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Le sofferenze filtrano la nostra percezione del mondo

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Le sofferenze filtrano la nostra percezione del mondo
Le sofferenze filtrano la nostra percezione del mondo

Le sofferenze filtrano la nostra percezione del mondo

Per spiegare in che modo le sofferenze filtrano la nostra percezione del mondo uso spesso l’esempio della rosa.
Talvolta nella nostra vita ci capita di incontrare delle rose color rubino e davanti ad una rosa di questo genere spesso rimaniamo ammaliati, ci trasmette sicurezza, certezza, rappresenta un riferimento importante. In poche parole: appaga tutte le nostre certezze.
Ecco, in realtà siamo noi stessi quella rosa.

Poi lentamente il tempo passa, passano gli anni, ognuno di noi incontra le proprie sofferenze, i propri dolori, insomma la vita in qualche modo vive attraverso le nostre esperienze, attraverso il morire e il rinascere.

Le esperienze ci permettono di cogliere tutte le sfumature

A distanza di tempo ritroveremo quella stessa rosa e rimarremo stupiti nel vedere che non è più la stessa perché la sofferenza ci porta a vedere delle sfumature che prima non potevamo vedere. Riconosciamo in quella rosa l’arancione, il verde, il viola. I petali cambiano costantemente colore e noi non capiamo il perché.

La spiegazione è semplice: quella rosa viene filtrata dalla strada che abbiamo percorso durante la nostra vita e ogni passo, ogni fatica, ogni sofferenza, ogni dolore è entrato in noi e ha piegato in qualche modo la rosa che vedevamo prima. La rosa cambia colore perché a forza di vivere noi ci siamo liberati dei nostri limiti, delle nostre certezze e di conseguenza liberiamo anche la rosa di quella certezza di essere rosso rubino e accettiamo in qualche modo di non sapere realmente di che colore è. E così per noi essa è tutti i colori.

E’ nel vedere finalmente quelle sfumature che lasciamo liberi noi stessi dalla vita.

Ecco, penso che quando usciamo non dobbiamo andare a cercare ciò di cui abbiamo bisogno, ciò che è sicuro e ci trasmette sicurezza. Al contrario dobbiamo andare a cercare tutte le sfumature che la vita ci offre.

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Accettarsi per non sentirsi inadeguati

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sentirsi inadeguati
senso di inadeguatezza

Il costante senso di inadeguatezza compromette la qualità della nostra vita

A qualcuno più spesso, ad altri meno, ma a tutti almeno qualche volta nella vita è capitato di sentirsi inadeguati, di non sentirsi all’altezza della situazione che si ha davanti. Questa sensazione di inadeguatezza ci porta a compromettere la qualità della nostra vita, ad essere ipercritici con noi stessi e ad avere problemi nel rapportarci con gli altri, perché la paura del giudizio altrui, così come quella di sbagliare, ci porta a chiuderci in noi stessi.

Come superare la sensazione di inadeguatezza

Questo tipo di sensazione può avere molte cause diverse ma si manifesta sempre con gli stessi sintomi: paura del giudizio degli altri, ipersensibilità alle critiche e bassa autostima. Spesso questo sfocia in una tendenza al perfezionismo, proprio per il timore di non riuscire a compiacere gli altri.
Il primo passo per affrontare questo senso di inadeguatezza è capire cosa provoca questa sensazione, esplorando le proprie emozioni. Successivamente è molto importante essere in grado di relativizzare le critiche, ridimensionarle e dare loro l’importanza che meritano.
I due passi successivi sono strettamente correlati tra loro e con quelli precedenti. Una volta compreso che l’opinione esterna non è così importante come sembra diventerà automatico diventare più autentici. Questo vuol dire non plasmare se stessi seguendo quello che può o non può piacere agli altri e di conseguenza diventa più semplice per la nostra mente costruire una buona opinione di noi stessi.

Ecco allora che una volta portato a termine questo percorso interiore, la sensazione di sentirsi inadeguati scompare. Guardare in modo oggettivo i giudizi e le critiche permette di capire quanto sia vero e quanto non lo sia. E così l’opinione degli altri diventa semplicemente uno stimolo, una spinta a migliorare se stessi con serenità.

