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Alla ricerca del senso della vita

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il senso della vita
il senso della vita

Quante volte ci siamo chiesti qual è il senso della vita?

Immagina un sentiero. Cammina lungo questo sentiero e ti renderai conto che si muove sempre ed è costeggiato da una siepe, ma non una siepe perfetta, come quelle che abbiamo di solito in testa, è una siepe tutta disordinata.

All’improvviso ti rendi conto che tutto ti sfugge, ti rendi conto che non puoi raddrizzare il sentiero. Ma proprio perché non lo puoi raddrizzare, che è tutto caotico, pieno di inafferrabilità, ma anche pieno di dolori, ingiustizie, che tu diventi sempre più felice.

Ogni istante diventa mobile, flessibile, perché sotto ogni istante ci sono infiniti passi fatti di sbavature, di errori. E questo avviene perché il sentiero è infinito, e per essere infinito non può essere preso, deve essere imperfetto, sbagliato.

E così ogni volta che cadi, che ti rialzi, che sbagli, muori, in realtà stai allungando ancora di più questo sentiero. Non si ferma mai.

Se tu potessi prenderlo, se tu potessi regolamentare la vita, creare una vita giusta o farla andare come tu volessi che andasse morirebbero tutte le variabili, saresti a morire dentro. Quindi il segreto sta proprio nell’imparare a sapere che non c’è una risposta, né dentro di noi né fuori. E gli errori servono a piallare, gli errori, le fatiche, le ingiustizie sono giusti, sono perfetti, sono quelli che danno i doni più belli.

Pensa che i regali più belli che ho avuto dalla vita sono arrivati perché ho sofferto, ma non me ne rendevo conto. E allora quando arrivi alla fine del sentiero ti siedi su una panchina, guardi quel tramonto e ti rendi conto che non è più colore, il colore ha dei suoni, il colore ha delle emozioni. E quello che vedi sei te stesso, suoni.

E tutti ti diranno sempre: “sei in ritardo, dovevi andare dritta, hai perso tempo, sei sempre distratto, ma in questo essere distratto, in questo essere confuso.. c’era la tua vita. Tu scappavi da questa confusione interiore, cercando una strada dritta perché avevi paura di vivere. E se farai la strada dritta arriverai in fondo, ma senza arrivare da nessuna parte. Il tuo tramonto non avrà odori, non avrà profumi, non avrà suoni, non avrà ricordi. Dobbiamo mettercela da parte, non c’è un perché, non c’è una risposta, c’è solo il vivere, in tutto il suo disordine.

Ecco allora il suono delle foglie, allora il tramonto suona.

L’invenzione più bella è morire, nascere e morire, morire e nascere, sbagliare, cadere, rialzarsi, più lo fai, più la stai piallando e lei è vita. Non c’è un perché, non può essere storta, non può essere dritta, non puoi avere una risposta, non puoi avere un obiettivo dove arrivare. Non c’è un business plan, se ci fosse qui muore tutto.

Il sentiero è gommoso, si muove, cambia. E’ questo il senso della vita. Spendiamo tante energie alla ricerca del senso supremo, ma proviamo ad accogliere ciò che accade.

 

Vincere la paura di vivere

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vincere la paura di vivere
vincere la paura di vivere

Come vincere la paura di vivere?

Le persone cercano sempre cosa possa risolvere i problemi della loro vita. E questo è tipico di una mente logica, di un modo di pensare la vita, di ragionarla. Ma certe domande sono poste male, è come chiedere a una persona se ha paura di morire, è una domanda sciocca, è una domanda posta male. La psicoterapia dovrebbe invece insegnare a porre le domande corrette: hai paura di vivere? Perché se tu dai risposta a questa domanda, non penserai più alla morte. Se tu concentualizzi la vita dicendo: “voglio vivere, non voglio proteggermi dalla vita” capirai che tutto quello che possiedi, le piscine, i soldi, sono solo qualcosa che esponiamo per proteggerci dalla vita. Ma quali sono le esperienze da cui vogliamo proteggerci? La perdita delle persone che amiamo, un tradimento, una madre che non riconosciamo più per colpa dell’Alzhaimer.

Da queste perdite possiamo imparare molto, grazie alla sofferenza diventiamo parte del mondo.

