Attacchi di panico

Il dipinto sospeso

Proviamo a pensare agli attacchi di panico come a un quadro appeso nel nostro salotto. Se ne sta là sul muro da tanti anni, quasi ci siamo dimenticati che esiste. Si trova nello stesso punto in cui è sempre stato e in cui sempre sarà.

Un giorno invece, tornati a casa, sentiamo un gran botto e ritroviamo il dipinto a terra. Non c’è nulla che non va nel chiodo e le finestre erano chiuse, quindi non può essere stato il vento.
Il quadro è caduto e basta.

Una volta rimesso al suo posto chi ci da la sicurezza che quel dipinto non cadrà più?

Gli attacchi di panico sono così, come un quadro sospeso.

A volte arrivano in mezzo alla notte, altre mentre passeggiamo per strada. Senza alcun segnale di preavviso, il quadro cade, e il panico arriva.

Di solito dura molto poco, ma fa davvero male. Tutto diventa confuso. Il cuore batte a mille ed è come se ci avessero pugnalato nello stomaco, mentre la paura prende il controllo e ci sentiamo schiacciare.

Quando succede la prima volta si viene tormentati da un pensiero:

“e se dovesse accadere di nuovo?”

così il timore diventa più grande. Una preoccupazione costante che non può far altro che peggiorare le cose.

Non possiamo passare tutta la vita a fissare il quadro in attesa che cada. La terapia ci insegna a tornare alla normalità. A spostare lo sguardo verso ciò che conta e capire che a volte i quadri vanno semplicemente lasciati nel posto a cui appartengono:

in bilico, sui chiodi.

Mentre la vita va avanti e possiamo coltivare la nostra serenità.