parla.
Ti impone come uno schiavo di considerare tutte le possibili opzioni. Alla fine si riesce di certo a fare una scelta, perché il perfezionista è in grado di vivere anche dei momenti di assoluta convinzione.. ”momenti”, poiché in seguito inizia un turbine di infiniti ripensamenti, che mitragliano il cervello senza tregua. L’unica via per porre fine a questa agonia è l’astensione alla scelta, ma ciò implica lasciar decidere ad altri per la propria vita. Ne conseguono ulteriori ripensamenti e sensi di colpa perché ci si rende conto della propria inettitudine.
Si pensa al passato e al futuro, non al presente, e per entrambi si rimugina solamente sugli errori fatti e su quelli che si potrebbero commettere!
Da tutto quanto detto si può ben comprendere che la perfezione non contempla sbagli: se non si riesce a raggiungere un obiettivo, l’errore è imperdonabile. Ed è appunto da questi indelebili sensi di colpa che non ci si riesce a liberare per costruirsi nuove prospettive; nella maggior parte dei casi ne derivano ansia, pessimismo, scarsa autostima, denigrazione di se stessi da qualsiasi fronte e soprattutto “incapacità di agire”.

Esattamente, perché la situazione a lungo andare diventa quella del “gatto che si morde la coda”

Da un lato se agisci sicuramente commetterai degli sbagli che non puoi permetterti di fare, perché il prezzo da pagare sarebbero omicidi sensi di colpa, ma dall’altra se non agisci ti rimprovererai di non aver preso in mano la tua vita e continuerai a pensare “cosa sarebbe potuto accadere se”, vivendo nei rimpianti.
Ma se si è sempre sentito dire che la perfezione non esiste, allora di cosa si sta parlando? Essa non esiste e non si può raggiungere, in realtà è una creazione della nostra mente, la immaginiamo e per questo motivo siamo portati a darle una forma, a credere che essa esista davvero.

Ma per quale motivo allora le persone sono spinte ad immaginarla? Questa necessità da dove nasce? Ebbene, la perfezione non è altro che la figlia di una delle peggiori paure, la quale forse uccide e mortifica più vite umane della morte stessa: la paura del giudizio degli altri. Si prendono decisioni e si agisce in base a ciò che ci viene dettato dalla società e a ciò che “gli altri” potrebbero ritenere giusto o migliore: sostanzialmente, ragionare in questo modo ti porta a non sapere più chi sei, quale sia il tuo vero io e quali le tue vere inclinazioni. Nell’agire non consulti te stesso, ma interroghi l’ambiente esterno aspettando una risposta giusta per te, ma che giusta non potrà mai essere perché “non tua”.
Prendere come riferimento dei canoni esterni di perfezione da rispettare è come decidere di nascondersi sotto una cupola di vetro riflettente: sei ciò che la società detta di essere, ma sotto la cupola c’è il buio totale.

Sei un completo estraneo a te stesso.

Disturbi sessuali – Intervenire a Brescia

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disturbi sessuali

Disturbi sessuali: cosa sono?

Nonostante la sessualità sembri una componente semplice della vita delle persone, è un processo complesso gestito da più sistemi: endocrino, vascolare, neurologico. Oltre al funzionamento strettamente fisico, è caratterizzato da tantissime influenze di stampo psicologico: la famiglia, le esperienze personali, le relazioni interpersonali, il proprio credo religioso, le influenze sociali, il proprio stato fisico e di salute, l’età. In questa situazione in cui si intersecano più realtà, possono nascere diversi tipi di disturbi sessuali, che possono avere differenti cause scatenanti.

Tra i più frequenti troviamo:

  • eiaculazione precoce e/o ritardata
  • difficoltà erettile
  • disturbo dell’orgasmo femminile
  • disturbo del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile
  • dolore genito-pelvico e della penetrazione
  • disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile
  • disfunzione sessuale indotte da sostanze/farmaci

Terapia dei disturbi sessuali

La terapia dei disturbi sessuali si svolge in sedute guidate da un professionista. Nei primi colloqui si definisce il problema e si ricostruisce la struttura che porta alla sua manifestazioni. Si va quindi ad intervenire verso la propria conoscenza, la conoscenza di sé con il partner, lo scoprire il proprio piacere e l’intimità di coppia.