Ma proprio quando perdiamo qualcosa è il momento in cui incontriamo qualcosa di ancora più profumato. E questo è l’unico modo di trovarci dopo venti o trent’anni seduti su una panchina a sorridere quando dei bambini fanno confusione. Non potrai mai spiegare a loro cosa è giusto o sbagliato perché non lo capirebbero mai. Può capire soltanto uno che ha vissuto come te, il motivo per cui sei in pace.

Perché la vita si può solo vivere, non si può spiegare. E quando l’hai vissuta perché hai accettato di viverla e anche di morire, allora sei in pace. Sarai felice perché hai vissuto, perché hai imparato ad essere felice nelle sofferenze, sono quelle che hanno dato un senso alla tua esistenza. Hai cambiato la storia, il senso dell’esistenza, le domande dell’esistenza. Quando cambiano le domande, cambia il modo di concepire l’esistenza stessa, tutto ciò che è la tua vita.

In qualche modo è la direzione dei nostri passi che dobbiamo cambiare, non è cosa mi rende felice, ma che domande mi pongo e come le faccio le cose, non che cosa devo fare.

La psicoterapia è una prospettiva nuova

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psicoterapia è una prospettiva nuova
psicoterapia è una prospettiva nuova

Guardare le cose da un’altra prospettiva. Quante volte l’abbiamo sentito, ma se parliamo di psicoterapia, che cosa significa? La psicoterapia è una prospettiva nuova.

Mi siedo in Chiesa per ascoltare un po’ di silenzio. Una persona si siede su una panca davanti a me, e mi sono detto “finché si siede su una panca è una panca”. Ci alziamo la mattina e viviamo il mondo che abbiamo costruito in testa, il mondo che abbiamo costruito in testa è fatto del nostro modo di vivere. Quel mondo. E così diciamo che le case siano un investimento sicuro perché abbiamo sempre comprato e vissuto in case e così pensiamo che la morte non esista perché abbiamo sempre vissuto. E così, e così, e così. Quindi quella cosa su cui è seduto quell’uomo non è una panchina.

E’ una panchina finché lui ci si siede sopra e si comporta in quel modo.

Finché tu hai in mente una panchina. E allora cos’altro è? Questo non lo sa nessuno. Per essere una cosa nuova lui deve diventare nuovo, interagire con la panchina in modo nuovo. E quindi deve fermarsi e dire “questa non è solo una panchina. E’ altro. E per capirlo devo cambiare il modo di interagire con lei. Non so come ma inizio a farlo”. E così io l’ho fatto con un fiore e non era più un fiore, ma era qualcosa di cui prendermi cura, è diventato il mio terapeuta, il suo profumo, parlare con lui, era vita e mi stava insegnando molte cose.

Il mondo cambia nella nostra testa se abbiamo il coraggio di interagire con la realtà in modo diverso di come la nostra testa ci dice di interagire.

Di comprometterci. Abbandonare l’idea che abbiamo del mondo per iniziare ad interagire con il mondo in modo diverso. In modo di formare un altro mondo e quindi il nuovo mondo lo conosci solo ed esclusivamente dopo che l’hai vissuto. E così funziona per le depressioni, nello stesso modo. Tu conosci la depressione perché interagisci con lei sempre in quel modo, perché riconosci quei sintomi a livello fisico e tutti hanno un significato percettivo di più ampio respiro. “Non ce la faccio, sarà la fine del mondo”, ma sono solo dei sintomi che accadono sul tuo corpo, l’interpretazione di quei sintomi crea la depressione.

E’ il significato che attribuisci a quei sintomi che forma la mappa della depressione in testa, se no sono solo sintomi. Ricordiamoci che le informazioni non hanno un valore in sé per sé, è il significato che gli attribuisci che da valore alle informazioni della nostra vita.

Come vivremo dopo il Covid?

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psicoterapia in quarantena
psicoterapia in quarantena

Brescia, la nostra provincia, è tra le più colpite dal virus Covid-19. Oltre all’emergenza sanitaria è necessario affrontare quella per il momento nascosta, quella psicologica che vede molte persone in un momento destabilizzante. Ecco quindi una riflessione e un incentivo dal dott. Davide Munaro, psicologo e psicoterapeuta di Brescia. Una sorta di psicoterapia in quarantena.

Soltanto quando accadono dei cambiamenti la vita ci permette di percorrere sentieri completamente nuovi.