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Come uno sguardo sul mondo può liberare dallo stato depressivo

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depressione
depressione

La depressione non è l’effetto di un processo biochimico, ne è la causa

Spesso le persone che soffrono di stati depressivi si chiedono quale sia il loro problema e una domanda che si pongono frequentemente è se la depressione sia o meno un processo biochimico. La risposta è molto semplice: il processo biochimico è l’effetto della depressione, non la sua causa.

La nostra mente va sempre a cercare ciò che già conosce

La maggior parte di coloro che soffrono di questi disturbi sono persone abitudinarie, il cui cervello cerca sempre e comunque l’abitudine e non mostra curiosità.
C’è un esperimento che faccio spesso. Mostro a una persona in questo stato una sedia e domando. “Cos’è?”. L’ovvia risposta è sempre una sedia. A questo punto io posso capovolgere la sedia, metterla sottosopra, ma questa persona vedrà sempre e comunque una sedia.
Questo è un modo “comodo” di pensare la vita. Il problema di chi soffre di stati depressivi è proprio quello di andare sempre a cercare ciò che già conoscono della realtà. Così facendo, però, essa rimane imbrigliata nelle loro stesse strutture interiori. Il risultato di questi processi è un invecchiamento interiore, che porta come conseguenza finale a morire su se stessi.

La realtà si piega solo se è la nostra mente a volerlo

La realtà però può essere vista da un punto di vista diverso. E così se a quella sedia vengono rimosse le gambe e viene fatto un buco circolare nella parte di vimini, essa non sarà più una sedia ma potrebbe diventare un passaggio per un gatto.
Questo significa che chiamare la sedia sedia e la panchina panchina è solo il frutto dell’abitudine a sedervisi e a muoversi in questo modo tutti i giorni. Essa smetterà di essere una sedia o una panchina solo nel momento in cui verrà piegata nella nostra mente, non nel mondo esterno. Una sedia può essere distrutta esternamente, ma se una persona la ha dentro di sé, andrà comunque a cercarla. Allo stesso modo la sedia potrebbe non essere distrutta fuori, ma se una persona internamente la mette in discussione, la modifica dentro di sé e la piega.

E così non c’è nessun bombardamento che può distruggere il mondo, perché esso viene ricostruito in base a come lo conosciamo. La distruzione del mondo avviene da dentro di noi, quando decidiamo di cambiarlo.

E’ uno sguardo sul mondo che ci può liberare da questo stato depressivo.

Come la confusione interiore può aiutare a crescere

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confusione interiore
confusione interiore

La confusione interiore e le difficoltà della vita possono aiutare a diventare persone migliori

Un’evoluzione avviene sempre attraverso delle difficoltà, dei momenti difficili che portano a galla l’essenziale che è in noi. In una vita dove vengono vietate le difficoltà, vietata la sofferenza, non c’è un individuo che cerca, che si allunga. Che si allunga a cercare una luce, che si allunga a cercare quella cosa che interiormente viene chiamato Universo. Che vuole evolversi.

C’è una condizione di comodo e senza rendercene conto iniziamo a sentirci depressi interiormente, allora cerchiamo di vincere quella depressione comprandoci una macchina nuova, comprandoci un orologio nuovo, ma quello non basta perché la confusione nasce ancora di più. Ed è una confusione disfunzionale, è una confusione interiore che ci porta a spegnerci, non è una confusione sana, è una confusione dove non ci sono domande.

Le domande si pongono sempre quando accade qualcosa a qualcuno.

E così ci sono delle persone che nel perdere le gambe hanno evoluto la loro vita ponendosi delle domande. E’ proprio l’atto di perdere le gambe che ha fatto porre delle domande a qualcuno. In quell’evolversi la natura va avanti, la vita va avanti, si allunga. Quando vieti a un individuo, a un giovane di fare tutto questo, non è vero che stai facendo il suo bene. Noi facciamo il nostro bene come genitori perché ci sentiamo bene a vedere nostro figlio contento. Ma in quella contentezza c’è la maledizione di nostro figlio. Perché i muscoli non si allungano, perché i tendini non si allungano, perché le domande interiori non si allungano. Quindi alla domanda: perché ho perso mio padre, così giovane? Perché ho perso mia madre? Perché ho avuto violenze?