Puoi contattare dott. Davide Munaro Psicologo Psicoterapeuta per prenotare un aiuto riguardo ai Disturbi Sessuali con i seguenti recapiti

Come funziona il ciclo sessuale

Possiamo dividere il ciclo di risposta sessuale in quattro fasi distinte: desiderio, eccitazione, orgasmo e risoluzione. Una disfunzione sessuale è caratterizzata da problematiche in una di queste fasi di natura fisica, psicologica o, più spesso, dalla combinazione di entrambe.

  • Desiderio: tensione emotiva che porta a cercare di raggiungere l’oggetto del proprio interesse, in cui il corpo non subisce alcuna modificazione visibile.
  • Eccitazione: varia molto tra i soggetti e consiste in una serie di alterazioni fisiologiche,  sensoriali e psichiche. Tra i sintomi fisiologici troviamo l’accelerazione del battito cardiaco, tensione muscolare ed erezione del pene nell’uomo; vasocongestione pelvica, lubrificazione e dilatazione della vagina nella donna.
  • Plateau: fase di aumento progressivo dell’eccitazione e delle relative modificazioni fisiologiche. Può essere una fase radicalmente diversa da individuo ad individuo, a seconda delle preferenze personali.
  • Orgasmica: l’accumulo energetico e di tensioni trova il suo canale di sfogo provocando sensazioni forti e piacevoli, affiancate da una vera e propria perdita di controllo.
  • Risoluzione: ritorno allo stadio normale di relax. fisiologicamente notiamo che il sangue drena velocemente dagli organi genitali, respiro, battito cardiaco e pressione sanguigna tornano ai livelli normali. Durante questa fase possiamo riscontrare un periodo refrattario, diverso da persona a persona.

Disagio Adolescenziale – quando conviene intervenire

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disagio adolescenziale a brescia

Disagio Adolescenziale – di cosa parliamo?

L’adolescenza è l’età del cambiamento ed è spesso caratterizzata da instabilità e conflittualità. In questa fase della vita, tra i 7 e i 16 anni, può crearsi una situazione di disagio adolescenziale. Quando parliamo di disagio adolescenziale lo facciamo usando dei termini non propriamente tecnici e molto più legati al parlato; ci troviamo infatti di fronte ad uno spettro di possibilità molto ampio. Chiunque di noi, soprattutto se è genitore, può ritrovarsi in alcune sensazioni comuni.

Dietro alla naturale situazione di cambiamento, si può celare però un disagio più profondo che può sfociare in svariate problematiche, e non è sempre facile notare la differenza tra una situazione sana ed una difficile. Fino a che punto i conflitti sono sani? Quando sfociano in problematiche più complesse?

Cosa può comportare?

I rischi che derivano dal prendere sotto gamba situazioni delicate possono essere i più svariati, tra i principali troviamo:

  • Abuso di sostanze
  • Ansia e attacchi di panico
  • Bullismo
  • Comportamenti autolesivi
  • Comportamenti trasgressivi
  • Conflitti famigliari
  • Depressione
  • Difficoltà scolastiche
  • Dipendenze dalle nuove tecnologie
  • Disturbi alimentari
  • Disturbi dell’immagine corporea
  • Rischio di suicidio
  • Ritiro sociale

Quali sono gli obiettivi della terapia?

La terapia può essere di aiuto sia per i genitori, fornendo tutto il supporto professionale necessario al superamento delle conflittualità in questa fase di cambiamento, sia agli adolescenti che spesso hanno bisogno di essere affiancati da una persona esterna alla loro famiglia in questa fase cruciale della loro esistenza.

A volte può bastare un semplice incontro singolo, altre è bene affiancare la famiglia in un percorso più duraturo per evitare che le situazioni possano sfuggire di mano ed aggravarsi inutilmente.

Puoi contattare dott. Davide Munaro Psicologo Psicoterapeuta per prenotare un aiuto sul Disagio Adolescenziale ai i seguenti recapiti