Cominciamo a domandarci cos’è un cigno nero, molti di voi lo sapranno ma ve lo spiego meglio. Un cigno nero è un evento imprevisto, un evento difficile, un evento che nessuno può controllare. I cigni neri non si possono affrontare, non c’è un programma, una previsione che ci possa consentire di non essere inermi ad affrontare gli eventi improvvisi della vita.

Questo virus è il cosiddetto cigno nero, nessuno se lo aspetta, o pochi. C’è un modo per affrontare un cigno nero? No. La vita propone a tutti un cigno nero. Molte persone perdono i loro cari, a volte il lavoro. Il cigno nero è la mano invisibile che mischia le carte, che ci fa perdere tutti i nostri riferimenti. Ma se non c’è un modo per affrontarlo, c’è un modo per essere pronti quando arriva? Si. Smettere di volerlo prevedere e comprendere che il cigno nero fa parte della vita.

Significa che dobbiamo imparare che la vita è sempre in movimento, non è mai ferma.

Quando impareremo a camminare in questo modo diventeremo delle persone anti-fragili, persone che non cercano la perfezione, che non cercano di prevedere tutto, ma persone che spostano il focus della loro attenzione sul loro modo di camminare. Persone imperfette.

E proprio queste persone imperfette sono quelle maggiormente pronte ad affrontare un cigno nero. Quelle che costruiscono un sistema anti-fragile. I sistemi perfetti sono quelli più inclini a subire il cigno nero.

Perché questo cigno nero, questo coronavirus, è così terribile? L’essere umano non ama soffrire, ma ancora meno ama sapere di non poter controllare la propria sofferenza. Ci sono persone che vivono male ma non lo considerano importante se sanno che quel modo di vivere male è sotto controllo. Pensiamo a delle persone che subiscono violenza che sanno a ciò cui vanno incontro, sanno di cosa vivono, sanno che il giorno dopo troveranno il mondo che hanno lasciato il giorno prima.

Ecco cosa vogliamo maggiormente come esseri viventi: sapere di avere tutto sotto controllo. Siamo acquirenti di sicurezze. I cigni neri come quello che stiamo vivendo invece distrugge tutto, ogni riferimento. Ci riporta con i piedi per terra.

Quando nascono le opportunità? Vi sembrerà strano ma le più grandi opportunità non nascono mai dove ci sono sicurezze. Le sicurezze ci danno tranquillità, vorremmo prevedere ogni cosa, ma in questo modello di ragionamento molto logico non nascono molte opportunità, perché le opportunità nascono sempre quando il mondo balla.

Basta guardare il mare in tempesta, vi renderete conto che solo quando va in tempesta crea delle occasioni, solo quando va in tempesta porta a galla quello che non vi sareste mai immaginati e solo quando va in tempesta l’ultimo della classe può diventare il primo della classe. Sono i momenti della tempesta in cui Dio mischia le carte che permette agli ultimi di arrivare primi.

Bisogna essere orientati a guardare le occasioni e le opportunità che la vita ci offre.

Cosa fanno le persone? La maggioranza delle persone cerca nel mondo esterno il proprio mondo interiore. Vi sarà capitato di vedere persone che litigano per cercare di avere ragione anche quando hanno palesemente torto. Questo accade per l’idea del mondo che quelle persone si sono create. Ricordiamoci che ognuno di noi ha una sua idea del mondo che in qualche modo vogliamo portare all’esterno. Ognuno di noi conosce la propria idea del mondo, ma il mondo in realtà non lo conosce nessuno.

E’ tipico di chi soffre di attacchi di panico e spesso durante la psicoterapia si spiega che si guarda il mondo attraverso la propria storia. Quando soffri un attacco di panico, vivi un attacco di panico, lo vivi come stato di impotenza e lo subisci. La volta dopo ai primi sintomi sai già come viverlo, perché noi viviamo il mondo ancora prima di viverlo, lo viviamo con lo specchietto retrovisore. Lo viviamo sulla base delle statistiche e delle esperienze pregresse. Per cui se una persona è abituata a vivere nello sporco cercherà lo sporco e una persona che controlla cercherà il controllo.

Cosa significa questo? Che appena il mondo balla andiamo a cercare qualcosa che possa alimentare le nostre sicurezze, che possa confermare la nostra idea del mondo.

E quando non lo troviamo? 1. attacco di panico, ansia – 2. stato di impotenza, stato depressivo quando ci rendiamo conto che non possiamo farci nulla.