La risposta è perché la vita non conosce altro strumento se non questo per farti riflettere facendoti fare delle crisi interiori e per scoprire il colore del tuo fiore.

Se no la gemma non si apre.

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Alla ricerca del senso della vita

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il senso della vita
il senso della vita

Quante volte ci siamo chiesti qual è il senso della vita?

Immagina un sentiero. Cammina lungo questo sentiero e ti renderai conto che si muove sempre ed è costeggiato da una siepe, ma non una siepe perfetta, come quelle che abbiamo di solito in testa, è una siepe tutta disordinata.

All’improvviso ti rendi conto che tutto ti sfugge, ti rendi conto che non puoi raddrizzare il sentiero. Ma proprio perché non lo puoi raddrizzare, che è tutto caotico, pieno di inafferrabilità, ma anche pieno di dolori, ingiustizie, che tu diventi sempre più felice.

Ogni istante diventa mobile, flessibile, perché sotto ogni istante ci sono infiniti passi fatti di sbavature, di errori. E questo avviene perché il sentiero è infinito, e per essere infinito non può essere preso, deve essere imperfetto, sbagliato.

E così ogni volta che cadi, che ti rialzi, che sbagli, muori, in realtà stai allungando ancora di più questo sentiero. Non si ferma mai.

Se tu potessi prenderlo, se tu potessi regolamentare la vita, creare una vita giusta o farla andare come tu volessi che andasse morirebbero tutte le variabili, saresti a morire dentro. Quindi il segreto sta proprio nell’imparare a sapere che non c’è una risposta, né dentro di noi né fuori. E gli errori servono a piallare, gli errori, le fatiche, le ingiustizie sono giusti, sono perfetti, sono quelli che danno i doni più belli.

Pensa che i regali più belli che ho avuto dalla vita sono arrivati perché ho sofferto, ma non me ne rendevo conto. E allora quando arrivi alla fine del sentiero ti siedi su una panchina, guardi quel tramonto e ti rendi conto che non è più colore, il colore ha dei suoni, il colore ha delle emozioni. E quello che vedi sei te stesso, suoni.

E tutti ti diranno sempre: “sei in ritardo, dovevi andare dritta, hai perso tempo, sei sempre distratto, ma in questo essere distratto, in questo essere confuso.. c’era la tua vita. Tu scappavi da questa confusione interiore, cercando una strada dritta perché avevi paura di vivere. E se farai la strada dritta arriverai in fondo, ma senza arrivare da nessuna parte. Il tuo tramonto non avrà odori, non avrà profumi, non avrà suoni, non avrà ricordi. Dobbiamo mettercela da parte, non c’è un perché, non c’è una risposta, c’è solo il vivere, in tutto il suo disordine.

Ecco allora il suono delle foglie, allora il tramonto suona.

L’invenzione più bella è morire, nascere e morire, morire e nascere, sbagliare, cadere, rialzarsi, più lo fai, più la stai piallando e lei è vita. Non c’è un perché, non può essere storta, non può essere dritta, non puoi avere una risposta, non puoi avere un obiettivo dove arrivare. Non c’è un business plan, se ci fosse qui muore tutto.

Il sentiero è gommoso, si muove, cambia. E’ questo il senso della vita. Spendiamo tante energie alla ricerca del senso supremo, ma proviamo ad accogliere ciò che accade.

 

Vincere la paura di vivere

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vincere la paura di vivere
vincere la paura di vivere

Come vincere la paura di vivere?

Le persone cercano sempre cosa possa risolvere i problemi della loro vita. E questo è tipico di una mente logica, di un modo di pensare la vita, di ragionarla. Ma certe domande sono poste male, è come chiedere a una persona se ha paura di morire, è una domanda sciocca, è una domanda posta male. La psicoterapia dovrebbe invece insegnare a porre le domande corrette: hai paura di vivere? Perché se tu dai risposta a questa domanda, non penserai più alla morte. Se tu concentualizzi la vita dicendo: “voglio vivere, non voglio proteggermi dalla vita” capirai che tutto quello che possiedi, le piscine, i soldi, sono solo qualcosa che esponiamo per proteggerci dalla vita. Ma quali sono le esperienze da cui vogliamo proteggerci? La perdita delle persone che amiamo, un tradimento, una madre che non riconosciamo più per colpa dell’Alzhaimer.

Da queste perdite possiamo imparare molto, grazie alla sofferenza diventiamo parte del mondo.

Ma proprio quando perdiamo qualcosa è il momento in cui incontriamo qualcosa di ancora più profumato. E questo è l’unico modo di trovarci dopo venti o trent’anni seduti su una panchina a sorridere quando dei bambini fanno confusione. Non potrai mai spiegare a loro cosa è giusto o sbagliato perché non lo capirebbero mai. Può capire soltanto uno che ha vissuto come te, il motivo per cui sei in pace.

Perché la vita si può solo vivere, non si può spiegare. E quando l’hai vissuta perché hai accettato di viverla e anche di morire, allora sei in pace. Sarai felice perché hai vissuto, perché hai imparato ad essere felice nelle sofferenze, sono quelle che hanno dato un senso alla tua esistenza. Hai cambiato la storia, il senso dell’esistenza, le domande dell’esistenza. Quando cambiano le domande, cambia il modo di concepire l’esistenza stessa, tutto ciò che è la tua vita.

In qualche modo è la direzione dei nostri passi che dobbiamo cambiare, non è cosa mi rende felice, ma che domande mi pongo e come le faccio le cose, non che cosa devo fare.

La psicoterapia è una prospettiva nuova

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psicoterapia è una prospettiva nuova
psicoterapia è una prospettiva nuova

Guardare le cose da un’altra prospettiva. Quante volte l’abbiamo sentito, ma se parliamo di psicoterapia, che cosa significa? La psicoterapia è una prospettiva nuova.

Mi siedo in Chiesa per ascoltare un po’ di silenzio. Una persona si siede su una panca davanti a me, e mi sono detto “finché si siede su una panca è una panca”. Ci alziamo la mattina e viviamo il mondo che abbiamo costruito in testa, il mondo che abbiamo costruito in testa è fatto del nostro modo di vivere. Quel mondo. E così diciamo che le case siano un investimento sicuro perché abbiamo sempre comprato e vissuto in case e così pensiamo che la morte non esista perché abbiamo sempre vissuto. E così, e così, e così. Quindi quella cosa su cui è seduto quell’uomo non è una panchina.

E’ una panchina finché lui ci si siede sopra e si comporta in quel modo.

Finché tu hai in mente una panchina. E allora cos’altro è? Questo non lo sa nessuno. Per essere una cosa nuova lui deve diventare nuovo, interagire con la panchina in modo nuovo. E quindi deve fermarsi e dire “questa non è solo una panchina. E’ altro. E per capirlo devo cambiare il modo di interagire con lei. Non so come ma inizio a farlo”. E così io l’ho fatto con un fiore e non era più un fiore, ma era qualcosa di cui prendermi cura, è diventato il mio terapeuta, il suo profumo, parlare con lui, era vita e mi stava insegnando molte cose.

Il mondo cambia nella nostra testa se abbiamo il coraggio di interagire con la realtà in modo diverso di come la nostra testa ci dice di interagire.

Di comprometterci. Abbandonare l’idea che abbiamo del mondo per iniziare ad interagire con il mondo in modo diverso. In modo di formare un altro mondo e quindi il nuovo mondo lo conosci solo ed esclusivamente dopo che l’hai vissuto. E così funziona per le depressioni, nello stesso modo. Tu conosci la depressione perché interagisci con lei sempre in quel modo, perché riconosci quei sintomi a livello fisico e tutti hanno un significato percettivo di più ampio respiro. “Non ce la faccio, sarà la fine del mondo”, ma sono solo dei sintomi che accadono sul tuo corpo, l’interpretazione di quei sintomi crea la depressione.