Ricordate che viviamo la vita in ritardo e la viviamo sempre dopo che è accaduta, interpretiamo la vita che sta accadendo e facciamo previsioni sulla base dei ricordi del nostro passato. Tutto ciò che viviamo è già accaduto. Parliamo del cigno nero dopo che è accaduto.

Il problema è che prevediamo il mondo sulla base di ciò che è accaduto quindi dobbiamo imparare a non subire gli eventi. Quindi quando mi si chiede: “qual è il futuro del corona virus?” io rispondo “è questo istante” perché quando tutto questo sarà passato, e sta già passando, ricordate che avrete soltanto il ricordo di questo momento. Non cercate di fare previsioni sul dopo, tanto non le sa nessuno.

Accadrà esattamente quello che avrete voluto vivere in queste giornate, in questi momenti.

Tutte le sere medito guardando un grande cedro fuori dalla finestra al tramonto, sto finendo di scrivere il mio libro e così quando tutto questo sarà passato mi ricorderò di questi momenti, dei giochi con i miei figli, mi ricorderò quello che ho voluto portarmi dentro perché siamo proprietari della vita. Non quando vogliamo piegarla a ciò che vogliamo ma quando siamo abbastanza flessibili da andare dentro la vita e portarci a casa quello che vogliamo. Il futuro sarà il ricordo di quello che stiamo facendo adesso. Non dobbiamo cadere nella trappola del panico, è scontato dire che è un momento straordinario, che tutti abbiamo paura. Ma la cosa straordinaria è che tra un anno, due anni, ricorderemo non il panico ma le cose che abbiamo voluto costruire.

Ognuno scelga come vivere queste giornate, cerchi di costruire qualcosa, di piantare una vigna metaforicamente parlando. Attraversare tutto ciò lasciando un messaggio diverso.

Riprendere questo momento con la consapevolezza che fa parte di qualcosa di più ampio della nostra vita, sapere che è un ciclo, si sta aprendo una realtà nuova e una sta morendo dentro quella nuova. Ogni vita è fatta di cicli, è la storia umana. Mentre delle storie stanno cadendo delle foglie stanno nascendo.

Non fate l’errore di stare dentro questo momento della Storia, come se fosse la fine del mondo, senza vedere una prospettiva di rinascita. E’ importante rendersi conto che un nuovo mondo sta nascendo. Ma cosa ci sarà al di là?

Non mi interessa il nuovo mondo, lo vedremo solo in ritardo. Mi interessa scegliere chi essere.

Quando sono in difficoltà io mi fermo sempre, non mi aggrappo al futuro, il futuro è questo istante, siamo seduti sul futuro. Quando sono in difficoltà mi fermo e mi dico “qualsiasi cosa accadrà non mi cambierà la vita”, nulla esterno a noi cambierà la vita. Io so che il mondo sta cambiando e so che mi offrirà le sue occasioni.

Scegli chi essere, cammina navigando a vista, un passo alla volta, il mondo si forma nelle incertezze, nelle paure. Nessuno sa la vita che sta facendo, lo saprà solo dopo, quindi invece di attaccarci a quello che accadrà, scegliamo chi essere, come vivere questo istante.

La sera o la mattina aprite le finestre, cercate di guardare la vostra alba o il vostro tramonto, cercate di avere fede nella vita, tra qualche mese vi riporterete con voi i ricordi di questo momento e quando metterete gli occhiali, dietro quelle lenti avrete il vostro passato. Riuscirete a vedere le occasioni perché le vostre lenti non saranno sporcate dal vostro panico. Ma dietro queste lenti, le lenti del virus, voi vedrete l’occasione e vi diranno “cosa fai a vedere l’occasione dopo quello che è accaduto”. Ma io mi ricordo le mie meditazioni, mi ricordo i miei figli, il libro che ho scritto.

Quello che sta accadendo non lo dovete subire e così sarete liberi da quello che sta accadendo. Dopo tutto ciò il mondo vi offrirà delle occasioni, chi è riuscito a meditare e non caderci dentro le vedrà. Chi è stato dentro il problema non le vedrà perché anche se passeranno le occasioni sarà ancora immerso nel suo problema.