E’ il significato che attribuisci a quei sintomi che forma la mappa della depressione in testa, se no sono solo sintomi. Ricordiamoci che le informazioni non hanno un valore in sé per sé, è il significato che gli attribuisci che da valore alle informazioni della nostra vita.

Come vivremo dopo il Covid?

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psicoterapia in quarantena
psicoterapia in quarantena

Brescia, la nostra provincia, è tra le più colpite dal virus Covid-19. Oltre all’emergenza sanitaria è necessario affrontare quella per il momento nascosta, quella psicologica che vede molte persone in un momento destabilizzante. Ecco quindi una riflessione e un incentivo dal dott. Davide Munaro, psicologo e psicoterapeuta di Brescia. Una sorta di psicoterapia in quarantena.

Soltanto quando accadono dei cambiamenti la vita ci permette di percorrere sentieri completamente nuovi.

Cominciamo a domandarci cos’è un cigno nero, molti di voi lo sapranno ma ve lo spiego meglio. Un cigno nero è un evento imprevisto, un evento difficile, un evento che nessuno può controllare. I cigni neri non si possono affrontare, non c’è un programma, una previsione che ci possa consentire di non essere inermi ad affrontare gli eventi improvvisi della vita.

Questo virus è il cosiddetto cigno nero, nessuno se lo aspetta, o pochi. C’è un modo per affrontare un cigno nero? No. La vita propone a tutti un cigno nero. Molte persone perdono i loro cari, a volte il lavoro. Il cigno nero è la mano invisibile che mischia le carte, che ci fa perdere tutti i nostri riferimenti. Ma se non c’è un modo per affrontarlo, c’è un modo per essere pronti quando arriva? Si. Smettere di volerlo prevedere e comprendere che il cigno nero fa parte della vita.

Significa che dobbiamo imparare che la vita è sempre in movimento, non è mai ferma.

Quando impareremo a camminare in questo modo diventeremo delle persone anti-fragili, persone che non cercano la perfezione, che non cercano di prevedere tutto, ma persone che spostano il focus della loro attenzione sul loro modo di camminare. Persone imperfette.

E proprio queste persone imperfette sono quelle maggiormente pronte ad affrontare un cigno nero. Quelle che costruiscono un sistema anti-fragile. I sistemi perfetti sono quelli più inclini a subire il cigno nero.

Perché questo cigno nero, questo coronavirus, è così terribile? L’essere umano non ama soffrire, ma ancora meno ama sapere di non poter controllare la propria sofferenza. Ci sono persone che vivono male ma non lo considerano importante se sanno che quel modo di vivere male è sotto controllo. Pensiamo a delle persone che subiscono violenza che sanno a ciò cui vanno incontro, sanno di cosa vivono, sanno che il giorno dopo troveranno il mondo che hanno lasciato il giorno prima.

Ecco cosa vogliamo maggiormente come esseri viventi: sapere di avere tutto sotto controllo. Siamo acquirenti di sicurezze. I cigni neri come quello che stiamo vivendo invece distrugge tutto, ogni riferimento. Ci riporta con i piedi per terra.

Quando nascono le opportunità? Vi sembrerà strano ma le più grandi opportunità non nascono mai dove ci sono sicurezze. Le sicurezze ci danno tranquillità, vorremmo prevedere ogni cosa, ma in questo modello di ragionamento molto logico non nascono molte opportunità, perché le opportunità nascono sempre quando il mondo balla.

Basta guardare il mare in tempesta, vi renderete conto che solo quando va in tempesta crea delle occasioni, solo quando va in tempesta porta a galla quello che non vi sareste mai immaginati e solo quando va in tempesta l’ultimo della classe può diventare il primo della classe. Sono i momenti della tempesta in cui Dio mischia le carte che permette agli ultimi di arrivare primi.

Bisogna essere orientati a guardare le occasioni e le opportunità che la vita ci offre.

Cosa fanno le persone? La maggioranza delle persone cerca nel mondo esterno il proprio mondo interiore. Vi sarà capitato di vedere persone che litigano per cercare di avere ragione anche quando hanno palesemente torto. Questo accade per l’idea del mondo che quelle persone si sono create. Ricordiamoci che ognuno di noi ha una sua idea del mondo che in qualche modo vogliamo portare all’esterno. Ognuno di noi conosce la propria idea del mondo, ma il mondo in realtà non lo conosce nessuno.