La psicoterapia rende flessibile la mente

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la psicoterapia rende flessibile la mente
la psicoterapia rende flessibile la mente

La psicoterapia rende la mente flessibile

Pensa a come abbiamo costruito la società sulla perfezione. Si pensi per esempio a quei test necessari a entrare in medicina. Dei test che misurano la sapienza delle persone, il quoziente intellettivo. Test che misurano la perfettibilità delle persone. Oppure a quanto cibo abbiamo buttato via perché non perfettamente sano sulla carta. Tutta un’economia e tutta una società basata sulla carta, sul giudizio sociale. Carta sul giudizio della gente, carta sul giudizio sul cibo. La ricerca della perfezione pura. Poi la vita ha detto che invece non è così, la vita è un’altra cosa. Accade un virus e mette in ginocchio tutta la nostra rigidità. Quella perfezione non ci aveva portato a essere persone intelligenti, non una società intelligente, ma una società estremamente poco resiliente, poco flessibile. Una società che muore nella sua incapacità di accettare la propria imperfezione.

Ecco, questa è una mia riflessione che vorrebbe far riflettere ognuno di noi. Di quanto tutti gli accadimenti della vita, che siano essi positivi o negativi, sono proprio ciò che ci rende più flessibili. Cerchiamo di non giudicare questi accadimenti, proviamo a onorarli e a cogliere uno spunto costruttivo.

Vedere il mondo con altri occhi con la psicoterapia

Anche in questi giorni così duri, proviamo a riflettere su cosa esattamente ci fa più paura, accogliamo la sensazione dell’incertezza. Una signora pochi giorni fa mi ha detto di aver molta paura del virus che sta circolando e riflettendo sul motivo di quella paura, piano piano, abbiamo scoperto insieme che si trattava in realtà della paura di non aver mai vissuto. Di aver rincorso per molto tempo cose non essenziali. Ecco, cogliamo l’occasione per far diventare questo periodo un’occasione per capire che non è sempre necessario rincorrere la perfezione o degli obiettivi che non ci appagano davvero. Questo periodo può cambiarci nel profondo e guidarci verso una conoscenza più intima di noi stessi.

Un percorso di conoscenza di se stessi è il senso stesso della psicoterapia. Sì perché la psicoterapia rende il cervello flessibile, non è certo una soluzione al mondo, ma è un modo di camminare nel mondo, è un modo di vedere, di riflettere. Questo è il senso della psicoterapia. Non risolvere un problema, ma creare un cervello in grado di non cadere in quel problema.

 

Le mie psicoterapie

psicoterapia a Brescia e in tutta Italia
Psicoterapia: un nuovo modo di guardare il mondo

Sono specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale, che viene definita come uno dei trattamenti elettivi, attendibili ed efficaci nel trattamento di attacchi di panico, ansia generalizzata e fobia sociale. Mi avvalgo di interventi di Psicoterapia Ipnotica Eriksoniana e di Riprogrammazione Mentale.

Qui puoi leggere in cosa posso aiutarti

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Fermarsi per ripartire

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fermarsi per ripartire e dare inizio al cambiamento
fermarsi per ripartire e dare inizio al cambiamento

Uno stop obbligato che ci spinge a riflettere

Mi viene in mente una persona che va in autostrada ai 300 all’ora e in realtà non ha un problema, niente che non siano avvenimenti normali della vita. A un certo punto però prova paura per qualcosa e inizia a frenare. Frena e quella frenata è legata alla sua paura, al suo attacco di panico, al timore del cambiamento e così facendo rallenta tutto.

Non è sempre un male, a volte è anche un bene, ma spetta a noi cercare il bene in tutto ciò. Eravamo arrivati a dei livelli di attivazione, di corsa, infiniti. Nel momento della frenata ci si accorge di quanto si andava veloci, ci si rende conto della propria fragilità interiore, ci si rende conto che non si aveva consapevolezza di nulla, correva e basta.

Ci si rende conto di aver passato molto tempo della propria vita a costruire delle sicurezze, a proteggersi dal mondo perché reputava il mondo qualcosa di pericoloso e pensa di aver trovato qualcosa che lo rendesse immune al mondo esterno.

Sappiamo benissimo che questo non accade, il mondo esterno ci ha fatto riflettere che non siamo onnipotenti, che non siamo proprietari di nulla, e nemmeno di stampare denaro all’infinito.

E’ bastata un’influenza, sono bastate le nostre paure, per fermare tutto.

Un mondo basato sul denaro che non ha mai creato rapporti umani tra le persone, fiducia tra le persone. Tutto orientato a guadagnare di più per spendere di più. I valori umani, le motivazioni, i desideri, i rapporti umani e psicologici erano stati messi in disparte. Si era perso di vista l’essenziale, ciò che realmente conta tra le persone.