E’ tipico di chi soffre di attacchi di panico e spesso durante la psicoterapia si spiega che si guarda il mondo attraverso la propria storia. Quando soffri un attacco di panico, vivi un attacco di panico, lo vivi come stato di impotenza e lo subisci. La volta dopo ai primi sintomi sai già come viverlo, perché noi viviamo il mondo ancora prima di viverlo, lo viviamo con lo specchietto retrovisore. Lo viviamo sulla base delle statistiche e delle esperienze pregresse. Per cui se una persona è abituata a vivere nello sporco cercherà lo sporco e una persona che controlla cercherà il controllo.

Cosa significa questo? Che appena il mondo balla andiamo a cercare qualcosa che possa alimentare le nostre sicurezze, che possa confermare la nostra idea del mondo.

E quando non lo troviamo? 1. attacco di panico, ansia – 2. stato di impotenza, stato depressivo quando ci rendiamo conto che non possiamo farci nulla.

Ricordate che viviamo la vita in ritardo e la viviamo sempre dopo che è accaduta, interpretiamo la vita che sta accadendo e facciamo previsioni sulla base dei ricordi del nostro passato. Tutto ciò che viviamo è già accaduto. Parliamo del cigno nero dopo che è accaduto.

Il problema è che prevediamo il mondo sulla base di ciò che è accaduto quindi dobbiamo imparare a non subire gli eventi. Quindi quando mi si chiede: “qual è il futuro del corona virus?” io rispondo “è questo istante” perché quando tutto questo sarà passato, e sta già passando, ricordate che avrete soltanto il ricordo di questo momento. Non cercate di fare previsioni sul dopo, tanto non le sa nessuno.

Accadrà esattamente quello che avrete voluto vivere in queste giornate, in questi momenti.

Tutte le sere medito guardando un grande cedro fuori dalla finestra al tramonto, sto finendo di scrivere il mio libro e così quando tutto questo sarà passato mi ricorderò di questi momenti, dei giochi con i miei figli, mi ricorderò quello che ho voluto portarmi dentro perché siamo proprietari della vita. Non quando vogliamo piegarla a ciò che vogliamo ma quando siamo abbastanza flessibili da andare dentro la vita e portarci a casa quello che vogliamo. Il futuro sarà il ricordo di quello che stiamo facendo adesso. Non dobbiamo cadere nella trappola del panico, è scontato dire che è un momento straordinario, che tutti abbiamo paura. Ma la cosa straordinaria è che tra un anno, due anni, ricorderemo non il panico ma le cose che abbiamo voluto costruire.

Ognuno scelga come vivere queste giornate, cerchi di costruire qualcosa, di piantare una vigna metaforicamente parlando. Attraversare tutto ciò lasciando un messaggio diverso.

Riprendere questo momento con la consapevolezza che fa parte di qualcosa di più ampio della nostra vita, sapere che è un ciclo, si sta aprendo una realtà nuova e una sta morendo dentro quella nuova. Ogni vita è fatta di cicli, è la storia umana. Mentre delle storie stanno cadendo delle foglie stanno nascendo.

Non fate l’errore di stare dentro questo momento della Storia, come se fosse la fine del mondo, senza vedere una prospettiva di rinascita. E’ importante rendersi conto che un nuovo mondo sta nascendo. Ma cosa ci sarà al di là?

Non mi interessa il nuovo mondo, lo vedremo solo in ritardo. Mi interessa scegliere chi essere.

Quando sono in difficoltà io mi fermo sempre, non mi aggrappo al futuro, il futuro è questo istante, siamo seduti sul futuro. Quando sono in difficoltà mi fermo e mi dico “qualsiasi cosa accadrà non mi cambierà la vita”, nulla esterno a noi cambierà la vita. Io so che il mondo sta cambiando e so che mi offrirà le sue occasioni.