Penso che ci sarà una seconda fase di abitudine, dal momento che ci sono persone che lavorano sotto le bombe, non vedo perché non dobbiamo abituarci a questa condizione di cambiamento, di non conosciuto.

Qualche giorno fa ho visto la foto di un frate che era morto di lebbra tra i lebbrosi. Si era donato il mondo perché aveva compreso che si ama se stessi quando si ama qualcuno più di se stessi.

Penso sempre alle chiome degli alberi, mia nonna diceva che se le chiome sono troppo grandi i fiori sottostanti non crescono, c’è troppa ombra, allora ci pensa la natura, crea un temporale e distrugge tutti quegli alberi secolari immensi, non perché è cattiva ma perché vuole che la terra si rigeneri. E così, se faccio un’altra riflessione penso ai ragazzi di oggi che devono alzarsi e lavorare per dare valore a quei pezzi di carta, per reggere il sistema. Il potere è sempre stato in mano a poche persone. Non c’è altro modo di un’epidemia, una guerra, qualcosa che brucia, per dare inizio al cambiamento. Questa è una benedizione per le future generazioni, prima o poi doveva accadere, dei fiori sotto che spingevano e dei fiori sopra che non se ne volevano andare.

 

Fermarsi a riflettere ci aiuta spesso a leggere gli avvenimenti da un altro punto di vista. Letture che spesso la psicoterapia agevola e guida.

Fermarsi e ascoltare il silenzio

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ascoltare il silenzio è psicoterapia
ascoltare il silenzio è psicoterapia

Ascoltare il silenzio è guardarsi allo specchio

Mi trovo all’interno dei boschi di Firenze, sento la vita che pulsa, che si rigenera, è straordinario.

Siamo abituati a starne fuori, mentre in questo momento mi sento proprio immerso in essa. Quando cammini in questi posti te ne puoi rendere conto, è il silenzio che ti permette di entrare in certe dimensioni. Spesso si pensa a cos’è il mondo se non la sua narrazione attraverso un linguaggio, una parola. Ma proviamo per un momento a smettere di usare quel linguaggio, proviamo ad ascoltare il silenzio. Se dovessimo ascoltare il silenzio sentiremmo un altro mondo che non potremmo sentire.

E così mentre cammino lungo questi sentieri incontro un piccolo ruscello d’acqua, l’acqua scorre e non riesco a specchiarmi. D’altra parte non ci si può specchiare nell’acqua che scorre. Ci si può specchiare solo nell’acqua ferma. Questo avviene anche nella psicoterapia, molte persone non si fermano mai, non ascoltano il silenzio. Ma fermarsi è importante per prendere consapevolezza di dove stanno andando. Sono come l’acqua sempre in movimento.

A volte però bisogna fermarsi, non troppo certo, l’acqua troppo ferma stagna, ma il tempo necessario per riflettere. E poi riprendere a vivere. Ci sono momenti della nostra vita in cui è giusto fermarsi, prendere consapevolezza, ascoltare il silenzio, guardare il nostro riflesso in una pozza. Iniziamo a capire dove stiamo andando. Altrimenti succede, come è successo poc’anzi a mio figlio che correva in questo sentiero ed è caduto pensando che non ci fosse nulla. E’ proprio così che accade,

quando non ti fermi sei convinto che la strada su cui stai correndo sia quella giusta.

Ti puoi rendere conto che la strada non era quella giusta quando ormai sei caduto. Ecco perché fermarsi significa mettere in pratica un atto di psicoterapia e penso che la psicoterapia intesa come uno sguardo verso se stessi sia la cosa più essenziale che possa esistere nella nostra vita.

Le persone hanno paura di fermarsi per questo motivo, andare avanti e non pensare a volte può essere comodo. Se ti fermi e ti rendi conto che quel sentiero non va bene, ci vuole coraggio per cambiare strada.

Serve fatica, ma il fatto di fermarsi a riflettere è già un atto di coraggio, la prima consapevolezza di guardare dentro di sè, è già il primo passo su un sentiero nuovo.

3 passi per superare l’ansia

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superare l'ansia
superare l'ansia

Superare l’ansia è una sfida che ci rende liberi

Nella vita di tutti i giorni l’ansia è spesso una presenza costante, a volte ci blocca, a volte ci spaventa e a volte ci sprona a impegnarci di più, a fare meglio, ma come si può gestire? Come si può affrontare e superare l’ansia?