Scegli chi essere, cammina navigando a vista, un passo alla volta, il mondo si forma nelle incertezze, nelle paure. Nessuno sa la vita che sta facendo, lo saprà solo dopo, quindi invece di attaccarci a quello che accadrà, scegliamo chi essere, come vivere questo istante.

La sera o la mattina aprite le finestre, cercate di guardare la vostra alba o il vostro tramonto, cercate di avere fede nella vita, tra qualche mese vi riporterete con voi i ricordi di questo momento e quando metterete gli occhiali, dietro quelle lenti avrete il vostro passato. Riuscirete a vedere le occasioni perché le vostre lenti non saranno sporcate dal vostro panico. Ma dietro queste lenti, le lenti del virus, voi vedrete l’occasione e vi diranno “cosa fai a vedere l’occasione dopo quello che è accaduto”. Ma io mi ricordo le mie meditazioni, mi ricordo i miei figli, il libro che ho scritto.

Quello che sta accadendo non lo dovete subire e così sarete liberi da quello che sta accadendo. Dopo tutto ciò il mondo vi offrirà delle occasioni, chi è riuscito a meditare e non caderci dentro le vedrà. Chi è stato dentro il problema non le vedrà perché anche se passeranno le occasioni sarà ancora immerso nel suo problema.

La psicoterapia rende flessibile la mente

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la psicoterapia rende flessibile la mente
la psicoterapia rende flessibile la mente

La psicoterapia rende la mente flessibile

Pensa a come abbiamo costruito la società sulla perfezione. Si pensi per esempio a quei test necessari a entrare in medicina. Dei test che misurano la sapienza delle persone, il quoziente intellettivo. Test che misurano la perfettibilità delle persone. Oppure a quanto cibo abbiamo buttato via perché non perfettamente sano sulla carta. Tutta un’economia e tutta una società basata sulla carta, sul giudizio sociale. Carta sul giudizio della gente, carta sul giudizio sul cibo. La ricerca della perfezione pura. Poi la vita ha detto che invece non è così, la vita è un’altra cosa. Accade un virus e mette in ginocchio tutta la nostra rigidità. Quella perfezione non ci aveva portato a essere persone intelligenti, non una società intelligente, ma una società estremamente poco resiliente, poco flessibile. Una società che muore nella sua incapacità di accettare la propria imperfezione.

Ecco, questa è una mia riflessione che vorrebbe far riflettere ognuno di noi. Di quanto tutti gli accadimenti della vita, che siano essi positivi o negativi, sono proprio ciò che ci rende più flessibili. Cerchiamo di non giudicare questi accadimenti, proviamo a onorarli e a cogliere uno spunto costruttivo.

Vedere il mondo con altri occhi con la psicoterapia

Anche in questi giorni così duri, proviamo a riflettere su cosa esattamente ci fa più paura, accogliamo la sensazione dell’incertezza. Una signora pochi giorni fa mi ha detto di aver molta paura del virus che sta circolando e riflettendo sul motivo di quella paura, piano piano, abbiamo scoperto insieme che si trattava in realtà della paura di non aver mai vissuto. Di aver rincorso per molto tempo cose non essenziali. Ecco, cogliamo l’occasione per far diventare questo periodo un’occasione per capire che non è sempre necessario rincorrere la perfezione o degli obiettivi che non ci appagano davvero. Questo periodo può cambiarci nel profondo e guidarci verso una conoscenza più intima di noi stessi.

Un percorso di conoscenza di se stessi è il senso stesso della psicoterapia. Sì perché la psicoterapia rende il cervello flessibile, non è certo una soluzione al mondo, ma è un modo di camminare nel mondo, è un modo di vedere, di riflettere. Questo è il senso della psicoterapia. Non risolvere un problema, ma creare un cervello in grado di non cadere in quel problema.

 

Le mie psicoterapie

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Psicoterapia: un nuovo modo di guardare il mondo

Sono specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale, che viene definita come uno dei trattamenti elettivi, attendibili ed efficaci nel trattamento di attacchi di panico, ansia generalizzata e fobia sociale. Mi avvalgo di interventi di Psicoterapia Ipnotica Eriksoniana e di Riprogrammazione Mentale.

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