Nelle situazioni che generano ansia spesso proviamo delle sensazioni anche fisiche che creano malessere, a volte non ci è nemmeno chiaro che cosa genera quel fastidio, quel peso sullo stomaco che rischia di bloccarci e farci vedere tutto nero.

Proviamo allora a fermarci un attimo a pensare da dove viene quel malessere. Ecco, la parola chiave è fermarsi. Fermarsi e darsi il tempo per capire, per riflettere, cerchiamo di isolare il problema, capire cosa ci rende ansiosi e pensiamo a perché ci mette in difficoltà.

Fermati, pensa… e agisci

Ecco i 3 passi per superare l’ansia. Non agiamo d’impulso, non lasciamoci trascinare dal momento e nel vortice delle emozioni. Fermiamoci a pensare, respirare, anche assaporare, perché nel momento in cui capiamo che cosa ci da ansia ecco che già riusciamo a vedere le cose da un’altra prospettiva, riusciamo a isolare il problema e ad affrontarlo. A quel punto siamo già liberi. Magari non risolviamo il problema, ma abbiamo compiuto il primo passo.

E siamo pronti per fare anche quelli successivi, uno alla volta.

Per saperne di più

Perché abbiamo paura dei virus?

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La paura dei virus è uno stato mentale
La paura dei virus è uno stato mentale

La paura dei virus è uno stato mentale

Di questi tempi sentiamo molto parlare di virus che stanno scatenando una vera e propria ansia diffusa nella società. Fermiamoci un momento a riflettere sul significato e sui motivi che scatenano questi fenomeni e cosa sta alla base della nostra paura dei virus.

Nella nostra società, in cui tutto sembra sotto controllo, ci spaventa tutto ciò che non conosciamo. Diciamo di aver costruito una società forte, ma cos’è che è forte se ci spaventa tutto ciò che va al di fuori di un confine.

Noi amiamo le risposte, senza renderci conto che le risposte creano delle prigioni e non basteranno mai perché ogni risposta presupporrà il fatto che ci può essere un se. Sono figlie di domande chiuse, di domande che creano schiavitù.

E quindi tutte le volte che si diffonde un virus, che accade qualcosa che non è gestibile, che va al di fuori del nostro confine, che mette a nudo i nostri limiti, non siamo in grado di gestirlo. Non viviamo questi eventi per quello che sono, iniziamo a destabilizzarci, ad allarmarci, a preoccuparci, ad aver paura.

Queste malattie, questi virus o gli eventi della vita ci danno la libertà, ci aprono, sono una crepa, come un terremoto, portano a galla la nostra libertà, mettono in discussione le nostre certezze, ci danno la libertà.

Ma noi abbiamo paura della libertà, abbiamo paura di sapere che possiamo andarcene da un momento all’altro.

Abbiamo paura di sapere che tutto fluisce, che nulla è certo e allora quando la vita si fa vedere nella sua imprevedibilità, noi diventiamo matti. Abbiamo paura che lo straniero ci possa portare via la nostra ricchezza, abbiamo paura dei virus perché ci potremmo portare via la vita.

Passiamo il nostro tempo a voltarci dall’altra parte, a non voler guardare che nulla ci appartiene, che tutto è di passaggio e che non esistono certezze perché accettare questo significherebbe accettare di vivere un modello di vita completamente diverso. E così moriamo nelle nostre certezze, nelle nostre malattie, nelle nostre patologie, quando potremmo invece sapere gestire l’ansia.

La vera patologia non era il virus, era l’atteggiamento mentale che abbiamo avuto verso di lui.

Come le crisi esistenziali umane, le crisi sono delle possibilità di potersi conoscere, del fatto che Dio mischia le carte, permette che il ricco possa diventare povero e che il povero possa diventare ricco. E invece noi non le vogliamo perché mettono in discussione il nostro potere sulla vita. Ecco perché odiamo i terremoti, odiamo i virus e odiamo tutto ciò che in realtà rende viva questa vita.

Siamo vivi quando abbiamo delle preoccupazioni, quando abbiamo incertezze, quando abbiamo paura di perdere colui che amiamo, amiamo quando perdiamo colui che amiamo. E sono proprio questi eventi che ci rendono vivi.